Il paesaggio autunnale che inizia a prendere forma proprio in questi giorni, tra alberi che cambiano i propri colori, foglie che da verdi iniziano ad ingiallire e chiome di conifere che da verdi diventano marroni attraversando tutte le sfumature e le gradazioni di queste colorazioni, è sempre stato il motivo ispiratore di tanti pittori.
In particolare, però, William Turner e Claude Monet, i maggiori esponenti rispettivamente della pittura romantica e dell’arte impressionista, ne hanno enfatizzato le sensazioni visive, catturando la metamorfosi che avviene in questa stagione, registrando tutte le sensazioni visive in una sorta di caleidoscopio ricchissimo di frammenti di colore in continuo cambiamento.
William Turner e i suoi paesaggi autunnali
Con la sua pittura a olio in cui le pennellate sembrano forti e decise, rappresenta la potenza della natura nei suoi aspetti più tenebrosi e che incutono terrore, come la tempesta, il vortice di aria che si abbatte sugli alberi, gli eventi meteorologici più spaventosi per l’uomo. I colori sono carichi, pastosi e indicano come la natura viene percepita dall’essere umano, piena di movimento e inarrestabile nella furia degli elementi, per sconvolgere emotivamente lo spettatore. Ne è un esempio “Fall of an Avalanche in the Grisons” – ossia “La caduta di una valanga nei Grigioni” del 1810 oggi al Tate Museum di New York-, in cui le sfumature evanescenti della luce dorata rappresentano sia la fine dell’estate che l’inizio dell’autunno. In tal senso sembra riprodurre il ciclo vitale delle stagioni che si alternano sulla terra e dunque allude allo scorrere del tempo e alla fragilità della condizione umana: l’uomo è soltanto un elemento della natura in preda alla forza cieca che lo può far sopravvivere o travolgere a seconda del capriccio della fortuna. In tal senso la luce e le sue pennellate, che raccontano sensazioni forte ma anche fragili al contempo, hanno influenzato e anticipato l’impressionismo e l’astrattismo del Novecento.
I paesaggi autunnali di Claude Monet

Claude Monet rappresenta il maggiore esponente della corrente impressionista e post-impressionista del pieno Novecento.
La sua tecnica definita “en plein air” è costituita da pennellate rapide e che si possono ben distinguere le une dalle altre, focalizzando tutto il quadro sul gioco tra luce e colore.
Al contrario di Turner, però, Monet non descrive eventi climatici catastrofici, ma la vibrazione della luce che penetra nella natura e le trasformazioni che ne derivano, come se la Natura avesse nelle sue mani una tavolozza di colori e decidesse di mescolarli tra loro con l’alchimia della luce e studiandone gli effetti che produce su di loro. Un esempio dei suoi paesaggi autunnali è la serie dedicata ai “Pioppi” o ai “Covoni”- tra cui “Pioppi, tre alberi rosa in autunno” – in cui si evidenziano le diverse sfumature che la luce forma quando si riflette sui rami o sui tronchi degli alberi. Di particolare interesse è di certo anche il dipinto “Effetti d’autunno a Argenteuil” del 1873, oggi custodita nel Musée d’Orsay a Parigi, in cui viene rappresentata una parte della Senna – nel tratto che scorre appunto ad Argenteuil- in cui i riflessi dei colori, delle foglie e della chioma o dei tronchi sull’acqua del fiume che scorre crea miriadi di sfumature sempre diverse che ricompongono tutte insieme la delicatezza e la forza della natura. Qui tonalità calde e fredde si succedono quasi come nell’iride o nell’arcobaleno, mettendo in evidente risalto la bellezza dei colori autunnali. Si passa così dall’arancio al giallo fino al viola, rendendo il riflesso sull’acqua e le ombre con un’evidente vibrazione che descrive il movimento vivo e sempre cangiante dell’acqua che scorre e non è mai uguale a se stessa.
Dunque Monet deve avere di certo intuito dai quadri di Turner l’importanza di descrivere le emozioni che la natura suscita nell’essere umano, piuttosto che la pura e semplice descrizione della realtà in sé e oggettivamente visibile. Tuttavia la sua novità consiste non nel catturare la forza emotiva che la potenza naturale suscita nell’uomo, bensì nella “dissoluzione del reale” in mille colori e in mille sfumature di luce diverse!