È una di quelle notti che restano nel cuore. Una di quelle in cui capisci che questa squadra non molla mai, che ha dentro qualcosa di speciale. Il Napoli soffre, sbaglia, si rialza, e alla fine vince 2-1 contro il Genoa al termine di una partita da montagne russe. Il Maradona vibra, trema, canta. È una bolgia azzurra che spinge gli uomini di Conte verso una vittoria che vale oro, e che riporta gli azzurri in vetta alla classifica.

Primo tempo da incubo

Il primo tempo è una sofferenza. Il Genoa gioca senza paura, pressa alto, e al 33′ trova il vantaggio con Ekhator, un colpo di tacco che zittisce lo stadio e gela i tifosi. Il Napoli appare nervoso, contratto, smarrito. Lobotka esce per infortunio, Politano stringe i denti ma poi deve alzare bandiera bianca. Conte osserva, digrigna i denti, e prepara la rivoluzione.

La scossa

Nella ripresa entra De Bruyne, entra Spinazzola, e cambia tutto. Il Napoli alza i ritmi, torna a mordere, a crederci. Al 57′, il boato: cross di Spinazzola, mischia furibonda, Anguissa si avventa di testa e la mette dentro! È il pareggio, è la scintilla che riaccende il Maradona. Tutti in piedi, tutti a urlare quel nome che sa di forza e di riscatto.

Da lì in poi c’è solo un colore in campo: l’azzurro. Il Genoa arretra, resiste come può. Ma il destino è già scritto. Al 75′, l’uragano: cross di De Bruyne, sponda di Di Lorenzo, tiro di McTominay respinto e sulla ribattuta, come un falco, arriva Rasmus Højlund! Tap-in vincente, 2-1 Napoli! Lo stadio esplode in un boato che scuote il Vesuvio.

C’è dentro tutto in questa vittoria: l’intensità di Anguissa, la leadership di Di Lorenzo, la freddezza di Højlund, la visione di De Bruyne. E poi c’è Antonio Conte, che con i suoi cambi ribalta la partita e regala al pubblico un Napoli coraggioso, rabbioso, finalmente “suo”. Al triplice fischio, il boato del popolo azzurro è liberatorio. I giocatori si abbracciano, qualcuno piange, qualcuno alza le braccia al cielo. È la fotografia perfetta di una squadra viva, che ha ritrovato il gusto della battaglia e il sapore della vittoria.

Il Napoli vola, ma lo fa con umiltà e fame. Perché le grandi squadre si riconoscono da questo: cadono, ma non restano mai a terra.

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