Tra il fascino senza tempo del Grand Hotel Telese, immerso nel verde e celebre per le sue acque termali, l’estate si è aperta all’insegna dell’arte e della riflessione. Gli eleganti spazi dell’albergo, dall’ingresso ai suggestivi giardini che ne valorizzano l’architettura e l’atmosfera, ospitano infatti la mostra L’ombra degli invisibili dello scultore Carmine Carlo Maffei, inaugurata nei giorni scorsi e visitabile fino al prossimo 2 ottobre.
Originario di Guardia Sanframondi, Maffei porta avanti una ricerca artistica intensa e profondamente umana, capace di trasformare vicende individuali e collettive in materia espressiva. Le opere e le sculture esposte dialogano armoniosamente con gli ambienti del Grand Hotel, creando un percorso che invita il visitatore a osservare con uno sguardo nuovo la realtà che lo circonda.
Al centro dell’esposizione vi è il tema degli “invisibili”: uomini e donne spesso relegati ai margini dello sguardo comune, ma essenziali nella costruzione della società contemporanea. Attraverso le sue creazioni, l’artista sollecita una presa di coscienza collettiva, trasformando queste presenze silenziose da semplici ombre a protagonisti di un futuro condiviso.
In occasione dell’inaugurazione, abbiamo avuto il piacere di incontrare Carmine Carlo Maffei e rivolgergli alcune domande per approfondire il significato della mostra e il percorso che anima la sua ricerca artistica.
Da cosa nasce la tua scultura?
La mia scultura nasce dalla necessità di raccontare il contemporaneo. Ogni opera è un modo per interrogare il tempo in cui viviamo e restituire una traccia, una domanda, una possibilità di riflessione.Perché lo scopo di un artista e’ quello di porre domande non dare risposte.
Hai scelto “L’ombra dell’invisibile” come titolo, per quale motivo?
Perché sentivo il bisogno di denunciare tutti quelli che lottavano in questa storia,in questo mondo,tutti quelli che non hanno un volto,un colore,un nome ma lasceranno un segno nella nostra mente. Noi tutti siamo gli “INVISIBILI“: invisibili del contemporaneo. La forza di ognuno di noi è nell’essere invisibili ma parte attiva di un futuro in cui siamo protagonisti e consapevolmente vivi.
Le tue opere nascono dalla riflessione. Come avviene poi il passaggio dall’idea alla materia?
Penso che sia proprio l’idea che mi suggerisce la materia con cui affrontare la sfida. Non scelgo la materia dopo aver trovato l’idea; è l’idea stessa che, nel suo manifestarsi, indica la materia più adatta a incarnarla. La sfida artistica consiste allora nell ascoltare ciò che l’idea richiede e nel dialogare con la materia che essa suggerisce.
Cosa vuoi che il visitatore porti con sé dopo aver visto la tua mostra?
Sarò felice se chi esce dalla mia mostra non avrà trovato risposte definitive, ma nuovi punti di domanda. Le domande aprono possibilità, le riflessioni continuano il dialogo oltre le opere. L’opera così continua nella mente di chi l’ha incontrata.
C’è un’opera in mostra che ti senti particolarmente legato? E perché?
Non considero le opere come elementi separati. Le ho create tutte con la stessa forza emotiva. L’opera a cui sono più legato è la mostra stessa, perché il significato emerge dalla relazione tra tutte le sue parti.La mostra è un corpo unico, dove ogni opera è una voce che contribuisce a una narrazione più ampia.
Se dovessi descrivere questa mostra con una sola parola, quale sceglieresti?
“Risonanza” perché suggerisce che ciò che conta non è soltanto ciò che si vede nella mostra, ma ciò che continua a risuonare nel visitatore una volta andato via. Inoltre richiama l’idea che tutte le opere siano parte di un’unica vibrazione, di un’unica energia.

Amante della scrittura e del cibo. Scrivo da quando ho memoria, mangio più o meno da sempre. Giornalista Pubblicista dal 2017, con la nascita di Hermes Magazine ho realizzato un mio piccolo, grande sogno. Oggi, oltre a dedicarmi a ciò che amo, lavoro in un’agenzia di comunicazione come Social Media Manager.



