Il nucleo storico della città umbra di Orvieto è situato su un altipiano da dove si domina tutte le vallate circostanti. Proprio la sua posizione la rese territorio ideale per gli stanziamenti umani sin dal Paleolitico e, senza soluzione di continuità, nei millenni successivi fino all’insediamento etrusco (Volsinii), alla deportazione e distruzione operata da Roma e alla successiva rifondazione sulla rupe (Urbus Vetus: città vecchia) a causa delle numerose invasioni barbariche.

Fonte foto: Cristina Belloni
La connotazione attuale del centro storico risale al periodo medioevale quando, tra il XII e il XIV secolo, l’espansione territoriale e commerciale della città conosce una fase di prosperità e potenza. È proprio alla fine del 1200 che si pose la prima pietra della Cattedrale dedicata a Santa Maria Assunta, costruita sulle rovine di una precedente chiesetta. Sull’impianto inizialmente in stile Romanico l’architetto e scultore Lorenzo Maitani (1275-1330) intervenne successivamente, rielaborando e adattando al gusto italico dell’epoca le architetture Gotiche francesi.

Fonte foto: Opera del duomo di Orvieto
Ai visitatori il Duomo si presenta di uno straordinario equilibrio di forme, maestoso e imponente superando di molto le altezze delle costruzioni dell’intero nucleo urbano. La verticalità caratterizzata dalle guglie è bilanciata dagli interventi orizzontali che modellano armonicamente lo spazio dei vari piani. La facciata presenta tre portali, corrispondenti alle tre navate interne, intervallati da quattro pilastri dove campeggiano bellissimi bassorilievi marmorei fitti di figure e di dettagli, nei quali viene narrata la storia dalla creazione, l’avvento del Cristo Redentore, sino al Giudizio Universale, in parte opera dello stesso Maitani. La parte superiore della facciata del Duomo, dedicato a Maria, è rivestita da sfolgoranti mosaici a fondo oro dove viene descritta la storia della Vergine. Centrale è poi il rosone realizzato dall’architetto, scultore e pittore Andrea Orcagna (1308-1368) intorno al 1354. I suggestivi portoni in bronzo invece sono opere recenti dello scultore Emilio Greco (1913-1995), che dal 1962 sostituiscono gli originali portali di legno.

Fonte foto: Opera del Duomo di Orvieto
L’interno si presenta ampio e solenne con il soffitto a capriate in legno e dieci colonne altissime a sorreggerlo. Sono quasi del tutto perdute le decorazioni parietali delle origini delle quali restano solo alcuni frammenti, sono tornate però, nel 2019, le grandi statue marmoree dei santi e degli apostoli eseguite da diversi artisti (il Moschino, Raffaello da Montelupo, Ippolito Scalza, Giovanni Caccini, Pietro Francavilla, Francesco Mochi, Ippolito Buzi, Bernardino Cametti, Fabiano Toti) tra il 1556 e il 1722.
Le due splendide cappelle ai lati del presbiterio a formare la croce latina (quest’ultimo interamente decorato con affreschi che illustrano episodi della vita di Maria), e cioè la Cappella del Corporale e la Cappella di San Brizio rappresentano due scrigni di ineguagliabile bellezza. Nella prima è conservato il Corporale del miracolo di Bolsena , mentre nella seconda si possono ammirare affreschi del Beato Angelico (1395-1455) e le grandi raffigurazioni di Luca Signorelli (1441-1523) datate intorno al 1500. tra i quali a sinistra la “Predica dell’anticristo” e a destra il “Giudizio Universale” con terrificanti scene di demoni che scendono scagliando frecce e la disperazione dei dannati , e “La resurrezione della carne” con i corpi dei defunti che si reincarnano ed escono dalla terra.

Fonte foto: Opera del Duomo di Orvieto
Il Duomo di Orvieto rappresenta, insomma, uno dei migliori e più suggestivi esempi della raffinatezza dell’espressione artistica italiana del medioevo.

Dopo aver seguito studi artistici si interessa appassionatamente ad approfondire i meccanismi e l’evolversi della storia dell’arte contemporanea.
Proprio in qualità di critico d’arte e corrispondente, negli anni ’80 e ’90, ha firmato saggi e recensioni per alcuni dei maggiori periodici del settore, tra i quali: Terzoocchio delle edizioni Bora di Bologna, Flash Art di Milano Julier di Trieste ed il genovese ExArte .
Inoltre affiancherà attivamente come consulente la famosa galleria d’Arte avanguardistica Fluxia durante tutto il periodo della sua esistenza.
Ha partecipato all’organizzazione di numerosi eventi, tra i quali l’anniversario del centenario dell’Istituto d’Arte di Chiavari e la commemorazione del trentennale della morte del poeta Camillo Sbarbaro a S. Margherita L.
Nel 2010 pubblica il suo primo romanzo: “La strana faccenda di via Beatrice D’Este”, un giallo fantasioso e “intimista”.
Nel 2018 pubblica il fantasy storico “Tiwanaku La Leggenda” ispirato alla storia ed alle leggende delle Ande pre-incaiche.
Attualmente collabora con alcuni blog e riviste on-line come “Chili di libri, “Accademia della scrittura”,
“Emozioni imperfette”, “L’artefatto”,” Read il magazine” e “Hermes Magazine” occupandosi ancora di critica d’arte e di recensioni letterarie.