È andato in scena venerdì 8 maggio al Teatro Acacia di Napoli Parole di Faber – Il Grande Tributo a Fabrizio de Andrè.

I segni indelebili del concerto

Sono tre i segni indelebili che lascia il concerto. Il primo è quello di essere andato a sentire un gruppo di amici, musicisti con le palle, che ti hanno invitato ad una serata intima, senza che ci fossero barriere di nessun tipo con il solo scopo di omaggiare un grande cantautore. Il secondo è stato andare via dal teatro con la consapevolezza che il tributo a Fabrizio De Andrè sembri ad oggi essere un atto quasi di ringraziamento per tutta la poesia che ci ha lasciato. Il terzo, solo in ordine di numero, è stato questo salutarsi, a fine concerto nel foyer del teatro tra pubblico ed artisti come vecchi compagni che si ritrovano, che da valore ancora di più alla straordinaria performance dei musicisti. I musicisti, appunto. Dal frontman e voce solista Federico Romani “Gig” , ad Andrea Colloredo tastiere e grande fisarmonicista, ed agli altri che forse volutamente, per avvalorare un progetto corale in molte presentazioni ufficiali non vengono pubblicati i nomi, quasi a mantenere il focus sull’atmosfera deandreiana più che su la performance di una super band. 

E forse è proprio questo il segreto di “Parole di Faber”: non limitarsi a reinterpretare un repertorio immortale, ma restituire quello spirito umano e poetico che rende ancora oggi Fabrizio De André così vicino a tutti.

Insomma tra “Bocca di rosa” e “La guerra di Piero” la serata è andata via con le sue intense atmosfere, come un bicchiere di quel whiskey che Fabrizio amava sorseggiare per quel senso innato della convivialità che aveva.

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