Come ogni anno con l’avvicinarsi del Festival della musica italiana, spuntano tanti nuovi nomi tra i più conosciuti della nostra scena musicale. Come lo scorso anno è stata una piacevole sorpresa la scoperta di Lucio Corsi, anche in questa nuova edizione ci sono tanti nomi non ancora conosciuti al grande pubblico e tanti giovani che non vedono l’ora di farsi conoscere.
Tra questi nomi spunta Nayt, nome d’arte di William Mezzanotte, rapper italiano nato ad Isernia, in Molise, il 9 novembre del 1994. Ha passato l’infanzia però nelle periferie di Roma con la madre, e si è avvicinato alla musica giovanissimo, quando a 14 anni comincia a scrivere i suoi primi versi, fino al 2011 quando ottiene la prima visibilità con il brano No Story: da subito per lui il rap rappresenta una valvola di sfogo e salvezza.
I successi prima di Sanremo
Dopo i primi progetti indipendenti e la fondazione dell’etichetta VNT1 Records, Nayt pubblica la trilogia Raptus, Gli occhi della tigre, certificato Platino, e Fame con MadMan, che lo lancia nella scena e che successivamente gli fa ottenere un posto tra i big del genere.
Dal 2020, Nayt ha inaugurato una fase più matura e introspettiva con la trilogia Mood, Doom e Habitat. Qui, il suo rap si è fatto più esistenziale, focalizzandosi sull’ansia, l’identità e l’inadeguatezza, ad esempio in brani come Se ne va e Da zero, permettendogli di ottenere ben cinque album certificati Disco d’Oro e oltre 370 milioni di streaming complessivi.
La sua ricerca della verità interiore e la sua evoluzione tematica sono state anticipate anche dalla sua autobiografia del 2020, Non voglio fare cose normali. Qui mostra la sua voce: diretta, lucida, intima, che lo ha portato a riempire club, scalare classifiche e ottenere certificazioni senza mai adattarsi ai codici dell’industria più appariscente.
Il suo viaggio prosegue poi con l’ultimo album Lettera Q del 2024, con singoli come Se corri in collaborazione con Ernia. La sua evoluzione poi culmina nel brano Un uomo, in cui Nayt mette apertamente in discussione i modelli tradizionali di virilità, affermando che la vera forza risiede nell’abbracciare la propria vulnerabilità.
Pezzo dopo pezzo, il cantante è stato in grado di costruirsi non solo una fanbase che gli ha permesso di esibirsi in ben due concerti nei palazzetti, ma al contempo anche una credibilità nella scena italiana che gli ha garantito grandi featuring.
La svolta di Sanremo
La sua è una presenza che stona e al tempo stesso completa il mosaico del Festival. In un contesto dominato da grandi ritorni e voci pop più tradizionali, Nayt rappresenta un’altra possibilità: quella di una musica che preferisce il sottotono al rumore, il pensiero all’apparenza, la profondità alla scena.
La sua partecipazione al Festival non ha il sapore della strategia commerciale. È piuttosto un atto ponderato, una scelta calcolata nella sua semplicità: portare su uno dei palchi più osservati d’Italia un rap maturo, riflessivo, denso di significato.
Nayt arriva a Sanremo con il peso leggero, ma definito, di chi non deve dimostrare nulla, ma può raccontare molto. Porta la sua verità, la sua misura, la sua intensità. Non è il rapper del clamore. È il rapper dell’ascolto.
Se c’è una cosa certa è che Nayt non snaturerà il suo stile. Il pezzo che presenterà all’Ariston sarà probabilmente costruito attorno a una scrittura precisa, a una melodia pulita e a un’emotività trattenuta che, proprio perché trattenuta, arriva più forte. Non sarà un’esibizione spettacolare, ma una vera immersione.