LE PORTE DELL’INVISIBILE. Kandinskij, Klee, Malevič alla luce del pensiero di Pavel Florenskij”  è il titolo dell’esposizione che si terrà all’interno di Palazzo Magnani a Reggio Emilia, dal 14 novembre prossimo sino al 14 marzo 2027.

La mostra vuole porre l’accento sulla ricerca spaziale delle avanguardie astratte storiche, riferendosi al pensiero di Pavel Florenskij (1882-1937) scienziato, filosofo, matematico e teologo, forse poco conosciuto in occidente, ma definito “il Leonardo russo” per le idee innovatrici, volte a cercare un denominatore comune tra le  indagini scientifiche e i nuovi linguaggi dell’arte, tesi al superamento del naturalismo e della rigidità espressiva della geometria euclidea. “Per il pensatore russo, la realtà ordinaria tridimensionale è una visione parziale: le cose possiedono uno spessore temporale e appartengono a una quarta dimensione che l’arte ha il compito di rivelare

Sono anni di grandi scoperte nel campo della scienza, quelli dell’inizio del secolo scorso, di nuove prospettive quali la  teorie della relatività di Albert Einstein, le geometrie non-euclidee di Bernhard Riemann e la matematica dell’infinito di Georg Cantor ma anche delle esperienze espressive del “Blaue Reiter” fondato da Kandinskij e Franz Marc nel 1911, o più tardi, della scuola multidisciplinare tedesca del Bauhaus (1919-1933) di cui anche Kandinskij ha fatto parte, o delle sperimentazioni di design dell’avanguardia russa dello VCHUTEMAS (1920-1930).ù

le porte dell'invisibilità

La mostra

È questo l’ambito, ricco di fermenti costruttivi e innovativi, che la mostra a Reggio Emilia si propone di esplorare e presentare al pubblico, lasciando che tre dei protagonisti e le loro opere dialoghino e si confrontino con altri autori e con il loro tempo.

Vasilij Kandinskij (1866-1944) nel suo astrattismo cromatico che sfocerà nelle geometrie di piani e forme che intersecano lo spazio pittorico. Lo spazio non oggettivo e favolistico delle elaborazioni di Paul Klee (1879-1940) e la visione suprematista di Kazimir Malevič (1879-1935) e di altri artisti russi, in parallelo con la grande tradizione delle icone di cui è presente una selezione dal XV al XVIII.

le porte dell'invisibilità

Curata da Roberto Cresti, Emilio Ferrario e Valentina Parisi — affiancati da un comitato scientifico composto da John Bowlt, James Bradburne, Silvia Cavalchi, Luigi Grasselli e Nicoletta Misler — l’iniziativa si configura come un imponente progetto di ricerca, un viaggio immersivo alle radici della grande rivoluzione artistica e scientifica del primo Novecento.

Di rilievo fondamentale è la collaborazione con l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN), che ha portato alla realizzazione della sala immersiva Curvare lo spazio. Attraverso questa installazione, il pubblico potrà visualizzare fisicamente l’idea florenskiana per cui lo spazio non è un vuoto inerte, ma un campo di forze modellato e curvato dalle masse che lo abitano.

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