Nel corso del tempo le tecniche pittoriche sono andate via, via evolvendo con l’evolversi del pensiero artistico e, successivamente, dell’industria.
Nei secoli passati ogni “bottega” conservava gelosamente i segreti dei pigmenti utilizzati per produrre determinati toni di colore e dei materiali di preparazione sia delle pale di legno dei dipinti per altare, che degli affreschi murali.
L’acquerello
È forse la più antica delle tecniche. Mescolare vari pigmenti naturali con l’acqua era la più semplice modalità per trasferirli su un supporto rigido. Ne sono testimonianze le pitture rupestri dell’età della pietra, le colorazioni dei geroglifici egizi, sino alle miniature nei libri realizzati nel medioevo dai monaci amanuensi. E poi come dimenticare le squisite e delicate realizzazioni orientali o i tenui paesaggi di William Turner.
L’affresco
Anche la tecnica dell’affresco è antica ed è perfino la duratura pratica con la quale già in epoca romana si decoravano non solo gli edifici sacri ma anche le dimore patrizie. Le pitture murarie di Pompei ne sono un valido esempio o tra il 1508 e il 1512, il capolavoro di Michelangelo nella volta della Cappella Sistina. L’affresco consiste nel preparare una parete con due strati di intonaco di cui uno più fine per poi dipingere quando ancora lo strato di malta è ancora fresco (da cui il nome), in modo che la superficie assorba e inconglobi il colore.
La pittura a olio

Se la pittura con legamenti oleosi era già conosciuta fin dal VII secolo, ciò nonostante per molto tempo gli artisti preferirono l’impasto con l’uovo, tipico delle tempere, o con la cera per realizzare le loro creazioni. Solo nelle Fiandre del XV secolo l’uso del colore ad olio diluito con l’essenza di trementina prese piede per le possibilità di lucentezze e velature che la tecnica consentiva. Solo più tardi si passò dalla pittura su tavola al confezionamento di tele montate su supporti lignei e opportunamente preparate. Già Leonardo da Vinci ha sperimentato la sua tecnica dello “sfumato” sovrapponendo vari strati di velature a olio. L’avvento poi nel 1841 dei colori industriali in tubetto ne ha rivoluzionato e velocizzato la pratica pittorica.

Dal ventesimo secolo in avanti anche con l’avvento dei sintetici colori acrilici, a stesura ad acqua, e l’utilizzo di altri, svariati materiali, le varie tecniche pittoriche si sono mescolate, differenziate, sostituite, ripudiate, per dare spazio a nuove creatività e opportunità espressive dell’animo umano.

Dopo aver seguito studi artistici si interessa appassionatamente ad approfondire i meccanismi e l’evolversi della storia dell’arte contemporanea.
Proprio in qualità di critico d’arte e corrispondente, negli anni ’80 e ’90, ha firmato saggi e recensioni per alcuni dei maggiori periodici del settore, tra i quali: Terzoocchio delle edizioni Bora di Bologna, Flash Art di Milano Julier di Trieste ed il genovese ExArte .
Inoltre affiancherà attivamente come consulente la famosa galleria d’Arte avanguardistica Fluxia durante tutto il periodo della sua esistenza.
Ha partecipato all’organizzazione di numerosi eventi, tra i quali l’anniversario del centenario dell’Istituto d’Arte di Chiavari e la commemorazione del trentennale della morte del poeta Camillo Sbarbaro a S. Margherita L.
Nel 2010 pubblica il suo primo romanzo: “La strana faccenda di via Beatrice D’Este”, un giallo fantasioso e “intimista”.
Nel 2018 pubblica il fantasy storico “Tiwanaku La Leggenda” ispirato alla storia ed alle leggende delle Ande pre-incaiche.
Attualmente collabora con alcuni blog e riviste on-line come “Chili di libri, “Accademia della scrittura”,
“Emozioni imperfette”, “L’artefatto”,” Read il magazine” e “Hermes Magazine” occupandosi ancora di critica d’arte e di recensioni letterarie.