Il 18 gennaio la Chiesa di Santa Maria di Portosalvo, recentemente riscoperta, ha ospitato Pietas, la mostra di alcuni quadri dell’artista contemporaneo Michelangelo della Morte.
La storia della Chiesa
Circa due anni fa, grazie alla cooperativa Culturadice, la bellissima Chiesa ancora consacrata e quasi sconosciuta è stata riportata alla luce dopo essere rimasta chiusa per ben 25 anni. Secondo la leggenda, la Chiesa è stata consacrata da un marinaio alla Madonna di Portosalvo, come ringraziamento dopo averlo salvato da una tempesta e da morte certa. Da allora è divenuta punto di riferimento per tutte le figure legate al mare, e oggi è presentata non soltanto come un simbolo di fede, ma anche un faro di cultura e arte.
Finalmente la Chiesa è stata in grado di ospitare il quadro della Pietà di Michelangelo della Morte, nella mostra curata da Melania Fusaro e Federica Guida, durante la quale è stato possibile osservare anche altre quattro opere dell’artista.
L’introduzione di Gianpasquale Greco
Come spiegato nell’introduzione dal critico d’arte Gianpasquale Greco, non si è trattato solo di un’occasione per osservare le meravigliose opere, ma anche per far scoprire la storia della Chiesa di Portosalvo come di molte altre chiese di Napoli abbandonate.
La Chiesa di Santa Maria di Portosalvo è un piccolo miracolo barocco napoletano salvo, ancora integro, non attaccato da ladri e malfattori, come purtoppo succede spesso a queste chiese dimenticate. Dopo essere stata usata per lungo tempo come rifugio per i senza tetto, oggi è stata riscattata dall’organizzazione Culturadice, che l’ha salvata dall’abbandono, allontanando la criminalità.
La Chiesa è probabilmente nata nel ‘500, ma le sue decorazioni risalgono all’epoca tra ‘600 e ‘700, come il bellissimo rivestimento marmoreo. Eppure l’unica annotazione che accenna alla storia di questa Chiesa la ricorda non tanto per la sua funzione artistica, ma per la sua funzione sociale.
Le opere di Michelangelo della Morte che sono state ospitate, ricordano opere barocche ma sono modernissime. La sua arte, nella sua immeditezza, ha una capacità di arrivare a tutti, e ha dentro di se un incredibile lavoro di tecniche, scelta dei soggetti, simbolismo e ricerca della luce. Un’arte che nasce dallo studio di tecniche e tantissima storia dell’arte.
Tra i cinque dipinti, l’attenzione va posta soprattutto sulla Pietas. In questa collezione la Pietà si libera dalle convenzioni iconografiche per assumere forme nuove e audaci. Non più la madre che accoglie passivamente il corpo del figlio, ma una figura che sembra offrirlo all’umanità, in un gesto di estrema donazione e di sfida alla morte stessa. È un’epifania, una rivelazione del Cristo che è, al contempo, divino e dolorosamente umano.