Torino è una città dalle molte facce, spesso opposte fra di loro anche se perfettamente in grado si vivere armoniosamente insieme. L’altra Torino della quale parliamo è quella che si dipana in una moltitudine di gallerie scavate tra i dieci e i quindici metri sottoterra, nelle viscere della città.

Torino Sotterranea

Nemmeno chi vive a Torino conosce con esattezza la vastità della Torino Sotterranea tanto che si ipotizza che la Torino che si estende alla luce del sole si estenda equamente anche sotto terra.

Passeggiare per questo dedalo di gallerie non è cosa da farsi da soli ma è possibile farlo accompagnati da guide esperte capaci di farvi visitare in sicurezza quello che il ventre di Torino ha da offrirci. Una vera e propria escursione di tre ore, a lume di torce, durante la quale è possibile vedere le catacombe di alcune delle chiese paleocristiane più antiche della città e il suggestivo sepolcro sito sotto la chiesa della Consolata. Le famose cantine sotterranee di Torino (famose perché comunicanti fra loro e dalle quali è pericolosamente facile perdersi fra i cunicoli), gli infernotti barocchi di alcuni palazzi. 

Che cos’è un infernotto? Si tratta di un tipico locale piemontese sotterraneo. Veniva scavato a mano solitamente in arenaria o in tufo, per via della facilità con la quale è possibile lavorare questi materiali. Per alcuni versi simile ad una cantina poiché privo di luce e di ricircolo d’aria, l’infernotto si trova sempre ad una profondità maggiore. A beffa del nome spesso serviva per stoccare ghiaccio e alimenti che non vanno molto d’accordo con il calore. Con il trascorrere del tempo questo locale viene spesso dedicato alla conservazione dei vini. Se in superficie storicamente Torino è sempre stata difesa dalle quattro porte romane e dalla naturale congiunzione fra i fiumi che la attraversano, sottoterra i suoi abitanti hanno potuto contare sulle famose galleria Pietro Micca e sulle ghiacciaie sotterranee di Porta Palazzo.


C’è poi la fortezza sotterranea, la “casa matta” la fortezza Pastiss aperta al pubblico nel 2017 e che i volontari dell’associazione Amici del museo Pietro Micca, ha finito di liberare dalle macerie, rendendola in larga parte visitabile, nel corso del luglio 2020.

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