Un, due, tre Sanremo! Tutta l’Italia, Tutta l’Italia, Tutta l’Itali-a è sintonizzata sul Festival, secondo i dettami del jingle di Gabri Ponte. “Quest’anno la musica sarà al centro di tutto” ha anticipato più volte Carlo Conti. E che lo benedicano tutte le divinità, diremo a posteriori. La prima serata della 75esima edizione del Festival di Sanremo è filata liscia come l’olio tra braccialetti luminosi stile Coldplay e ritmi serrati. Nessun imprevisto, nessuna caduta, nessuna ospitata per cui desiderare un flash forward disperato. Non neghiamolo: ok la musica, ma saremmo stati felici se ci fosse stato un piccolo, piccolissimo fuori programma, una gossip reference, per cui avevamo preparato abbondanti porzioni di pop corn.
“Non è che stiamo correndo troppo?” dirà Antonella Clerici a metà serata. “Siamo leggermente in anticipo, il che non guasta“. Conti sa che non possiamo prendere ferie tutta la settimana. Lo abbracciamo forte per questo.
Ecco come suonano le 29 canzoni in gara la prima sera del Festivàl.
Gaia – Chiamo io chiami tu
“E mo questa chi è?” la domanda si spreca tra i divani d’Italia di chi non ha mai visto un talent televisivo. La risposta da somministrare è “Quella di Sësso e Samba, Sësso e samba” imitando il compagno di tormentone TonyEffe. Gaia, in realtà, calca il palco dell’Ariston per la terza volta (la prima nel 2021, la seconda lo scorso anno ospite di BigMama nella serata cover). Chiamo io chiami tu ripetuto a ritmo serrato è la formula studiata per ridurti il cervello in poltiglia i prossimi mesi radiofonici. Nonostante ciò, è facile che si confonda nella massa pop attuale.
Francesco Gabbani – Viva la vita
Accantonati pullover arancioni visibili da pianeti di altri sistemi, licenziata la scimmia, Gabbani porta se stesso con una ballad tutta ottimismo e vita. La vedresti benissimo come sigla di una eventuale fiction targata Rai. Crescerà con gli ascolti? Lui pare soddisfatto, dispiace rovinargli il mood alla prima sera.
Rkomi – Il ritmo delle cose
Era Insuperabile (con sua modestia) nel 2022 sullo stesso palco, quando sfoggiava gli addominali e sfidava in flessioni Amadeus. Quest’anno il titolo è un nomen omen, preannunciado l’andamento del pezzo. Ma Rkomi è recidivo: la giacca senza camicia ti fa rimpiangere persino una maglietta della salute. Rintracciato un saliscendi melodico della formula tormentonistica di cui sopra.
Noemi – Se t’innamori muori
Blanco e Mahmood firmano il suo pezzo. Archi, orchestra, voce e presenza ipnotica. Merito del rosso acceso della tinta e non solo. Qualora si avesse bisogno di un manuale di istruzioni per creare un Sanremese, Noemi è pronta a guidarti. Noietta?
Irama – Lentamente
Lui non molla. È sempre qui a Sanremo, in differita con le prove, con il covid, con la ballad strappalacrime e con il tormento che lo accompagna. Sembra stia facendo una cover di Blanco che, guarda caso, firma il pezzo con Michelangelo. “Nera come la tua schiena” non è che la rimpiangiamo, ma perlomeno ai tempi riuscivi a comprendere in che lingua stesse cantando. Logopedista needed.
Coma_Cose – Cuoricini
Da Fiamme negli occhi a L’Addio, raccontano la coppia, i suoi alti e bassi in modo leggero ma mai banale anche se le mossette ingannano. I Coma_Cose li ritrovi in radio ovunque, ogni volta con un pezzo nuovo che ti entra in testa e non ti lascia più. Li canticchi, li ami, finisci per odiarli per poi fare il giro e amarli nuovamente. Stramaledetti cuoricini.
Simone Cristicchi – Quando sarai piccola
Fazzoletti preventivi affianco al divano: gli occhi diventano lucidi già dall’intro. Il testo è di una delicatezza, naturalezza ed impatto emotivo raro. Due forti ed incontenibili applausi durante il brano ed una meritatissima standing ovation finale. Il premio della critica sarebbe già suo. I fazzoletti li abbiamo finiti tutti.
Marcella Bella – Pelle Diamante
Smorziamo l’atmosfera toccante e immaginiamo Marcella Bella che, come ha confidato in un’intervista, prima di salire sul palco, si immagina in un colloquio con un drago sputafuoco. Ok. Accantoniamo l’immagine e sostituiamola con una in egual modo cringe, quella del parterre di femminile di Uomini e Donne over. È il loro inno.
Achille Lauro – Incoscienti giovani
Le tutine le ha riposte nell’armadio. In dispensa le fragole, la panna e pure lo champagne. Grande hype per un nuovo Lauro, senza maschere, quadri e personaggi dalla facile emulazione bowiana. Dall’outfit ti verrebbe voglia di chiedergli un’ordinazione o il conto a fine cena, ma il pezzo è ruffiano, con orchestra che aiuta nell’intento. Il piano e Villa Borghese ricordano Venditti, ma poi si va in autogrill in un peugeot. E non ci dispiace per niente.
Giorgia – La cura per me
Blanco porta la firma del pezzo che segna la quinta volta in gara per Giorgia. Dopo il meritatissimo successo dello scorso anno in una inedita veste di co-conduttrice che le ha spianato la strada verso la conduzione di X-Factor, festeggia i 30 anni di Come Saprei con un pezzo per molti meritevole di podio (ne siamo sicuri? Si rintraccia anche un piccolo plagio di Dalla ma tant’è). La standing ovation, in realtà è un po’ per tutto: per la voce, per la carriera, per l’artista che indubbiamente è.
Willie Peyote – Grazie ma no grazie
Si era aggiudicato il premio della critica Mia Martini nel 2021 con Mai dire mai (La Locura). Di Willie Peyote colpisce sempre la capacità di trovare l’incastro perfetto tra parole e riflessioni. In un’edizione in cui le canzoni parlano di cuoricini e struggimenti amorosi, Willie è la quota politica di quest’anno. Dal folk al soul, un pezzo ben costruito. Ma l’espressione di Luca Ravenna tra i coristi sembra voler parlare per noi e dire bello tutto eh, ma Grazie ma no grazie.
Rose Villain – Fuorilegge
Provate a prendere random un disco urban uscito nel 2024. Troverete 100% un feat. con Rose Villain. Migliaia di stream, pari quasi alle collaborazioni che ha collezionato quest’anno. Rose sale sul palco con un vestito rosso che valorizza il suo fisico statuario e dalla platea si eleva uno spontaneo e sentitissimo “Sì na pret“. Il pensiero va ai non napoletani che solo dopo capiranno il significato. Fuorilegge segue la formula non più tanto segreta che la farà diventare virale su TikTok.
Olly – Balorda nostalgia
Ogni anno è sempre la stessa storia: reso noto il cast, ci sono sempre quei nomi che a scatola chiusa ti fanno dire “lui se la gioca, podio assicurato”. Il perchè di questa certezza infondata non si sa da dove provenga davvero. Saranno quei pezzi che girano bene in radio, la freschezza della sua età e la naturalezza dei testi. Balorda nostalgia te l’immagini a cantarla a squarciagola in macchina con le vene del collo ben in vista, proprio come quelle di Olly. Attenzione. Potenziale podio.
Elodie – Dimenticarsi alle 7
Evidente che abbiano subito provato a silenziare le urla del pubblico alla sua entrata per evitare il Sì na pret bis. Sentivate la mancanza di Davide Petrella annunciato tra gli autori? Eccolo che insieme a Davide Simonetta, altro gettonatissimo autore, regala una hit alla Elodie, pensate un po’, proprio a Elodie. Meno danzereccia delle ultime e infatti ristagna, almeno al primo ascolto, in un limbo tra l’indifferenza e la banalità.
Shablo feat Guè. Joshua e Tormento – La mia parola
Produttore, musicista, manager e dj argentino. Il nome è un mix tra Pablo (vero nome) e sciabola. Ok. Ora che abbiamo capito come si chiama, chi è e perchè è lì, cerchiamo di capire proprio chi sia tra tutta questa gente salita sul palco. Tra le tre generazioni di rap, Tormento ti suscita una balorda nostalgia anni 90. R&b, gospel e soul con un’intenzione più che valida. Meglio astenersi dal giudizio perchè la resa dal vivo non ha reso giustizia.
Massimo Ranieri – Tra le mani un cuore
Se Kekko dei Modà è rotolato giù per le scale e Francesca Michielin ha sfilato al green carpet in stampelle, Massimo Ranieri lo immagini con facilità fare due rampe di scale in triplo salto carpiato con annesse flessioni finali. E infatti alle 23:00 inoltrate scende le scale con l’agilità di un ventenne. Ma chi l’ammazza. Carisma da vendere, supportato da un pezzo gentillmente concesso da Nek e Tiziano Ferro. Premio alla carriera di diritto.
Tony Effe – Damme ‘na mano
Dopo la Dark Polo Gang, i dischi da solista e un’estate di Sësso e Samba Sësso e samba, Tony sconvolge i più: un mese fa ha iniziato a prendere lezioni di canto. Incredibile ed inaspettatissima scelta per uno che di lavoro fa il cantante. Nel tentativo di ripulirsi da accuse di testi misogini (no per carità, lui?) di mostrarsi cocco di mamma (è per lei che è a Sanremo), decide di trasformarsi in una versione cheap e tatuata (anzi no, l’hanno riempito di fondotinta coprente) di Califano. Damme na mano… a stendere un velo pietoso.
Serena Brancale – Anema e Core
Sfacciata come la sua personalità prorompente. Un pezzo che pesca il testo da chatgpt: scrivi una canzone sull’italianità del sud. Nennè piacerà? S’adda verè. cit
Brunori Sas – L’albero delle noci
Il cantautore finalmente arriva al Festival. I calabresi, come se non avessero mai visto un conterraneo sul piccolo schermo, scalpitano da mesi con striscioni, cartelloni fai da te, post su post di supporto. Neanche fosse loro parente. Il suo pubblico è sicuramente oltre regione e questa sera avrà conquistata una buona nuova fetta con la canzone in gara che è un pezzo alla Brunori, niente di più niente di meno con tutti i pro e i De Gregori references.
Modà – Non ti dimentico
Ma che pace vedere che gli anni passano e certe cose non cambiano. I Modà non ti piacevano? Continueranno a non farlo. Durante l’esibizione ti chiedi se Kekko stia soffrendo per l’incidente delle scale o è semplicemente la canzone. Ma, ora siamo sinceri, c’è di peggio in gara.
Clara – Febbre
Bella è bella. Brava è brava. Ma la confonderemmo facile nell’immensa mediocrità del pop attuale.
Lucio Corsi – Volevo essere un duro
La serie Vita da Carlo lo ha catapultato al Festival per finzione e invece ci è finito per davvero. Lucio Corsi è un cantautore raro, anacronistico, fiabesco. Sul palco crea una bolla surreale, magica come il suo mondo, tutto negli anni ’70 con gli assoli morbidi e i vestiti atipici. Lo spirito di Ivan Graziani aleggia felice all’Ariston. “La musica deve prenderci e portarci altrove” ha detto qualche ora prima dell’esibizione. Riesce nell’intento con una semplicità disarmante.
Fedez – Battito
Attendiamo qualche possibile incursione di Corona, pronto a rassicurarlo che le sue confessioni non usciranno da nessuna altra parte se non in un video su abbonamento da migliaia di utenti. Ci avviciniamo allo schermo per analizzare quanto dilatate siano le sue pupille, quanto i passi siano regolari e la sua presenza sia non solo fisica. Il suo battito sarà stato sicuramente accelerato. Il microfono trema, il pezzo si lascia ascoltare come un qualunque altro suo brano fatto e confezionato da una decina di persone. Inevitabile pensare a tutto il polverone gossip sollevato nei giorni scorsi.
Bresh – La tana del granchio
Gioca in casa (è di Bogliasco in provicia di Genova). Ha collezionato platini su platini per un pezzo dedicato alla sua squadra del cuore, il Genoa. Pezzo che non grida al capolavoro, ma già sai che te la ritroverai a cantare con tutto il pathos richiesto.
Sarah Toscano – Amarcord
Da Amici a Sanremo il passo è breve, ma impegnativo. 19 anni e tanto da dimostrare. Lo fa vestita da una qualunque superstar del k-pop. Il pezzo sarà radiofonico. Per non dire altro.
Joan Thiele – Eco
Madre milanese, di origini napoletane, padre svizzero di origini colombiane. La ragazza nasce da un mix di culture da cui, inevitabilmente, eredita un’identità e talento fuori dal comune. Oggi ci porta in un’ambientazione cinematografica, tra i bang bang sussurrati in un possibile saloon western. Crescerà con gli ascolti, come i migliori critici cheap affermeranno.
Rocco Hunt – Mille vote ancora
Non contento di essere in ogni stagione radiofonica, sanremese e non, ci propone una canzone dal forte potere evocativo partenopeo (originale eh?). L’odore del caffè che già cantava in Nu Journo Buono, la mancanza di mammà per conquistare i fuorisede, chi lavora lontano da Napoli, chi è nostalgico. Tematiche a cui nessuno, ma proprio nessuno avrebbe mai pensato. Nolente o dolente quel Mille vote ancoooora ti frulla in testa nei minuti successivi. Sempre per la formula tormentonistica di cui sopra.
Francesca Michielin – Fango in paradiso
Il pop intimo e sentito, cantato e urlato, ti fa quasi dimenticare l’incidente. La Michielin porta la sua personalità versatile, provando a sporcare il suo lato perfettino.
The Kolors – Tu con chi fai l’amore
È l’una inoltrata. Senti nominare Davide Petrella per l’ennesimo tormentone estivo che pensi non abbia più impatto sulle tue orecchie. No questa sera non lo avrà. All’ascolto di “andiamo a Mykonos, in un rendez vous” si genera un eyeroll collettivo. Ci vediamo al villaggio turistico quest’estate.
Una serata da fazzoletti alla mano in più momenti. Su tutti, quello della chiusura alle ore 01:15, persino in anticipo rispetto alla tabella di marcia. La top 5 decretata dalla sala stampa in ordine random vede pronostici avverati e piacevoli sorprese.


Laureata in marketing e masterizzata in comunicazione e altro che ha a che fare con la musica. Fiera napoletana, per metà calabrese e arbëreshë, collezionista compulsiva di vinili, cd o qualsiasi altro supporto musicale. Vanto un ampio CV di concerti e festival.