La pittura Verista si concretizza in Italia nella seconda metà del diciannovesimo secolo, sulla scia del Realismo francese e della innovazione del mezzo fotografico, coinvolgendo artisti dell’intera penisola. In contrapposizione al pomposo accademismo imperante artisti come Filippo Palizzi (1818-1899), Giuseppe De Nittis (1846-1884), Giuseppe Pelizza da Volpedo (1868-1907) e lo stesso Giovanni Fattori (1825-1908) hanno sviluppato un linguaggio pittorico più vicino al vissuto quotidiano, alla natura, alle esperienze semplici delle persone del popolo.
In questo contesto di apertura verso la realtà circostante, alcuni pittori si posero quali testimoni delle disuguaglianze sociali e delle drammatiche condizioni di vita e immani fatiche alle quali erano sottoposti contadini, braccianti e operai nel poverissimo contesto urbano e rurale italiano, specialmente nelle regioni meridionali.
Una delle figure più emblematiche del filone di pittura poi denominato Verismo Sociale e l’artista abruzzese Teofilo Patini (1840-1906) che seppe denunciare le condizioni di indigenza e di sfruttamento nelle quali versavano le popolazioni della sua regione e dei territori circostanti.

La sua pittura possiede vivacità cromatica, un sapiente utilizzo della luminosità ed è ricca di particolari, nondimeno si avverte una vena di raffinata poesia, quasi malinconica, elementi tipici della “Scuola Napoletana” da lui frequentata sia presso l’Accademia di Belle Arti di Napoli, sia negli ambienti culturali della città partenopea. Il suo sentire artistico si sposa con il forte sentimento socialista che ha permeato tutta la sue esistenza. Patini opera una vera e propria denuncia sociale nella quale mette in evidenza le storture del sistema vigente che costringeva le masse contadine ad una condizione di povertà estrema.

Sono tre le opere che maggiormente riflettono il profondo legame dell’artista con le ambasce della sua terra, dette appunto “Trilogia sociale”: “L’erede” del 1880, “Vanga e latte” del 1884 e “Bestie da soma” del 1886.
All’interno di Palazzo De Petra a Castel di Sangro, suo paese natale, esiste la Pinacoteca Patiniana, una mostra permanente interamente dedicata alle opere del Patini e dei suoi allievi.

Dopo aver seguito studi artistici si interessa appassionatamente ad approfondire i meccanismi e l’evolversi della storia dell’arte contemporanea.
Proprio in qualità di critico d’arte e corrispondente, negli anni ’80 e ’90, ha firmato saggi e recensioni per alcuni dei maggiori periodici del settore, tra i quali: Terzoocchio delle edizioni Bora di Bologna, Flash Art di Milano Julier di Trieste ed il genovese ExArte .
Inoltre affiancherà attivamente come consulente la famosa galleria d’Arte avanguardistica Fluxia durante tutto il periodo della sua esistenza.
Ha partecipato all’organizzazione di numerosi eventi, tra i quali l’anniversario del centenario dell’Istituto d’Arte di Chiavari e la commemorazione del trentennale della morte del poeta Camillo Sbarbaro a S. Margherita L.
Nel 2010 pubblica il suo primo romanzo: “La strana faccenda di via Beatrice D’Este”, un giallo fantasioso e “intimista”.
Nel 2018 pubblica il fantasy storico “Tiwanaku La Leggenda” ispirato alla storia ed alle leggende delle Ande pre-incaiche.
Attualmente collabora con alcuni blog e riviste on-line come “Chili di libri, “Accademia della scrittura”,
“Emozioni imperfette”, “L’artefatto”,” Read il magazine” e “Hermes Magazine” occupandosi ancora di critica d’arte e di recensioni letterarie.