Dopo le precedenti mostre su Picasso e su Gaugin, il Museo storico della Fanteria ospita una mostra dedicata alle ultime opere di Matisse e in particolare alle sue opere su carta. Curata da Vittoria Mainoldi e organizzata da Navigare s.r.l., il percorso di Henri Matisse dopo la Prima Guerra Mondiale si concentra sull’esperienza fauve del “periodo nizzardo” dell’artista francese, in cui ritorna a forme essenziali. Sarà possibile visitare la mostra fino al 28 giugno 2026.
La finalità della mostra su Matisse
Negli ultimi disegni, grafici e papier découpés di Matisse, la linea non definisce solo i contorni, ma nasce dall’eliminazione di ogni elemento superfluo e il bianco della carta diventa parte integrante dell’immagine. Gli ultimi anni del pittore francese espressionista furono caratterizzati dall’avanzamento della malattia intestinale che lo costrinse sulla sedia a rotelle. Pertanto lavorava ritagliando e assemblando grandi fogli dipinti a guazzo, con i cosiddetti “cut-outs” o “gouaches decoupe” (ritagli di carta), in cui l’artista dall’esplosione di forme e colori passa a linee più equilibrate ed essenziali. I volti, i corpi e gli oggetti inanimati sembrano emergere in modo improvviso e implosivo, mentre in realtà sono il prodotto di una lunga elaborazione in cui cesella le linee per ottenerne il giusto equilibrio.
Il percorso della mostra su Matisse
La mostra inizia con la fase Fauve– definita quindi inizialmente con accezione negativa “degenerata”-, in cui si assiste alla liberazione del colore, alle sue “tele blu”, per poi procedere al “libro d’artista”, in cui si commissionano opere a stampa – libri, poesie- direttamente agli artisti dell’epoca, come ad es. le poesie di Paul Verlain illustrate con litografie di Pierre Bonnard. “Jazz” invece è la terza sezione in cui inaugura la tecnica dei papiers decoupes con soggetti sia relativi al circo che ai ritmi cromatici del jazz. La fase “Disegno” consta di quaderni di disegno in cui l’artista osservava e disegnava lo stesso soggetto per ore e in numerosi bozzetti. Nelle acqueforti e nelle litografie realizzate tra il 1920 e il 1940 dimostra la scoperta della “linea pura”: linee continue, senza interruzioni, fluide, impossibili da cancellare. Nell’ultimo periodo della sua vita, però, queste linee furono sostituite da disegni a carboncino di grandi dimensioni, realizzate con uno strumento fissato a una lunga canna di bambù. Nascono così i suoi Nudi in cui poche linee, ma continue e sicure, definiscono il corpo nello spazio con pochissimi mezzi, fino quasi a raggiungere l’essenzialità dell’astrattismo. Ogni linea racchiude dunque in sé la memoria di migliaia di gesti e il vuoto è conquistato eliminando fino al paradosso ciò che è superfluo.
Insomma dall’esplosione del colore alla linea che, come un buco nero, racchiude tutta l’esperienza di Matisse: impossibile non andare a vedere questa mostra e non esserne profondamente rapiti!