Durerà fino al 26 aprile 2026 la mostra al MAXXI dedicata a Franco Battiato, a cinque anni dalla morte, e curata da Giorgio Calcara con la partecipazione straordinaria di Grazia Cristina Battiato. Il titolo “Un’altra vita” vuole celebrare la personalità poliedrica dell’artista che si è dedicato a varie attività, cambiando spesso interessi e approfondendo ogni sua curiosità artistica.

Il percorso della mostra di Franco Battiato

La mostra si caratterizza per la grande quantità di materiali presenti, originali e inediti: numerosissime le tele della sua collezione pittorica, ma anche le copertine dei vecchi LP, fotografie, video-interviste, chitarre, sintetizzatori, infine gli aforismi che racchiudono la sua filosofia,  ripercorrendo in modo cronologico le fasi della vita del cantautore italiano. Dalle origini in Sicilia arriverà ben presto  a Milano, dove collaborerà con Giorgio Gaber, ma anche  con la cantante Alice, a cui dedicherà successivamente “Per Elisa” che vincerà il Festival di Sanremo nel 1981.

Alcune copertine di famose riviste che hanno parlato di Franco Battiato

Alcune copertine di famose riviste che hanno parlato di Franco Battiato

Foto di Lucia Mancini

L’approdo alla musica elettronica e popolare di Franco Battiato

Ben presto però Battiato abbandona la canzonetta per volgersi a una forma di musica colta d’avanguardia: strumenti elettronici e sintetizzatori analogici – come nel suo primo LP “Fetus” (1972) saranno anch’essi ben presto superati dall’influenza di Karlheinz Stockhausen e dagli echi mediorientali presenti in “Sulle corde di Aries” (1973). Gli Anni Ottanta si aprono con “L’era del cinghiale bianco”: l’LP del 1979 sancisce il ritorno alla canzonetta seppur rinnovata con spirito nuovo, in cui la cultura popolare si fonde con il pensiero esoterico  di René Guenon e con il sufismo islamico. Dopo “Patriots” (1980) viene pubblicata “La voce del padrone”, capolavoro assoluto e primo LP che supererà un milione di copie vendute. L’uso di sonorità elettroniche, ma cantabili e ballabili,  si afferma anche negli album successivi, come “Orizzonti perduti”, “Mondi lontanissimi” e “Fisiognomica”, in cui la collaborazione con il pianista Antonio Ballista e il violinista Giusto Pio permetterà di ottenere sonorità accuratissime e raffinate: di pari importanza è da considerarsi la collaborazione con Milva, che resterà famosa con la canzone  “Alexanderplatz” (1982) e con Giuni Russo che canterà il suo testo di  “Un’estate al mare” (1982), ottenendo un grande successo.

L’esperienza orientale di Franco Battiato

Dopo gli Anni Ottanta il nostro poliedrico cantautore si rivolge agli elementi esotici, ma anche ai riti e all’esoterismo medio-orientale, componendo testi basati sulla meditazione iniziatica e trascendentale: da qui derivano l’ LP “L’era del cinghiale bianco” e il “Centro di gravità permanente”, ispirati al pensiero del mistico armeno Georges Ivanovic Gurdjieff e alla meditazione dei gervisci rotanti (mistici danzatori che girano su se stessi). La fusione tra musica occidentale e orientale si conclude poi con “Genesi” (1987),Gilgamesh” (1992) e “Telesio” (2011).

I Sufi di Franco Battiato - olio su tela - 1993

I Sufi di Franco Battiato - olio su tela - 1993
Fonte foto: Lucia Mancini

Il ritorno alle origini di Franco Battiato

Dopo l’esperienza del percorso esistenziale, che gli ha permesso di ritrovare la propria essenza attraverso l’introspezione interiore, e appagato dai numerosi riconoscimenti che ha riscosso anche in Oriente, il cantautore decide di lasciare Milano e tornare consapevolmente e coraggiosamente alla sua terra d’origine: Milo, alle pendici dell’Etna. Da qui ripartirà, ossia dal suo nuovo  “centro di gravità permanente” per continuare a creare, nel bellissimo giardino di Villa Grazia – dedicato alla madre-, tra letture esoteriche e testi sul misticismo orientale, sugli sciamani, sul silenzio, sull’alba da cui nascerà la “Prospettiva Nevsky”. Così il suo ruolo in pubblico diventa quello di un “Maestro” e poi di un “Guru”: generoso nell’arte con i giovani artisti e collaboratori, curioso nella ricerca della bellezza, ironico per sdrammatizzare sulla realtà, inizierà nel 1994 il sodalizio con Manlio Sgalambro. Il percorso della mostra si conclude con un evento musicale intitolato “I canti del cuore”, diretto dal Maestro Antonio Ballista che ne celebra l’eredità all’insegna della memoria e della condivisione!

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