È possibile che esista un insetto che ama i libri? Sembrerebbe proprio di sì; lo Sphaeropsocopsis utriusquemariaechristinaeche, infatti, a quanto pare adora frequentare i musei ed è particolarmente ghiotto di libri antichi.

La scoperta

Si immaginerebbe che al giorno d’oggi tutte le specie di animali siano state identificate e accuratamente catalogate, ma in realtà il mondo della natura offre ancora degli spunti per nuove e affascinanti scoperte. Questo particolare insetto, che si potrebbe definire colto, è infatti stato scoperto solo di recente nella biblioteca monumentale del Collegio Alberoni di Piacenza. È stato denominato “Sphaeropsocopsis utriusquemariaechristinaeche”, altrimenti detto “Sphaeropsocide delle due Maria Cristina” in omaggio a due donne, Maria Cristina Bertonazzi e Maria Cristina Reguzzi, che hanno fatto parte del gruppo team di entomologi che lo hanno studiato e hanno collaborato per l’occasione con il professor Rinaldo Nicoli Aldini.

Dopo il primo avvistamento presso il Collegio Alberoni l’animale è stato trovato anche presso la Biblioteca del seminario vescovile dell’Archivio diocesano di Cremona e al Museo civico “Ala Ponzone” della stessa città.

L’habitat

Secondo l’articolo pubblicato in seguito agli studi, lo Sphaeropsocopsis ama aggirarsi in locali al chiuso caratterizzati da una scarsa illuminazione e da un’elevata umidità, per cui biblioteche, archivi e musei collocati in edifici antichi costituiscono il suo habitat ideale. La scoperta è recente e l’insetto è stato esaminato per la prima volta in Italia; l’esperto naturalista Nicola Bressi ha commentato la notizia dichiarando che sarebbe interessante capire se si tratti di una specie endemica o se l’insetto sia giunto nel nostro Paese da altri continenti, magari proprio viaggiando con i libri.

L'insetto che ama i libri: scopriamo di più

Fonte foto: pixabay.com

Lo Sphaeropsocopsis è stato ritrovato nei pressi di altri artropodi, perlopiù ragni, e sembrerebbe nutrirsi proprio delle carcasse di insetti morti, il che si rivelerebbe una buona notizia perché libri e quadri antichi sarebbero in salvo.

Cosa mangia

Nella fase delle prime analisi dell’intestino dello Sphaeropsocopsis sono stati trovati resti di spore fungine e di contenuti organici, che al momento non sono ancora stati identificati. Sarà opportuno in futuro applicare delle trappole adesive sugli scaffali di musei e biblioteche, per catturare altri esemplari dell’animale, esaminare le sue abitudini alimentari e scongiurare l’ipotesi che si nutra delle pagine di tomi antichi.

Se l’insetto mostrasse di prediligere la carta come cibo, al pari di altri psocidi, potrebbe causare numerosi danni al nostro patrimonio bibliografico, ma per fortuna al momento questa eventualità è stata scongiurata dagli esperti, perché i libri in cui è stato ritrovato erano indenni.

Il verme disicio

La bizzarra scoperta fa venire subito in mente le particolari specie di insetti descritte dal geniale Stefano Benni nella sua esilarante raccolta di racconti “Il bar sotto il mare” pubblicata nel 1987. In questo libro l’autore descrive una serie di animali che dovrebbe essere temuta da tutti i romanzi, come la cimice maiofaga, che mangia le maiuscole, o il farfalo, un imenottero che si nutre delle doppie e predilige le parole come “nonnulla” e “mammella”.

Assai molesta è la termite della punteggiatura che si ciba dei punti e virgola e genera le frasi ininterrotte, o la pulce del congiuntivo, che fa apparire i testi pieni di errori dopo aver divorato il suo tempo verbale preferito. L’animale più fastidioso, però, è sicuramente il verme disicio, che si diverte a spostare le parole e stravolgere il significato dei testi.

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