Sanremo 2026 è ufficialmente iniziato!
Carlo Conti scopre la formula in grado di battere lo spazio e la luce per piazzare in sole 5 ore 30 canzoni, molteplici co-conduttori, ospiti, super ospiti, incastrando un necrologio, un rapidissimo tributo, una battuta che non fa ridere, rischiando di annunciare persino la dipartita dell’ultracentenaria ospite Gianna pur di portarsi avanti.
La 76esima edizione del Festival di Sanremo viaggia, anche quest’anno, veloce come un Frecciarossa straordinariamente in orario, arrivando a destinazione persino in anticipo. Un viaggio al limite tra il rassicurante, come il posto in prima fila di Alba Parietti all’Ariston, ed il profondamente noioso, come le z di Laura Pausini, l’abbronzatura di Can Yaman e Kabir Bedi messo a mezzanotte come una tassa da pagare.
Ma non c’è imposta che tenga. Noi siamo lì, davanti allo schermo, stoici, dalle 8:40 all’1:30 sempre pronti ad indignarci come da tradizione. Dalla prima all’ultima canzone.
Ditonellapiaga – Che fastidio!
Margherita Carducci, anni 29, dopo un’accurata indagine sociologica, ha constatato cosa accomuna noi esseri umani nel 2026: il fastidio. Non si sa se per coerenza al titolo o per orchestra e strumenti sovrastanti, ma che fastidio non capire mezza parola. Necessario testo alla mano. Per il sogno americano, i nasi tutti uguali, le chiamate del call center. E si annuisce al fastidio ormai keyword. Anche per i giornalisti perbenisti citati per cui non ci sentiamo chiaramente chiamati in causa. Viralata all’orizzonte? Che fastidio, sì.
Michele Bravi – Prima o poi
Ballad. E che potevi aspettarti da Bravi? Che poi giù dal palco voglia passare per un tipo ironico e divertente, non ce la dà a bere. Un’intro chiusa che poi apre con qualche ammiccamento qua e là per smorzare l’atmosfera sempre un po’ col dramma all’orizzonte. Persino essere sotto la pioggia senza ombrello ti sembra un’insormontabile impresa.
Sayf – Tu mi piaci tanto
Ok. Tra i 30 in gara, ci sono due nomi sconosciuti ai più con la y nel mezzo. Lui, per chi non lo conoscesse è un 26enne italotunisino, al secolo Adam Viacava. Tra rap, un po’ di folklore sonoro, una citazione di Berlusconi e un ricordo di Tenco fa il suo e punta tutto sul refrain che ti si deve vuoi o non vuoi appiccicare alle orecchie. Non credo sia abbastanza.
Mara Sattei – Le cose che non sai di me
Mara Sattei torna, dopo il 2023, con un’altra ballad, da visioni oniriche estive a Trastevere. Lei racconta, in pieno stile sanremese, l’inizio della sua storia con il suo futuro marito, Donadei che, insieme al fratello di Mara Thasup, figura tra gli autori del brano. Contentissimi per lei eh, ma noia? Si, totale.
Dargen D’Amico – Ai Ai
Sia mai che non si presenti vestito in modo discutibile (stavolta da parquet) con un pezzo che diffonda messaggi celati da cassa in 4/4. Ok parliamo dell’intelligenza artificiale, in Italia va così, l’olio d’oliva e qualche altro luogo comune buttato qua e là. L’intenzione alta di far riflettere buttandola in caciara. Già visto, già sentito. Ai ai. E non si intende l’acronimo.
Arisa – Magica Favola
Arisa in total white ed un’eleganza che non te ne fai una ragione sia la stessa persona di Sincerità, narra l’amore in tutte le fasi della vita. Forse la sua. Ne comprendi ogni parola e te ne meravigli perchè fino a poco prima hai messo in dubbio la tua capacità uditiva e di comprensione. Sarà per la sua delicatezza e per la favola che è un idillio disneyiano, intriso però, di un certo inspiegabile vecchiume sonoro. Peccato.
Luchè – Labirinto
Luchè è quello dei 30 in gara con più streaming sulle piattaforme musicali. Petrella che fa capolino anche quest’anno tra gli autori. Fatichi a capire se sia una doppia voce, una stonatura o hai allucinazioni uditive, anche stavolta. Abbronzatura color Conti, denti fluo e un po’ di sanissimo flow. Piacerà? Forse migliorerà con gli ascolti.
Tommaso Paradiso – I Romantici
Tommy arriva già sudato sul palco. La sua emotività agita tutti noi. Poi parte “col volume a cannone” che è un’autocit e romanticismo su archi con la collaborazione di Petrella e Simonetta. Ma siamo sicuri sia un inedito? No, perchè sembrerebbe una copia della copia della copia di Paradiso. Non quello dei Thegiornalisti. Il solista. E ho detto tutto.
Elettra Lamborghini – Voilà
Elettra, Elettra Lamborghini! Sente il richiamo e scende le scale con una lentezza che pare rinnegare il suo cognome. Carlo Conti dietro un “bene bene bene” starà imprecando. “Non ci vuole un nobel” canta Elettra, ma non ne avevamo aspettativa alcuna. Viva la carrà Voilà e va bene così. Se abbassiamo i nostri standard ai numeri negativi.
Patty Pravo – Opera
Il suo assistente Simone Folco una notte la sogna completamente ricoperta di brillantini. Lei dice: affidiamo quest’immagine a Giovanni Caccamo e vediamo cosa ne esce. Opera è tutta un’aura pomposa. Lei è una diva ed è la quota intoccabile dell’edizione 76 del festival.
Samurai Jay – Ossessione
È tutto sbagliato, sta andando tutto al contrar- ah no. Lui però è felicissimo, non gli vorresti rovinare la festa. Un pizzico di spagnolo, raggeton q.b. e la ricetta del virale livello facile è fatta. Da servire preferibilmente in stagione estiva Tiktok users. “Marò che pena”. L’ha detto lui.
Raf – Ora e per sempre
Raf ti sbatte in faccia l’eterna giovinezza, nonostante l’anagrafica sia a quota 66. Il pezzo scritto con il figlio Samuele è una dedica d’amore. Da hit maker anni ’80 quale è, avremmo preferito una nuova Self Control, con oooh corale. Così, per dare uno scossone. E invece solita ballad d’ammore. Vabbe.
J-Ax – Italia Starter Pack
Eccoci con l’ovvietà dell’italiano medio, non a caso già titolo di un pezzo con gli Articolo 31. Dunque una sua versione 2.0 ma in stile country. Yee-Haw urla J-Ax e l’Ariston diventa un ranch. Ma non c’è lazzo che ci trattenga. “Serve una brutta canzone che fa pappapparappa” ma di preciso, serve a cosa?
Fulminacci – Stupida sfortuna
Molti si chiederanno chi sia, ma il palco di Sanremo l’ha calcato in veste di ospite (serata duetti con Gazzelle) e in gara. I suoi testi sono sempre carichi di una piacevole malinconia. Il pezzo ha una bella struttura. Solida e stabile come la sua personalità sul palco. Senza orpelli, non ne ha bisogno. Ci ha già conquistati.
Levante – Sei tu
“Sanremo, grazie dei fiori ma sono qui per cantare“. Ha scritto nel pomeriggio. Lei punta sempre in alto. Come la sua personalità ed il suo ego. Per carità, gran vocalità. Di certo una canzone del genere non la canti in macchina alla guida, ma semplicemente perchè non ne sei capace. Non è chiaro, al primo ascolto, dove questa canzone voglia andare a parare. Si vedrà.
Fedez e Marco Masini – Male necessario
Ok, cerchiamo di essere obiettivi. Scrolliamoci di dosso antipatie personali e pregiudizi. Uno mostra l’ego col suo graffiato, l’altro lo nasconde dietro una finta timidezza ma con citazioni, autodefinizioni di vittima e carnefice. Il Dov’è Bugo potrebbe essere dietro l’angolo nelle prossime serate. Mammagari.
Ermal Meta – Stella stellina
La quota impegnata al Festival non manca e non guasta quasi mai, se fatta in un certo modo. Dardust mette lo zampino balcanico in una ninna nanna che è un racconto struggente di vite spezzate. Ermal inneggia ad una primavera. Ammirevole.
Serena Brancale – Qui con me
Anema e core, i gioielli vistosi e i capelli ossigenati li riponiamo nel cassetto, da cui stavolta cacceremo quintalate di fazzoletti. Lei è la stessa di Baby I love you Nenné ti amo e questa cosa qui sconvolge ancor più della vocalità spettinante. Testo strappacuore.
Nayt – Prima che
Il secondo “sconosciuto” con la y nel nome preferisce scriversi in minuscolo. Non vuole strafare, neanche musicalmente. Sul palco è fermo nei modi, deciso e convincente nelle parole su un rap che apre all’urban. Perchè no.
Malika Ayane – Animali notturni
Merk&Kremont alla produzione per una canzone lontana da violini e da orchestre che per protesta stracciano spartiti. ( vi ricordate quando?) Un funk anni ’70 da ascoltare in macchina e ovunque ci sia modo di “muovere le spallucce” come ha detto lei. Ma sì, dai.
Eddie Brock – Avvoltoi
Dai social a Sanremo il passo è breve. Neanche il tempo di associare un volto ed un nome a quella canzone che fa “Lei è bellissima ma non è teeeee” che sulla stessa scia continui ad urlare stile Olly la nuova canzone. La urleremo 100% anche alla radio. Ma non è detto sia un bene.
Sal Da Vinci – Per sempre sì
Ma la bellezza del nero non presente in natura dei capelli in contrasto con il bianco fosforescente del sorriso? Sal è quello che ti porta la sfogliatella senza secondi fini, perchè gli va ed è contento così. Lo senti quel tocco neomelodico che fa il giro e ti rimette in pace col mondo. Saremo ioette accussì. E vai di standing ovation. Misteri della vita, ma tant’è.
Enrico Nigiotti – Ogni volta che non so volare
A mente, una canzone di Nigiotti che sia spensierata e senza nessun demone con cui debba fare pace, non c’è. Dice che è tardi e rimane sveglio con i pensieri. Un po’ sveglia anche noi con l’illusione di qualcosa che valga la pena ascoltare. Forse, però, altri 5 minuti con occhi chiusi ce li facciamo.
Tredici Pietro – Uomo che cade
Lui vorrebbe tanto staccarsi da quell’unica visione di “figlio di”. Ma le movenze, i lineamenti gridano Gianni Morandi. Poi appena inizia il pezzo, senti una struttura ragionata, rap e melodico, che il padre improvvisamente te lo fa dimenticare. Impresona.
Bambole di Pezza – Resta con me
Nesli è la penna dietro l’unico gruppo in gara. Una girl band punk nell’aspetto ma che più pop che altro con una ballad superlativamente sanremese. Superlativamente evanescente. E non aggiungerei altro.
Chiello – Ti penso sempre
Lo vedi scomposto ed ipnotico. C’è lo zampino di Ottomano, fedele compagno di Lucio Corsi, insieme lo scorso anno sullo stesso palco. Brano indie pop gradevolissimo, che non conquisterà molti cuori. Pochi ma buoni.
Maria Antonietta e Colombre – La felicità e basta
Coppia sul palco e nella vita. Sperando non replichino il triste epilogo Coma Cose. Da mondi fatti di localetti agli esordi, trascinano in una piacevole virata indie come i loro background da solisti. Citazioni estetiche di Nada e 60s apprezzabili. All’una questa canzonetta “ce la prendiamo e basta“. cit.
Leo Gassman – Naturale
Il sanremese che ti aspetti e che quasi dimentichi in questa corsa folle a notte inoltrata. Leo lo vedi che ti offre il suo talento multiforme, sempre col sorriso. Fiction? Musica? No, grazie non mi serve niente.
Francesco Renga – Il meglio di me
Ma vi ricordate quando per un problema tecnico l’hanno fatto esibire due volte quasi a fine serata? Questa volta piazzato proprio penultimo, così per sfidare un po’ le sorti, un po’ la nostra sopportazione. Dice di aver modificato il suo stile artistico ed il suo canto con un linguaggio più contemporaneo. Poi parte il ritornello “A volta capitoaoaoaoaoa/che sorride anche una lacrimoaoaoaoao” si è svegliato pure il mio gatto per l’enfasi, per poi riaggomitolarsi rassegnato. Renga è cambiato? Neanche di una virgola.
Lda Aka 7even – Poesie Clandestine
Due Amici di Maria, di cui un figlio di Gigi (D’Alessio). Ultima esibizione. Chiediamo pietà all’ennesima wannabe viralata latina. “Tu sei come Napoli sotterranea/Ossaje che è una tarantella si nun ce putimm verè”. Cala il sipario. In tutti i sensi.
La top 5 decretata dalla sala stampa è presentata in modo randomico, come piace dire a CarloCò. Ecco le 5 migliori canzoni:


Laureata in marketing e masterizzata in comunicazione e altro che ha a che fare con la musica. Fiera napoletana, per metà calabrese e arbëreshë, collezionista compulsiva di vinili, cd o qualsiasi altro supporto musicale. Vanto un ampio CV di concerti e festival.