Continuano a Palazzo Cipolla al Museo del Corso gli eventi dedicati ala cultura e all’arte del Novecento: dopo la mostra “Picasso lo straniero”, ora è la volta di Salvador Dalì, considerato non solo come un eccentrico artista spagnolo, bensì come profondo ammiratore della cultura pittorica europea, dei predecessori come anche dei suoi contemporanei più famosi, che lui conobbe e ammirò, recuperando alcuni tratti tecnici o distanziandosene.
Infatti nelle 60 opere circa presenti, corredate da fotografie e materiali audiovisivi, in esposizione fino al 1° febbraio 2026, viene evidenziato il suo rapporto in particolare con Picasso, Velazquez, Raffaello, Vermeer. Curata da Carme Ruiz Gonzalez e Lucia Moni, diretta da Montse Aguer, Direttrice dei Musei Dalì, questa mostra ha visto la collaborazione di prestigiose istituzioni internazionali, come il Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofia, il Museu Picasso de Barcelona, la Fundaciò Gala-Salvador Dalì e le Gallerie degli Uffizi.

L'ascensione di Santa Cecilia alla mostra di Dalì
Il rapporto con Picasso nella mostra di Dalì
La decisa volontà del pittore di “diventare un classico”- come dichiarava già negli Anni Trenta– lo portò a studiare, riflettere e a recuperare le tecniche dei suoi quattro grandi modelli, ma anche a confrontarsi con i suoi contemporanei. Le sale iniziali, infatti, sono dedicate al rapporto di stima ma anche critico e di confronto con Pablo Picasso, che incontrò sia a Parigi nel 1926 che a Barcellona nel 1951. La stima per lui e per le sue tecniche continua inalterata nel tempo, ma la profonda conoscenza che ne deriva gli permette di confrontarsi, rifiutarlo e superarne l’arte, per poter definire la propria arte pittorica, gli intenti e le innovazioni che la caratterizzano. Così, mentre Picasso è ormai all’apice del suo successo, Dalì, ancora quarantenne, reinterpreta e reinventa alcune delle sue composizioni: le forme monumentali e dinamiche del primo, diventano forme rigide piene di densità e di gravità – come avviene in Natura morta del 1923 o in Venere e il marinaio del 1925.

Velocità della Madonna di Raffaello alla mostra di Dalì
La tradizione nella mostra di Dalì
Dagli Anni Trenta in poi, il pittore spagnolo si confronta con i maestri per lui storici e imprescindibili, ossia Vermeer, Velzquez e Raffaello. Ne deriva una “Tabella comparativa” a cui seguono i suoi “50 segreti magici per dipingere”: qui gli accorgimenti teorici e tecnici su come dipingere sono corredati da disegni, bozzetti e materiali originari che rivelano la sua evoluzione artistica. E’ qui che avviene il passaggio dalla formazione accademica alla sperimentazione verso l’attualità. Ispirato a Velazquez è ad esempio Las Meninas, riprodotta in versione stereoscopica. Di Vermeer studia La merlettaia che riproduce secondo la fase “mistica nucleare”, ossia scomponendola in corni di rinoceronte definiti come spirali logaritmiche perfette. Infine di Raffaello studierà l’Autoritratto, effettuandosene un per se stesso definito “Autoritratto con il collo di Raffaello” o scomponendo l’ Ascensione di Santa Cecilia in curve logaritmiche a forma di corni di rinoceronte. Da qui le Allucinazioni raffaellesche, la ricerca della quarta dimensione e le installazioni stereoscopiche con cui reinterpreta l’arte del Maestro creando interferenze visive che esistono solo nella mente e nello sguardo dello spettatore, ma non nella realtà.

Tabella comparativa alla mostra di Dalì
Ma allora Dalì è davvero riuscito a “diventare un classico” nella moderna accezione che intendeva lui? Per saperlo è opportuno andare a visitare questa mostra, che ci svela i suoi segreti ma anche il suo incanto di fronte ai classici!