Dal Detroit Institute of Arts è arrivata all’Ara Pacis una straordinaria collezione di 52 capolavori dei più grandi Impressionisti europei che hanno reso celebre l’arte tra il XIX e il XX secolo. Matisse, Picasso, Renoir e Van Gogh sono i principali protagonisti dell’eccezionale esposizione presente a Roma, a cui si aggiungono gli sperimentatori novecenteschi di origine tedesca come Kandinsky e Beckmann.
L’acquisizione di quest’ultima sezione si deve alla volontà di W. R. Valentiner, il direttore del Detroit Institute of Arts tra il 1924 e il 1945, che acquistò un’interessantissima collezione di opere tedesche dell’epoca per promuovere un’interazione tra Stati Uniti e Germania, restituendo di quest’ultima un’immagine artistica positiva che poteva riscattare la sconfitta subita durante la Seconda Guerra Mondiale e restituirla all’Europa per la sua cultura.

Autoritratto di Beckmann alla mostra sull'Impressionismo all'Ara Pacis
Il percorso della mostra sull’ Impressionismo
La mostra si apre con le tele dei Realisti e degli Impressionisti francesi dell’Ottocento che rappresentano la vita moderna ritraendo la quotidianità secondo la percezione immediata e reale della luce. A partire da Baudelaire, però, le Avanguardie del Novecento mettono in discussione tutti i modelli accademici, sperimentando nuovi rapporti tra colori, luce, natura, realtà e astrazione. E’ quanto appare evidente ad esempio nel celebre dipinto Bagnanti di Paul Cézanne e nella Donna in poltrona o nel Pierrot Bianco di Pierre- Auguste Renoir– quest’ultimo scelto anche come visual della mostra.
Il percorso prosegue con l’evoluzione degli Impressionisti nelle opere che trasformano il colore in elemento espressivo a se stante: i dipinti di Van Gogh riescono a comunicare allo spettatore gli stati emotivi del pittore attraverso le sue famose pennellate “ritmiche e vibranti“, che spostano il rapporto con il reale su un piano parallelo al mondo visibile. Siamo alla vigilia del Post-Impressionismo, quando a Parigi si scopre l’arte di Pablo Picasso e di Henri Matisse. Per il primo le sei tele esposte rappresentano il passaggio dal Periodo Rosa alla Fase Cubista fino alla maturità degli Anni Venti. Anche le tele di Matisse presenti nella mostra testimoniano l’evoluzione dal rigore geometrico dei primi quadri alle opere più sensuali del periodo compreso tra il 1916 e il 1919. Ci sono anche le tele cubiste di Maria Blanchard e Juan Gris. La parte finale della mostra è dedicata alla sezione dell’Avanguardia tedesca: Max Pechstein, Wassily Kandinsky e Lyonel Feininger furono infatti i principali esponenti dei movimenti allora più in voga come Die Brucke– ossia l’Impressionismo tedesco attivo a Berlino che rappresenta “il ponte” tra l’arte precedente e l’arte del Novecento – e il Blaue Reiter – fondato a Monaco e attivo tra il 1911 e il 1914. Interessanti anche le tele di Karl Schmidt-Rottluff e di Max Beckmann, il cui celebre Autoritratto del 1945 esprime in modo evidente l’incertezza dell’artista nel momento successivo al Secondo Conflitto Mondiale.
Andiamo allora anche noi ad ammirare le opere dei grandi Impressionisti francesi e la loro eco in Germania che si è sparsa in tutta Europa fino ad arrivare oltreoceano in America!