Da quasi dieci anni, con la rivoluzione imposta da Spotify e altre piattaforme streaming sul mercato musicale, è cambiato radicalmente anche il modo in cui gli artisti riescono a guadagnare con la propria arte.

L’avvento dello streaming è sembrato fin da subito una forma di democratizzazione del mercato musicale: anche gli artisti emergenti potevano finalmente far sentire la propria voce, trovando in Spotify uno dei principali megafoni a disposizione. Una vetrina che, almeno in apparenza, permetteva di raggiungere il pubblico senza passare necessariamente dai talent show e dalle logiche tradizionali dello show business.

Ma come già accaduto per altri media in cui chiunque poteva caricare la propria musica, come Youtube e SoundCloud,  essere presenti su Spotify non significa necessariamente riuscire a guadagnare dalla propria musica. Quanto basta, oggi, essere ascoltati per riuscire a vivere di musica?

Secondo le stime il colosso di Ek paga in media tra gli 0,002 e 0,005 dollari a stream, ma questo è un dato orientativo basato su alcuni calcoli e non sono mai state confermate dai piani alti di Spotify: quindi in realtà non c’è una tariffa di conversione fissa!

Altro mito da sfatare è quello secondo cui Spotify paghi direttamente gli artisti, in realtà le royalties vengono inviate ai detentori dei diritti musicali che poi pagano gli artisti.

Per questo motivo non si può parlare di pagamento tramite stream e i numeri che circolano online sono solo stime in base al pagamento finale diviso il numero di stream totali.

Come funziona la retribuzione delle royalties con Spotify

Prima di tutto, è necessario chiarire quali ascolti vengano effettivamente conteggiati ai fini della remunerazione. Su Spotify, uno stream viene registrato quando un brano viene ascoltato per almeno 30 secondi, mentre, per generare royalties registrate a livello di singolo brano, è necessario raggiungere almeno 1.000 stream nei 12 mesi precedenti.

Una soglia che esclude dalla ripartizione dei ricavi molti artisti con un pubblico ridotto. Queste dinamiche contribuiscono anche a influenzare le scelte compositive: intro sempre più brevi, ritmi immediatamente riconoscibili e ritornelli anticipati, nel tentativo di catturare l’attenzione dell’ascoltatore fin dai primi secondi.

Per capire quanto guadagnano gli artisti dallo streaming, bisogna poi distinguere due tipologie di royalties.

Le prime sono le royalties di registrazione (recording royalties), legate alla registrazione sonora del brano e destinate generalmente a etichette discografiche o distributori, che provvedono poi a corrispondere le somme dovute agli artisti secondo gli accordi contrattuali.

Le seconde sono le royalties editoriali (publishing royalties), legate invece alla composizione musicale e al testo: spettano agli autori, ai compositori e agli editori musicali, secondo i rispettivi diritti e accordi

Secondo un report, pubblicato in occasione dei vent’anni di vita di Spotify, è stato dichiarato che il colosso dello streaming versa circa 2/3 dei propri ricavi alle etichette discografiche per il pagamento delle royalties, questi ultimi poi in base al contratto stipulato con l’artista pagano una certa somma. Il funzionamento è simile anche per gli artisti indipendenti anche se hanno il vantaggio di mantenere una quota maggiore dai ricavi senza passare da un’etichetta. Un vantaggio che, tuttavia, non garantisce guadagni elevati: gli introiti dipendono dal numero di ascolti, dalla quota di stream raggiunta rispetto al totale della piattaforma e dagli eventuali costi e accordi con gli intermediari.

Quanto guadagna un’artista con Spotify?

Secondo il report Loud and Clear di Spotify, l’artista posizionato al 100.000 posto del ranking guadagna poco più di 7mila euro annui. Una cifra senza dubbio molto modesta che corrispondono all’incirca a 500/600 euro al mese.

Se poi saliamo di classifica solo 13.800 artisti riescono a portarsi a casa un gruzzoletto da 100mila euro annui, ma se contiamo poi altre commissioni e termini di contratto con chi detiene i diritti d’autore possiamo immaginare che la cifra sia anche più bassa.

Più fortunati e bravi invece sono i primi 1500 artisti che, sempre al netto di eventuali accordi, guadagnano annualmente più di un milione di euro!

Nell’olimpo invece troviamo i primi 80 artisti che da soli riescono a raggiungere ben 10 milioni di euro all’anno. Numeri da capogiro riservati solo a una fetta piccolissima di artisti.

Guadagnare solo dagli streaming è quindi molto difficile per un artista, soprattutto se emergente. Per questo, è fondamentale affiancare alla pubblicazione dei brani anche la cura del release aggiunte ad altre fonti di guadagno. Queste possono essere concerti e la vendita di merchandising, ma anche sfruttare i social network per costruire una community e fidelizzare il proprio pubblico.

In definitiva, Spotify rappresenta una vetrina importante, ma la visibilità non basta: trasformare gli ascolti in una carriera sostenibile resta la vera sfida per chi vuole vivere di musica.

 

 

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