Tornare nell’universo di “Cime Tempestose” significa immergersi in un tempo sospeso, dove l’amore e l’odio si confondono e la memoria si fa carne. Per Martina Badiluzzi, che porta in scena il capolavoro di Emily Brontë con un adattamento teatrale visionario, questo viaggio è anche un ritorno a casa. Ma in una casa che non è solo rifugio: è un campo di battaglia, un luogo infestato dai fantasmi del passato.
Lo scheletro di una casa domina il palco del Teatro Piccolo Bellini, con il suo tetto sfondato e la neve che si insinua tra le crepe e cade in cumuli sul pavimento. La scenografia crea uno spazio al tempo stesso materiale e onirico, un dentro-fuori che è metafora perfetta per la storia raccontata. Qui si muovono Cathy (Arianna Pozzoli) e Hareton (Loris De Luna), ultimi discendenti di un’eredità emotiva fatta di dolore, desiderio e vendetta. Forse non molti ricorderanno, ma nel romanzo i due giovani si innamorano e trovano conforto l’uno nell’altro nonostante la differenza di status sociale. I due protagonisti sono qui intrappolati tra le rovine della loro stessa genealogia, in un ciclo che sembra impossibile da spezzare.

L’operazione di Badiluzzi è audace: invece di concentrarsi sulla travolgente relazione tra Catherine e Heathcliff, esplora il peso che questa ha lasciato sulle generazioni successive. L’amore tossico e totalizzante dei protagonisti originali si trasforma in una maledizione, un’eco che risuona nei dialoghi tra Cathy e Hareton. Il loro ingresso in scena è quasi un’incursione clandestina: si muovono con cautela, sussurrano all’orecchio, come se stessero invadendo un territorio proibito. Ma più avanzano nella casa, più il confine tra passato e presente si dissolve.
Mente nel romanzo la brughiera è un personaggio a sé, specchio dell’anima tempestosa di Heathcliff, nello spettacolo la natura cede il posto a un’architettura della memoria: la casa si fa luogo mentale, teatro delle ombre di un amore che ha distrutto tutto ciò che ha toccato. La regia insiste sulla prigionia emotiva dei personaggi, che sembrano incapaci di svincolarsi dal ruolo che il destino ha assegnato loro.
Suggestive e intense le interpretazioni di Loris De Luna e Arianna Pozzoli, che in un gioco metateatrale si prendono, si spingono, si arrabbiano, giocano tra loro e con il pubblico. I dialoghi si muovono tra la descrizione e la rievocazione, senza mai esplodere in un vero confronto emotivo. Cathy ed Hareton si raccontano più di quanto vivano, rimanendo avvolti in un’atmosfera di attesa, come se aspettassero un segnale per potersi liberare dal peso della loro storia.
C’è in particolare un momento in cui lo spettacolo si concede una deviazione sorprendente: una scena ironica e immaginifica sulla misteriosa origine di Heathcliff, con due fantomatici genitori: la principessa Gerardina Augusta e il cavaliere Alexander. Qui l’energia si accende, il linguaggio si apre a nuove possibilità e il teatro prende respiro e ci viene mostrato cosa sarebbe potuto essere l’intero spettacolo se avesse osato di più nel riscrivere Cime Tempestose anziché limitarsi ad evocarlo.
Alla fine, Cathy e Hareton lasciano la casa, ma non sembrano aver trovato una vera via d’uscita. Si interrogano sul senso di quel ritorno, sul perché abbiano sentito il bisogno di attraversare ancora una volta le rovine del passato. Ma le risposte restano sospese, come il lampadario pendente sulla scena, ultimo superstite di un mondo che si ostina a non morire del tutto.
“Cime Tempestose” è in scena al Piccolo Bellini di Napoli dal 25 febbraio al 9 marzo 2025.
Studio Cinema e Spettacolo alla Federico II di Napoli. Redattrice cinefila in perenne lotta con film troppo lunghi e trame incomprensibili.