La mattina dopo il Festival è un po’ come quando fai serata: ti rendi conto di non averne più l’età e ti maledici, promettendoti che non lo rifarai mai più. Ti trascini al lavoro con la mente offuscata, la testa pesante come se avessi scolato una quantità indefinita di alcol e intanto ti passano davanti immagini della platea dell’Ariston trasformata dall’AI in paperini. Ti chiedi se sia un’allucinazione dovuta ai postumi di una sbornia, lo speri.
Dopo un’intera giornata in preda allo scroll passivo-compulsivo tra opinabili opinioni su questo e quello, scopri che quell’immagine allucinogena era realtà e ti dici: no, il festival di Sanremo mai più.
La sera successiva, alle 20:40 ti ritrovi inconsapevolmente sintonizzato su rai1: telefono alla mano, social e chat plurime aperte. I nomi in scaletta sono promettenti e sei per un attimo ottimista. Ti concedi un’altra possibilità e così ti esalti per l’arrivo di Achille Lauro che con tutta probabilità ha preso residenza all’Ariston: in total white e perenne posa plastica, mano in tasca, spalla pendente, ad ogni annuncio aspetti che ti chieda cortesemente un crispy McBacon. E invece ti invita ad una di quelle serate Candlelight e, come se non bastasse, si affianca a Laura Pausini per guastare 16 marzo, una delle sue poche valide canzoni.
Carlo Conti, pur di recuperare tre secondi sulla tabella di marcia, risparmia i fiori per le Bambole di Pezza (“Dai ora no, ve li daremo domani“). Per poi elogiare la mamma d’oro (e non semplicemente la campionessa olimpica Lollobrigida), i ragazzi speciali dell’ANFFAS (e non semplicemente gli artisti dell’Associazione Nazionale di famiglie con disabilità). Inutile, ormai non riusciamo a trovargli più neanche la giustificazione del tempo.
Due parentesi: il premio alla carriera a Fausto Leali che, come in una puntata qualunque de I migliori anni canta Io Amo e Mi manchi con una spontanea standing ovation e a seguire, un’esibizione impeccabile e, vi dirò, anche toccante, di Achille Lauro con Perdutamente, tributo alle vittime di Crans Montana.
Leggendo la scaletta, ci si lascia trasportare da pensieri sognanti su un possibile incontro-scontro Fedez-J-Ax o Fedez-Lauro. O perchè no, Fedez-Masini. Ci speriamo ancora, ma tutto tace. Tutto procede come deve. Che fastidio cit.
Poi improvvisamente un faro nella notte: prima Pilar Fogliati. Poi Lillo. Una sequenza di microfoning, coreografie su pezzi di Pausini e Lauro e una cantata di mambo. Basta un Doppio Anagni e un Ladispoli kicking e vedi tutto con occhi diversi. Oltre che accennare un sorriso ti esce pure più di una risata. Non è tutto perduto. Siamo ancora in grado di ridere, avevamo solo dimenticato come si facesse.
Le palpebre bramano di unirsi, l’ora x in scaletta è rispettata in modo svizzero. La top 5 premia Ermal Meta, Fedez Masini, Tommaso Paradiso, Nayt, Lda e Aka 7even. Pensi di aver letto male, ma poi realizzi che il voto era affidato al pubblico da casa e alle radio. A quel punto comprendi quanto realmente Sal Da Vinci sia pericoloso per il nostro futuro prossimo.
Per affrontare la terza serata, prendiamo quello che ha preso Elettra Lamborghini. Evitando accuratamente i festini bilaterali.

Laureata in marketing e masterizzata in comunicazione e altro che ha a che fare con la musica. Fiera napoletana, per metà calabrese e arbëreshë, collezionista compulsiva di vinili, cd o qualsiasi altro supporto musicale. Vanto un ampio CV di concerti e festival.