Attrice, autrice e volto amatissimo del teatro e della televisione, Maria Bolignano ha saputo costruire negli anni una carriera ricca di successi, distinguendosi per la sua comicità intelligente e mai banale. Dal cinema d’autore alle commedie più popolari, fino alla lunga collaborazione con la Rai e ai progetti teatrali che l’hanno resa protagonista della scena napoletana e nazionale, l’attrice e sceneggiatrice continua a sorprendere con la sua capacità di unire leggerezza e profondità.

Oggi torna in teatro con un nuovo spettacolo da lei scritto e interpretato, Le Pornoprecarie – OnlyFals, in scena al Teatro Cilea di Napoli il 10, 11 e 12 ottobre, una commedia che affronta temi attualissimi come il precariato femminile, l’impatto dei social e il concetto di emancipazione, sempre filtrati da una lente comica e brillante.

Abbiamo incontrato Maria per parlare del suo personaggio, del lavoro di scrittura e di ciò che il pubblico troverà sul palcoscenico.

Le Pornoprecarie – OnlyFals è una commedia che affronta temi attuali come il precariato e le piattaforme online: com’è nata l’idea di scriverla?

L’idea della commedia nasce 10 anni fa, quando OnlyFans non esisteva ancora. Mi colpì però una notizia al telegiornale: si raccontava di una donna di mezza età che, trovatasi senza lavoro, aveva deciso di buttarsi nel mondo delle escort online con discreto successo.

A me non interessava tanto parlare della questione escort (che all’epoca era anche abbastanza superata), però mi interessava l’idea di trattare del precariato femminile in età avanzata e, contemporaneamente, trattare la sessualità “agè” dal punto di vista femminile.

Il sottotitolo, che fa riferimento alla famosa piattaforma OnlyFans, è stato aggiunto dopo grazie anche all’intuizione del mio produttore Rino Pinto, dopo che gli raccontai il soggetto della commedia.

Lo spettacolo parla di emancipazione femminile in maniera ironica e mai scontata: quale messaggio principale vuole arrivare al pubblico?

Non so se esista un solo messaggio. La commedia fornisce tanti spunti di riflessione: dal problema della solitudine alla dipendenza economica. Si parla di libertà sessuale, ma anche e soprattutto di riscoperta della propria femminilità.

maria bolignano

Maria Bolignano

Si mettono alla berlina tutti gli stereotipi di genere: a volte calcandoli, altre dissacrandoli. Ogni volta che la leggo trovo qualcosa di nuovo. Eppure sono l’autrice, le cose dovrebbero essere già chiare, e invece. . .diciamo che attraverso la commedia riscopro anche me stessa.

Nel testo si ride molto ma ci sono anche spunti di riflessione forti. Quanto è difficile mantenere questo equilibrio tra comicità e profondità?

Non è molto difficile se è una cosa che ti appartiene. Io cerco sempre la leggerezza, la interpreto, ma chi mi conosce sa che la mia ricerca del profondo è una costante. Scavo, scavo e chissà. . .

Mina, il personaggio che interpreti, è una donna separata, ossessiva e piena di nevrosi: in cosa ti assomiglia e in cosa è lontanissima da te?

Solitamente, per il mio fisico du rôle ho sempre interpretato nelle commedie il ruolo di carnefice. Stavolta, che la commedia me la sono scritta da sola, ho deciso di essere una vittima: vittima della solitudine, vittima degli uomini, vittima del precariato, vittima di una cultura che ha sempre vietato alla donna di poter accedere agli stessi piaceri dell’uomo senza sentirsi in colpa.

maria bolignano

Maria Bolignano

Quanto mi somiglia? Il divertimento per un attore è sicuramente interpretare un ruolo lontanissimo da sé, ma è anche vero che qui sono anche l’autrice, quindi qualcosina (ina, ina) ci sarà. A prima vista, non mi riconosco per niente in Mina: non sono nevrotica, sono felicemente sposata, ho un lavoro che amo, mi mantengo da sola e potrei continuare all’infinito svelando tutti i miei segreti più intimi. Però, in fondo nel mio inconscio, ci sarà qualcosa del mio personaggio che risuona. Altrimenti, non sarebbe nato.

Tra ordine maniacale, il gatto “custodito come un figlio” e la vita stravolta, Mina è un concentrato di fragilità e forza. Come hai costruito questo ruolo?

Il personaggio è venuto da me per farsi raccontare. Non so come succede ma è così. Io incontro tanta gente e ascolto con molta attenzione quello che mi accade intorno. Semino dentro di me e poi, ad un certo punto, raccolgo.

Condividi il palco con attrici amatissime come Nunzia Schiano e Yuliya Mayarchuk: che tipo di alchimia si è creata tra voi?

Nunzia Schiano per me è una sorella. Detto questo sul palco non c’è neanche bisogno di parlare, basta guardarsi. Un grande talento.

Con Yuliya Mayarchuk è un’amicizia più recente, ma subito è scattata la scintilla. La trovo una donna di un’intelligenza e una sensibilità rare.

Da autrice e attrice, cosa ti affascina di più: scrivere i personaggi o interpretarli?

Io non mi definisco un’autrice di professione. Scrivo quello che non mi viene sottoposto da attrice e che invece mi piacerebbe fare. Mi piace raccontare storie, da attrice o da autrice poco importa. Sicuramente mi intriga molto confrontarmi con testi altrui, perché entrare nella testa e nel cuore degli altri è il mio lavoro principale.

Se dovessi descrivere Le Pornoprecarie con tre parole chiave per convincere chi ancora non ha deciso di venire a teatro, quali useresti?

Ritmo, risate, coinvolgimento.

A ottobre si va a teatro

Con la sua sensibilità e la sua innata verve comica, Maria Bolignano porta sul palco una storia capace di far ridere e riflettere, restituendo al pubblico uno spaccato ironico ma concreto della nostra società.

L’appuntamento è al Teatro Cilea di Napoli, il 10, 11 e 12 ottobre, per scoprire insieme a Mina, Rosaria e Katerina che l’emancipazione femminile non è fatta di “like” e mutandine online, ma della libertà di essere se stesse, senza compromessi.

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