Con “Segreteria”, brano diventato virale su TikTok negli ultimi mesi, Parrelle si è imposto come una delle voci emergenti più interessanti del nuovo panorama cantautorale italiano.
Dietro il progetto c’è Pierluigi Russo, trentenne campano che, attraverso una scrittura intima e diretta, mescola sonorità, pop malinconico e immagini quotidiane. Dopo l’attenzione raccolta sui social, l’artista ha pubblicato qualche settimana fa Enta, un album che consolida il suo percorso musicale e racconta una generazione sospesa tra nostalgia, relazioni irrisolte e bisogno di autenticità.
Hai rivelato in diverse interviste che il tuo nome d’arte nasce da Via Parrella, la strada dove sei cresciuto, con gli occhi sul Vesuvio. Quanto pensi che il tuo luogo di origine influenzi ancora oggi il modo in cui racconti storie attraverso le tue canzoni?
Le mie origini sono qualcosa che sento in maniera viscerale: se non fossi nato qui in Campania sarei un artista completamente diverso. Mi piace molto giocare con il dialetto, mescolarlo alla lingua italiana, farlo venire fuori all’interno delle mie canzoni anche in maniera inaspettata: sarebbe bello avere molto più rispetto e devozione verso la nostra cultura, perchè unica nel mondo.
Hai iniziato a pubblicare musica dal 2019 e da allora hai esplorato diversi stili e singoli. Come descriveresti la tua evoluzione artistica dall’inizio della tua carriera ad oggi?
Dal 2019 ad oggi sento di aver fatto un percorso di crescita molto naturale, sia a livello artistico che personale. All’inizio ero più concentrato sulla sperimentazione: volevo capire quale fosse davvero il mio suono, quindi ho esplorato stili diversi, cercando di assorbire influenze e trasformarle in qualcosa di mio. Ogni singolo rappresentava quasi una fase diversa del mio percorso. Con il tempo ho iniziato ad avere una visione più chiara della mia identità artistica. Oggi credo che la mia musica sia più consapevole, più autentica e anche più matura nei testi e nelle sonorità. Ho imparato a dare più valore alle emozioni, alla scrittura e alla costruzione di un’atmosfera che possa lasciare qualcosa a chi ascolta.
Hai citato in passato artisti come Francesco De Gregori, The Beatles, Cesare Cremonini e Pino Daniele come influenze formative. In che modo questi riferimenti si riflettono nel tuo modo di fare musica oggi?
Sono artisti molto diversi tra loro, ma credo che proprio questa varietà abbia influenzato il mio modo di scrivere e vivere la musica. Da Francesco De Gregori ho imparato l’importanza delle immagini nei testi e il valore della scrittura autentica; i Beatles invece mi hanno trasmesso la libertà di sperimentare: il fatto di non avere paura di cambiare sonorità, di mescolare elementi diversi e di vedere ogni brano come un mondo a sé. Da Cesare Cremonini prendo molto l’attenzione per le melodie e per la capacità di rendere qualcosa di personale anche estremamente immediato e universale, mentre Pino Daniele rappresenta per me il legame con le radici, con la chitarra, con l’essenza della musica.
Improvvisamente sei diventato virale su TikTok con la canzone Segreteria. Qual è il tuo rapporto con i social?
I social rappresentano uno strumento potente di comunicazione ma anche di divulgazione; oggigiorno con un semplice click la mia musica può arrivare dall’altro lato del mondo: credo che questa sia una delle più grandi conquiste dell’epoca moderna. Non dobbiamo però perdere anche il contatto con la vita reale: lo streaming e le piattaforme digitali non potranno mai battere quella sensazione di avere del pubblico vero, in carne ed ossa ad un concerto, quello è impagabile.
Le tue canzoni trasformano ricordi e sensazioni quotidiane in musica poetica. Quando scrivi un brano, parti sempre da un sentimento o da un’immagine?
Scrivere la mia musica è un viaggio, non sempre in orario e sul binario giusto, ma pur sempre un viaggio: non seguo regole precise, un decalogo di istruzioni. Spesso sentimenti e immagini si fondono e dare vita ad una canzone diventa una necessità, un’urgenza senza cui farei fatica a metabolizzare un’emozione. Credo fermamente che ci voglia coraggio nello scrivere una canzone: sviscerare la propria vita fino a crearne una piccolissima opera d’arte resta ancora, a parer mio, un profondo atto d’amore verso sé stessi.
La scena indie italiana è in continua evoluzione. Come vedi il tuo ruolo all’interno di questa scena e quali nuovi territori musicali vorresti esplorare?
Credo che la musica italiana debba molto alla scena indie contemporanea: artisti come Calcutta, Tommaso Paradiso e Franco 126 hanno rivoluzionato il modo di raccontare la semplicità e l’essenza della vita. Oggi forse è più difficile parlare di indie senza menzionare il mainstream, però mi piacerebbe sicuramente esplorare in futuro altre sonorità, avvicinarmi alla sfera elettronica e pop-punk: mescolare, ma senza snaturarsi.
Se potessi realizzare una collaborazione con un artista che stimi chi sceglieresti e perché?
Mi piacerebbe davvero tanto scrivere una canzone con Tropico: lo reputo, senza alcun dubbio, uno dei più grandi talenti del panorama musicale italiano. Se avessi la possibilità di trascorrere dei giorni con lui in studio, ne gioverebbe sicuramente il mio modo di fare musica.

È appena uscito il tuo album “Enta”. Perché questo titolo e come descriveresti il progetto?
‘Enta’ è un album che nasce dalla paura di diventare grandi: queste canzoni raccontano la mia vita, sono il mio identikit. Ho vissuto l’arrivo dei 30anni un po’ come il 21 Dicembre 2012: ho creduto nella ‘fine del mondo’, ma soprattutto ho creduto di arrivarci completamente impreparato. Scrivere questo disco è stato il mio modo dolce, a tratti irruente, di esorcizzare tutta la paura di sentirsi fuori tempo, fuori posto, inadeguato e inadatto. Dieci canzoni che oscillano tra la bossanova e l’indie-pop che strizza l’occhio al napoletano: ‘enta’ è un disco da ascoltare in un momento di solitudine o in una sera d’estate con i finestrini dell’auto abbassati. E’ un progetto ambizioso, un album diretto, sincero, per piangerci e farci l’amore.
Qual è stata la canzone più difficile da completare e perché?
‘mami’ è la canzone più intima e intensa di questo album e sicuramente anche la più difficile da scrivere; ho deciso di inserirla a metà dell’album, come una specie di canzone ‘spartiacque’, un po’ a segnare ‘il prima e il dopo’ della mia vita. Non è stato facile affrontare alcune vicissitudini del mio passato, ma aver trovato il coraggio di aprire una piccola porticina su questo pezzo di vita mi ha riempito di orgoglio.

Amante della scrittura e del cibo. Scrivo da quando ho memoria, mangio più o meno da sempre. Giornalista Pubblicista dal 2017, con la nascita di Hermes Magazine ho realizzato un mio piccolo, grande sogno. Oggi, oltre a dedicarmi a ciò che amo, lavoro in un’agenzia di comunicazione come Social Media Manager.