Moishe Sagal o, con il nome francese con il quale è stato conosciuto, Marc Chagall (1887-1985) è stato nel novecento uno degli artisti più fantasiosi e meno legati alle varie correnti pittoriche in auge, pur avendole conosciute e aver comunque interagito con le diverse discipline a esse legate.
Ebreo, russo di nascita, naturalizzato francese, pur avendo viaggiato molto nella sua vita, rimarrà sempre legato ai ricordi della sua terra e della sua infanzia, traponendoli in pittura in un’aurea onirica e poetica. Anche i colori accesi e le figure quasi naif avvolte in atmosfere irreali, rimandano a un mondo di sogno e di aspettative positive, ed è proprio questo insieme ad averne determinato la grande popolarità e il successo.
Un altro tema ricorrente nei suoi lavori è l’amore e l’amore coniugale che tratta in diverse opere, sempre immerse in una visione fantastica e simbolica. Come nel quadro “La Passeggiata” del 1917, uno dei dipinti più celebri, dove i due personaggi si tengono per mano ma mentre l’uomo è raffigurato saldamente poggiato sul terreno, è la donna a volare alta in un cielo chiarissimo.

Anche in “Sopra la città” (1918) i protagonisti volano sopra un paesaggio urbano di paese. Questa volta insieme; ed è l’uomo a sorreggere la compagna che sembra però segnare il tragitto. La simbologia della complementarietà dei ruoli e dei valori è qui ancora una volta scandita con una leggerezza e una positività disarmante.
Il periodo blu

Il fascino del colore blu con le implicazioni sensoriali che suscita ha contagiato anche diversi periodi del lavoro di Chagal. La notte accompagna i suoi personaggi, li avvolge o permette loro vagabondare lontano. Come nel “Viaggiatore” del 1917, risolto con sfumature di blu intenso e di grigie e bianchi che ne determinano una linearità e slancio poetico insieme.
Esiste anche una serie di dipinti realizzati in rosso che Chagal intitolerà “Cantico dei cantici” (1958-1966) che il pittore dedicherà all’omonima parte della Bibbia.
Il periodo fouves e cubista

Le frequentazioni parigine hanno portato l’artista a sperimentare e a cimentarsi nelle branche artistiche allora in voga nella capitale francese: dal Surrealismo ai Fauves, dal Simbolismo al Cubismo. E infatti nella sua pittura troviamo influenze di ognuna di queste tendenze, sempre però declinate con un linguaggio personalissimo che si discosta comunque dai dettami di queste discipline.

Dopo aver seguito studi artistici si interessa appassionatamente ad approfondire i meccanismi e l’evolversi della storia dell’arte contemporanea.
Proprio in qualità di critico d’arte e corrispondente, negli anni ’80 e ’90, ha firmato saggi e recensioni per alcuni dei maggiori periodici del settore, tra i quali: Terzoocchio delle edizioni Bora di Bologna, Flash Art di Milano Julier di Trieste ed il genovese ExArte .
Inoltre affiancherà attivamente come consulente la famosa galleria d’Arte avanguardistica Fluxia durante tutto il periodo della sua esistenza.
Ha partecipato all’organizzazione di numerosi eventi, tra i quali l’anniversario del centenario dell’Istituto d’Arte di Chiavari e la commemorazione del trentennale della morte del poeta Camillo Sbarbaro a S. Margherita L.
Nel 2010 pubblica il suo primo romanzo: “La strana faccenda di via Beatrice D’Este”, un giallo fantasioso e “intimista”.
Nel 2018 pubblica il fantasy storico “Tiwanaku La Leggenda” ispirato alla storia ed alle leggende delle Ande pre-incaiche.
Attualmente collabora con alcuni blog e riviste on-line come “Chili di libri, “Accademia della scrittura”,
“Emozioni imperfette”, “L’artefatto”,” Read il magazine” e “Hermes Magazine” occupandosi ancora di critica d’arte e di recensioni letterarie.