Raffaello, Giotto, Bernini, Picasso…Roma d’estate è piena di eventi culturali dedicati ai più grandi artisti italiani e mondiali del passato, ma abbiamo mai pensato agli artisti poco conosciuti in Italia? Quelli di cui ogni tanto si sente qualche notizia, ma che poi sono noti solo ai tecnici del settore? Eppure spesso sono loro il futuro dell’arte, anche se come loro contemporanei non siamo in grado di riconoscerli e valorizzarli adeguatamente.
Qui ve ne proponiamo 5 di 5 diversi campi dell’arte.
1. Pietro Roccasalva
Nato nel 1970 a Modica in Sicilia, Pietro Roccasalva vive e lavora a Milano. Artista poliedrico, si serve di diverse tecniche espressive come l’installazione, la scrittura, la performance e il cinema. Ispirandosi a varie fonti, Roccasalva elabora simboli complessi in un’iconografia personale e intricata. Si è parlato di arte enigmatica non riguardo ai soggetti trattati ma perché lo spettatore ha l’impressione di dovere continuamente entrare e uscire dal suo quadro. Ha partecipato alle Biennali di Venezia del 2009 e di Praga nel 2007. Tra le sue opere colpiscono in particolare “La Sposa Occidentale” del 2021, 2023 e 2024, “Come prima, meglio di prima” presentata per la prima volta a Milano nel 2020 e “Chi è che ride” esposta a Lugano nel 2022. Qui lo spettatore, attratto da un’infinita curiosità di esplorare il mondo, cerca di catturare attraverso la sua arte momenti fugaci ma essenziali della bellezza e della condizione umana, ma anche creando trabocchetti e rebus a chi osserva, quasi che con grande ironia voglia prendere in giro lo spettatore o metterlo alla prova: infatti “Chi è che ride” ci fa domandare: di cosa? Ha fatto varie mostre anche negli Stati Uniti – a Minneapolis e a Dallas- oltre che a Hong Kong (2023) e a Londra (2016 e 2018).

Pietro Roccasalva - "Chi è che ride" Fonte foto: atpdiary.com
2. Maurizio Cattelan
Nato nel 1960 a Padova, Maurizio Cattelan si dedica da piccoli alla radiotecnica, assemblando e montando apparecchi radio e televisivi. Si iscrive a un istituto tecnico e fa vari lavori, fino ad essere assunto come infermiere in ospedale. Dal 1982 al 1985 sperimenta elaborazione di immagini con il gruppo Magnetica Attrattive.
L’esordio è nel 1991 a Bologna dove presenta Calcio balilla: un lunghissimo tavolo in grado di contenere 11 giocatori per lato, pronti a giocare al biliardino. In effetti nelle sue opere ci sono spesso eventi con performance, azioni provocatorie, articoli, testi di commento per pannelli e situazioni che prevedono l’happening. Collabora a varie riviste d’arte, tra cui Flash Art. Nel 2017 annuncia il suo ritorno sulle scene dell’arte con un’intervista al Corriere della Sera in cu presenta i suoi lavori dedicati a oggetti d’arredo in collaborazione con Seletti e la sua collaborazione con Toilet Paper, una rivista di immagini fondata con il fotografo Pierpaolo Ferrari. La prossima opera provocatoria sarà prossimamente esposta a New York e sarà simile a L.O.V.E. Si tratta di un’installazione davanti alla Borsa di Milano in cui i manichini di tre bambini impiccati ad un albero di Porta Ticinese hanno l’intento provocatorio di disturbare la visuale di chi guarda in quella zona. Così un passante sale su un albero e taglia le corde che tenevano appesi i tre manichini. Ma subito dopo saranno ripristinati e l’opera resterà intatta per altri 40 anni. Partito dall’esperienza dell’Avanguardismo, Cattelan vuole fondere insieme vita, arte, realtà e fantasia, e anche se sembra attingere dall’avanguardia, in realtà la critica, mostrando l’impossibilità che essa continui nel tempo. Più che avanguardismo, si tratta allora di nichilismo, che inizialmente provoca nello spettatore un sorriso ironico; successivamente, nel momento della riflessione, si scoprono i temi più seri dell’autore, come la morte, il fallimento e il senso profondo della vita. Come tecniche introduce nelle sue opere spesso anche animali imbalsamati o finti, manichini e statue in ceroplastica, auto-raffigurandosi anche in alcune opere, come ad esempio ne “La rivoluzione siamo noi” in cui il manichino appeso a un appendiabiti con la testa molto più grande del corpo (2020) rappresenterebbe l’impotenza dello stesso Cattelan come artista nel fare e nell’essere la rivoluzione stessa.

Maurizio Cattelan - "La rivoluzione siamo noi" Fonte foto: ispeakcontemporary.org
3. Francesca Banchelli
Artista toscana, Francesca Banchelli, che ha approfondito la tecnica all’Accademia di Belle Arti di Firenze, ha conseguito un master alla Central Saint Martins di Londra nel 2010, viaggiando poi a Barcellona, in Cina e in Brasile.
Nel suo studio, immerso nei boschi di Valdarno, in un piccolo borgo sopra Regello, esplora l’arte con la pittura e con la performance, arrivando a ipotizzare una forma di espressionismo onirico, in cui reale e irreale si mescolano in immagini che sembrano emergere dalla propria interiorità. La sua ricerca si basa su tutto ciò che è in divenire, ossia sull’evento inteso come una forza che irrompe all’improvviso, trasformando la quotidianità in una micro società in cui animali, uomini, piante e pietre si creano e si distruggono in una realtà visionaria. E’ il caso della sua opera “Afternoon” presentata nella “Tenuta dello Scompiglio” di Vorno (Lucca) nel 2023, in cui da un pavimento coperto di cenere si elevano in verticale tele con strutture semi architettoniche. Quindi il paesaggio architettonico si forma e si distrugge immediatamente dopo, mentre un suono di sottofondo abbraccia tutte le frequenze. I performer si muovono nell’installazione con ritmi diversi, mentre gli spettatori procedono con un loro passo: tutti questi ritmi, visioni e suoni diversi contribuiscono a rallentare il battito cardiaco, invitando il pubblico a riflettere su un nuovo scorrere del tempo. Ispirata all’opera del filosofo Alain Badiou “L’essere e l’evento” (Mimesis, 2018), l’opera induce lo spettatore a interrogarsi sulle incognite legate all’happening e alle fluttuazioni degli eventi.
4. Sirante
L’arte urbana, che di recente ha avuto un grandissimo sviluppo, si basa su artisti che nascondono la propria identità, non si sa se per provocazione oppure per restare invisibili, misteriosi e privi di condizionamenti rispetto al grande pubblico. Tra di loro c’è senz’altro Sirante, di origini romane e dai cui disegni, affrescati come murales sulle pareti della città di Roma, trapela la forte contestazione politica. Definito da molti come il “Banksy italiano”, riprende le opere classiche con aperture contemporanee e colori trasgressivi. Esemplare è la ripresa dell’ “Incendio di Borgo” di Raffaello, dove i volti dei personaggi sono stati sostituiti con quelli di vari politici come ad esempio Berlusconi e Renzi. Altre sue opere, sempre tratte dall’arte classica, risultano polemiche nei confronti dei totalitarismi e delle principali personalità politiche attuali. Lo smantellamento delle sue opere dai muri cittadini però è avvenuto di recente anche con i suoi affreschi che simulano I Bari di Caravaggio– in cui ci sono anche i volti di Di Maio e Salvini – o San Pietro pentito del Guercino – in cui viene rappresentato il volto di Salvini anziché quello di San Pietro. E’ impressionante il realismo di Sirante, per il quale la strada rappresenta un vero e proprio “museo a cielo aperto” e dove ognuno dei suoi murales ha una targhetta esplicativa, come se si trattasse di una galleria artistica.

Sirante- Murales ispirato a "I Bari" di Caravaggio
Fonte foto: collater.al
5. JR
JR è un artista francese che utilizza la tecnica del collage fotografico per le proprie installazioni di arte pubblica. Cresciuto a Montfermeil con i genitori, Jean René – questo è il suo nome- ha frequentato il Liceo Stanislas e poi si è dedicato alle installazioni urbane in tutto il mondo, da New York a Berlino, Amsterdam e Parigi.
Ha effettuato alcune mostre a Hong Kong, in Cina e in Svizzera; spesso, durante queste mostre, offre ai visitatori il loro ritratto su un poster grazie a una gigante cabina fotografica che li inquadra e li fotografa. Lavora con un team di circa 15 persone tra New York e Parigi. Dalle installazioni murarie prima illegali, JR passa a ritrarre giovani della periferia parigina che saranno esposti dal municipio parigino in modo ufficiale a partire dal 2006. Nel 2007 realizza “Face 2 Face”, in cui espone ritratti giganti di israeliani e palestinesi con i visi sui due lati di un muro di separazione: dalle 8 città di tali paesi li trasferisce poi a Parigi; altrettanto farà a Rio de Janeiro con visi e sguardi di donne della favela Morro da Providencia. Farà poi un film tratto dal documentario intitolato “Women are heroes”. Nel 2011 realizza “Inside Out Project”, in cui dà a ciascuno la possibilità di condividere nelle strade il proprio ritratto e messaggio: perverranno più di 300.000 poster in più di 130 paesi. Nel 2015 girerà il film ELLIS, omaggio agli immigrati di Ellis Island, in cui, ,oltre alla memoria collettiva, c’è una denuncia degli immigrati che ancora oggi cercano le stesse opportunità in tutto il mondo.