Visionario, esteta, sensibile alle tematiche del vivere umano, Bill Viola (1951-2024), scomparso esattamente un anno fa, il 12 luglio all’età di 73 anni, è stato uno dei maggiori video artisti mondiali.

Courtesy Bill Viola Studio
Con la sua capacità di coniugare i nuovi mezzi d’espressione, quali i video, le videoinstallazioni, le ambientazioni sonore e visuali, con l’amore per l’estetica e soprattutto l’estetica del buddismo Zen, del misticismo cristiano e del sufismo islamico, nonché della visione artistica rinascimentale, insieme a un senso narrativo coinvolgente, hanno fatto sì che le sue creazioni venissero non solo apprezzate ma vissute e sentite emotivamente da un pubblico sempre più vasto e dalla critica internazionale.
Se il suo ruolo nell’affermazione del video come forma d’arte è stato risolutivo anche per la cura dei dettagli, l’utilizzo di tecnologie all’avanguardia e la potenza scenica delle slow motion, il fattore principale della sua fama si deve all’attenzione verso i temi cruciali della situazione umana: la nascita, la morte, la spiritualità il corpo e la presa di coscienza del ruolo che questa razza dominante sul pianeta ha nella sua tutela e nella scoperta delle potenzialità creative e responsabili della natura umana stessa, risolti con uno stile personale poetico e simbolico.
La potenza e l’efficacia delle immagini e degli “ambienti” dell’artista americano rispondono alla sua esigenza di veicolare un messaggio forte e immediato, capace di appassionare e rendere consapevole il fruitore del suo ruolo nel mondo.
Le creazioni di Bill Viola sia video che immersive si trovano oggi a pieno titolo esposte nei maggiori musei di arte contemporanea, con i quali peraltro ha lavorato sin dal 1987: dal Deusche Guggenheim di Berlino al Guggenheim Museum di New York, alla National Gallery di Londra, la Fondacion “La Caixa” di Madrid e la Galleria Nazionale d’Australia di Camberra. Viola ha anche rappresentato gli Stati Uniti alla Biennale di Venezia del 1995.

Dopo aver seguito studi artistici si interessa appassionatamente ad approfondire i meccanismi e l’evolversi della storia dell’arte contemporanea.
Proprio in qualità di critico d’arte e corrispondente, negli anni ’80 e ’90, ha firmato saggi e recensioni per alcuni dei maggiori periodici del settore, tra i quali: Terzoocchio delle edizioni Bora di Bologna, Flash Art di Milano Julier di Trieste ed il genovese ExArte .
Inoltre affiancherà attivamente come consulente la famosa galleria d’Arte avanguardistica Fluxia durante tutto il periodo della sua esistenza.
Ha partecipato all’organizzazione di numerosi eventi, tra i quali l’anniversario del centenario dell’Istituto d’Arte di Chiavari e la commemorazione del trentennale della morte del poeta Camillo Sbarbaro a S. Margherita L.
Nel 2010 pubblica il suo primo romanzo: “La strana faccenda di via Beatrice D’Este”, un giallo fantasioso e “intimista”.
Nel 2018 pubblica il fantasy storico “Tiwanaku La Leggenda” ispirato alla storia ed alle leggende delle Ande pre-incaiche.
Attualmente collabora con alcuni blog e riviste on-line come “Chili di libri, “Accademia della scrittura”,
“Emozioni imperfette”, “L’artefatto”,” Read il magazine” e “Hermes Magazine” occupandosi ancora di critica d’arte e di recensioni letterarie.