Il dipinto “Campo di grano con volo di corvi” è uno degli ultimi quadri di Vincent Van Gogh ( 1857-1890). È un’opera che trasuda tutto il malessere e la profonda angoscia provata dall’artista non solo negli ultimi mesi della sua vita, ma durante tutta la sua breve esistenza.
Le pennellate brevi, nervose, concitate e i colori vividi: il giallo intenso del campo, nel quale si alzano in volo gli appena accennati corvi, contrapposto quasi nettamente al turbolento cielo blu- nero, riflettono un intenso tormento e forse una voglia di abbandono e di fuga da una vita segnata da esperienze negative e dalla depressione.
Ma al contempo risponde alla viscerale passione che Van Gogh nutriva per la bellezza intrinseca della natura e dei suoi cicli vitali, dei quali ha saputo interpretare non solo l’armonia ma anche il declino e la solitudine che ad essa accomunavano il suo spirito inquieto e incompreso.

I campi di grano sia rigogliosi nel loro pieno sviluppo, sia dopo la raccolta delle spighe, rappresentano uno dei temi ricorrenti della sua pittura, specialmente durante il suo soggiorno, ad Arles, in Provenza, attorno al 1888, dove avrà modo di esplorare pittoricamente le varie colorazioni che segnano il passare delle stagioni: la fioritura della campagna, i mutamenti cromatici nei cambiamenti, il lavoro dei contadini nella vastità del territorio e infine, la quiete malinconica, silenziosa, autunnale che prelude alla rigidità e alle piogge dell’inverno.

Sono però proprio i campi di grano a ispirarlo maggiormente. Le ampie distese della pianura che gli davano modo di poter esprimere sulla tela le diverse gamme del giallo, il suo colore preferito, le estensioni coltivate, la loro evoluzione nel tempo, splendida metafora della vita e del suo declino e insieme la pace e la serenità che offre il mondo rurale, nella consapevolezza che sia comunque la natura stessa a dettarne i ritmi profondi.

Dopo aver seguito studi artistici si interessa appassionatamente ad approfondire i meccanismi e l’evolversi della storia dell’arte contemporanea.
Proprio in qualità di critico d’arte e corrispondente, negli anni ’80 e ’90, ha firmato saggi e recensioni per alcuni dei maggiori periodici del settore, tra i quali: Terzoocchio delle edizioni Bora di Bologna, Flash Art di Milano Julier di Trieste ed il genovese ExArte .
Inoltre affiancherà attivamente come consulente la famosa galleria d’Arte avanguardistica Fluxia durante tutto il periodo della sua esistenza.
Ha partecipato all’organizzazione di numerosi eventi, tra i quali l’anniversario del centenario dell’Istituto d’Arte di Chiavari e la commemorazione del trentennale della morte del poeta Camillo Sbarbaro a S. Margherita L.
Nel 2010 pubblica il suo primo romanzo: “La strana faccenda di via Beatrice D’Este”, un giallo fantasioso e “intimista”.
Nel 2018 pubblica il fantasy storico “Tiwanaku La Leggenda” ispirato alla storia ed alle leggende delle Ande pre-incaiche.
Attualmente collabora con alcuni blog e riviste on-line come “Chili di libri, “Accademia della scrittura”,
“Emozioni imperfette”, “L’artefatto”,” Read il magazine” e “Hermes Magazine” occupandosi ancora di critica d’arte e di recensioni letterarie.