La pur breve stagione del Futurismo italiano ha segnato uno dei momenti più alti nel rinnovamento sia ideologico che linguistico nella concezione dell’Arte. La dinamica del movimento, della velocità, della modernità ha infiammato i cuori e le azioni degli artisti che con entusiasmo aderirono al “Manifesto del futurismo” pubblicato dal porta e pittore Filippo Tommaso Marinetti sul giornale francese “Le Figaro” nel 1909.
Solo un anno dopo, sulla rivista “Poesia”, compare la versione italiana: il “Manifesto della pittura futurista” firmato da Umberto Boccioni, il musicista e pittore Luigi Russolo, Gino Severini, Carlo Carrà e Giacomo Balla.
Giacomo Balla è il decano del gruppo. Proveniente dall’ambiente torinese, dove conosce tra l’altro Giuseppe Pellizza da Volpedo, è già inserito nell’ambito Divisionista. Quando si trasferisce a Roma nel 1895, ha occasione di trasmettere la tecnica della composizione pittorica Divisionista oltre che a Umberto Boccioni anche a Gino Severini e Mario Sironi.
Dopo i suoi esordi figurativi torinesi, e la partecipazione alla V Biennale di Venezia del 1903, l’afflato dell’avanguardia e del rinnovamento in atto nella società stessa conquista l’anima dell’artista che risponde entusiasticamente alla filosofia rivoluzionaria e dirompente del gruppo futurista, del quale divine uno dei membri più autorevoli.

La tecnica pittorica
Mentre la pittura di Boccioni è incentrata soprattutto sulla spazialità e sulla sintesi, il lavoro di Giacomo Balla si focalizza sul movimento e sulla dinamica e scomposizione dello stesso. I colori sono vividi e vorticosi, i temi iterati e le campiture incalzano l’intera superficie pittorica.
Ma l’aspetto artistico nella visione futurista non investe solo la pittura, infatti nel 1915 Balla insieme a Fortunato Depero firma il “Manifesto della ricostruzione futurista dell’Universo” nel quale si teorizza una lungimirante interazione e fusione tra le arti. Lui stesso sperimenta le sue teorie in opere scenografiche, in grandi affreschi, sculture , arredamenti di interni, “Paroliberi” o “plastici paroliberi”, dove le “parole vagano libere”, talvolta unitamente a tavole tattili.
Dopo il 1937 Balla tornerà al realismo in antitesi ideologica con gli antichi sodali, considerando che fosse “l’arte più pura, senza il quale si cade in forme decorative ornamentali” (Balla).

Casa Balla
La casa romana di Giacomo Balla nel quartiere Della Vittoria, è un esempio di quell’arte totale da lui teorizzata. Uno spazio dove la creatività dell’artista e delle sue due figlie Luce ed Elica, hanno trasformato un anonimo appartamento in un vero contenitore d’arte. Tutta la casa è stata arredata e dipinta. Pareti, arredi e suppellettili rispecchiano l’idea futurista di questo grande artista. Oggi è aperta al pubblico e si può visitare e respirare l’aria di quell’arte totale così immaginifica e magica.

Dopo aver seguito studi artistici si interessa appassionatamente ad approfondire i meccanismi e l’evolversi della storia dell’arte contemporanea.
Proprio in qualità di critico d’arte e corrispondente, negli anni ’80 e ’90, ha firmato saggi e recensioni per alcuni dei maggiori periodici del settore, tra i quali: Terzoocchio delle edizioni Bora di Bologna, Flash Art di Milano Julier di Trieste ed il genovese ExArte .
Inoltre affiancherà attivamente come consulente la famosa galleria d’Arte avanguardistica Fluxia durante tutto il periodo della sua esistenza.
Ha partecipato all’organizzazione di numerosi eventi, tra i quali l’anniversario del centenario dell’Istituto d’Arte di Chiavari e la commemorazione del trentennale della morte del poeta Camillo Sbarbaro a S. Margherita L.
Nel 2010 pubblica il suo primo romanzo: “La strana faccenda di via Beatrice D’Este”, un giallo fantasioso e “intimista”.
Nel 2018 pubblica il fantasy storico “Tiwanaku La Leggenda” ispirato alla storia ed alle leggende delle Ande pre-incaiche.
Attualmente collabora con alcuni blog e riviste on-line come “Chili di libri, “Accademia della scrittura”,
“Emozioni imperfette”, “L’artefatto”,” Read il magazine” e “Hermes Magazine” occupandosi ancora di critica d’arte e di recensioni letterarie.