Dal 27 giugno al 27 settembre la GAMeC, Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo, e Brightstar promuovono sei appuntamenti speciali alla scoperta di alcuni luoghi storici e iconici della città di Bergamo lungo il percorso espositivo della mostra Seasons dell’artista Maurizio Cattelan (Padova, 1960).

L’itinerario di visita si snoderà tra le quattro sedi del progetto: la GAMeC, l’Ex Oratorio di San Lupo, il Palazzo della Ragione e la Rotonda dei Mille, estendendosi ad alcuni dei quartieri più noti della città, da Borgo Pignolo a Città Alta, fino al centro storico moderno di Città Bassa.

Si tratta di un percorso che intreccia arte contemporanea, contesto urbano e riflessione sociale, e che offre l’opportunità di guardare la città con occhi nuovi, di rallentare il passo e di leggere, attraverso l’arte, le trasformazioni che la attraversano.

Il percorso

Due le proposte di visita, una per adulti e una pensata per famiglie con bambini dai 6 anni, durante le quali i partecipanti, accompagnati dalle educatrici museali della GAMeC, guide turistiche della città, potranno vivere un’esperienza condivisa nello spirito del progetto Il Biennale delle Orobie – Pensare come una montagna, che mette in connessione arte, territori e comunità.

Il percorso ha inizio nella storica sede della GAMeC, uno spazio che prima di diventare un museo d’arte moderna e contemporanea ha subito numerose trasformazioni nel corso dei secoli, da monastero a caserma militare.

La mostra Seasons di Maurizio Cattelan si sviluppa come un percorso visivo nella città di Bergamo che stimola una riflessione sulla ciclicità della vita e della storia, sulle generazioni, sull’ascesa e sulla caduta dei valori e sulle trasformazioni dell’individuo e della società.

Il titolo della mostra è un chiaro riferimento alle stagioni, simboli universali di passaggio e rinnovamento: un invito a riflettere sul divenire del tempo, ma anche un’esortazione a vivere la realtà nella sua complessità e drammaticità attraverso l’arte, che non si limita a rappresentare il mondo, ma lo interpreta, lo problematizza e lo trasforma.

Il percorso espositivo si snoda in quattro sedi e presenta al pubblico cinque lavori: Palazzo della Ragione, in Piazza Vecchia, accoglie November (2023); alla GAMeC, in via San Tomaso, sono esposte Empire (2025), e No (2021); la scultura Bones (2025) è allestita nel vicino Ex Oratorio di San Lupo, mentre One (2025), installazione site-specific prodotta in collaborazione con il Comune di Bergamo, si erge nella storica Rotonda dei Mille, nel cuore di Bergamo Bassa.

Bones (2025)

A giocare un ruolo significativo nel percorso è l’immagine dell’aquila, animale simbolo della montagna e della natura incontaminata, divenuta, sino dall’antichità, espressione di potere, dominio e brama espansionistica. Allestita nell’Ex Oratorio di San Lupo, presenta l’aquila nella sua forma più pura e vulnerabile: il suo corpo giace a terra con le ali spiegate, come un’icona di sconfitta, un emblema di potenza, sovranità e autorità, evocando la crisi dei valori imperiali e la rottura di un legame con i ritmi della natura.

Il materiale nobile con cui è prodotta, il marmo statuario Michelangelo, utilizzato da secoli per celebrare trionfi e immortali virtù, viene ora impiegato per cristallizzare un momento di caduta, rendendolo eterno e quindi ineludibile.

La scelta del luogo espositivo non è neutra: un tempo sede cimiteriale, l’Oratorio di San Lupo è infatti da secoli uno spazio di liminalità: fra vita e morte, fra pubblico e segreto, fra devozione e oblio.

Empire (2025)

Il secondo lavoro prodotto per la mostra è un’opera composta da un mattone di terracotta su cui è incisa la parola “EMPIRE”, che richiama immediatamente l’idea di potere, dominio e costruzione di strutture, è intrappolato in una bottiglia di vetro, a suggerire un potenziale atto di ribellione che non riesce a prendere forma, un desiderio di rottura che non si compie, una rivoluzione senza esito.

L’opera mette così in scena un conflitto tra forza e fragilità, tra volontà e limite, in una riflessione sul fallimento delle utopie e sull’inazione che paralizza.

No (2021)

Il terzo lavoro nasce dalla rielaborazione dell’iconica scultura Him (2001), in cui Maurizio Cattelan rappresentava Adolf Hitler inginocchiato in preghiera, con il volto rivolto verso l’alto in un gesto ambiguo, tra supplica e finzione. La figura, modellata con fattezze infantili, evoca a prima vista l’immagine innocente di un bambino, generando un cortocircuito visivo ed emotivo nel momento in cui lo spettatore riconosce l’identità del soggetto.

Comprendo il volto del soggetto, No interrompe il circuito del riconoscimento visivo, negando al volto la possibilità di diventare icona. L’occultamento diviene il fulcro dell’opera: il sacchetto non è solo un atto di censura, ma un dispositivo che sposta il focus su ciò che non si mostra, che diventa più inquietante di ciò che si vede.

November (2024)

Una scultura che stimola una riflessione sul nostro rapporto con la marginalità, la giustizia, la decadenza, ma anche sul senso di libertà che, talvolta, i più deboli e vulnerabili possono incarnare.

Realizzata in marmo statuario Michelangelo, la scultura raffigura un senzatetto sdraiato su una panchina, con i pantaloni slacciati, in un momento di estrema vulnerabilità.

Il volto è quello di Lucio, amico e storico collaboratore di Maurizio Cattelan; un omaggio che introduce nell’opera una dimensione intima, mettendo in luce il legame tra l’artista e il suo soggetto, ma anche il tema universale della marginalità sociale.

One (2025)

Si tratta di un’installazione ideata da Maurizio Cattelan per la Rotonda dei Mille, uno dei luoghi più noti di Bergamo Bassa.

Sulle spalle di Garibaldi Cattelan posiziona un bambino che, con le dita della mano destra, mima una pistola: un gesto ambiguo che oscilla tra il gioco infantile e un accenno di affermazione, resistenza o potenziale ribellione, ma che può anche essere letto anche come un tentativo di interrogare le responsabilità delle nuove generazioni di fronte alla memoria e alle contraddizioni della storia.

L’opera propone così una riflessione aperta su cosa significhi oggi essere eredi di valori e ideologie che hanno costruito una nazione, e invita a riflettere su quale tipo di “unità” sia ancora possibile.

You May Also Like

Amore e Psiche: un viaggio nell’abbraccio dell’opera di Canova

Amore e Psiche è custodita nel museo più famoso della città di Parigi, quest’opera riscopre l’amore e gli infiniti attimi che fanno grande questo sentimento.

La top ten delle dieci opere d’arte italiane più famose al mondo

Una classifica, tra risate e meraviglia per un ripasso delle dieci opere d’arte che ci hanno reso celebri in tutto il mondo.

Le 5 opere sulla libertà

La libertà è un concetto che ritroviamo spesso espresso nelle opere d’arte, da quelle storiche a quelle più contemporanee. Vediamone alcune.

La persistenza della memoria di Salvador Dalí

Che Salvador Dalì fosse un genio del surrealismo non è un segreto. Ma cos’hanno di particolare i suoi dipinti? Analizziamo La sua persistenza della memoria.