È in corso a Venezia la mostra A Necessary Fiction: Maps, Art, and Models of Our World, promossa dal Ministero della Cultura dell’Arabia Saudita. Ospitata negli spazi dell’Abbazia di San Gregorio, affacciata sul Canal Grande, rimarrà aperta al pubblico fino al 22 novembre 2026, la mostra propone un’esplorazione della cartografia e dei diversi modi in cui l’uomo ha cercato di comprendere il mondo che abita.

Attraverso un ampio arco geografico e mettendo in dialogo opere storiche e contemporanee, il progetto espositivo indaga il modo in cui mappe, globi, manoscritti e opere d’arte hanno contribuito, nel tempo, a costruire sistemi di orientamento, rappresentazione e credenze.

Curata da Sara Almutlaq e Aurora Fonda, con Zaira Carrer e Amina Diab in qualità di curatrici associate, A Necessary Fiction è concepita come un viaggio nella natura costruita della cartografia e nel ruolo della narrazione nel definire ciò che consideriamo vero. In stretta collaborazione con gli exhibition designer Ibrahim Kombarji e Bianca Pedron, le curatrici offrono una prospettiva dinamica sulla cartografia attraverso il tempo e lungo un ampio arco geografico. Mettendo in dialogo opere d’arte contemporanea con manoscritti cosmografici del XIII secolo, mappe della prima età moderna e materiali cartografici del XVIII secolo, la mostra rivela la tendenza profondamente umana alla rappresentazione. Dalla navigazione sensoriale del paesaggio, precedente alla cartografia, fino al nostro presente segnato da una precisione ipercartografica, il percorso espositivo ripercorre un impulso umano condiviso: dare forma al mondo attraverso diverse concezioni e forme della cartografia. 

A Necessary Fiction porta in primo piano registri cartografici alternativi, come diagrammi cosmologici, geografie speculative e sistemi di orientamento. Tra questi figurano il Globo celeste di Gerardus Mercator, in prestito dalla Biblioteca Statale di Cremona; un foglio tratto dal Kitab Aja’ib al-Makhlūqat wa-Ghara’ib al-Mawjūdat (Le meraviglie della creazione e le stranezze dell’esistenza) di Al Qazwini, in prestito dalla Fondazione Bruschettini di Genova; mappe del XVIII secolo della Penisola Arabica, in prestito dalla King Abdulaziz Public Library di Riyadh; insieme a opere contemporanee di artisti tra cui Trevor Paglen, Simone Fattal, Manal AlDowayan e Yoko Ono. Il percorso invita i visitatori a considerare la cartografia non come descrizione neutra del territorio, bensì come pratica culturale plasmata nel tempo dall’immaginazione, dalle credenze e dall’esperienza vissuta.

La mostra presenta anche opere appositamente commissionate ad artisti tra cui Abdulmohsen Albinali, Monira Al Qadiri, Nasser Al Salem, Aseel AlYaqoub, Enej Gala, Abdullah Miniawy e Tod Wodicka e Matilde Sambo. Sulla facciata dell’edificio, The Children of Smokeless Fire di Monira Al Qadiri si configura come un’installazione di creature fluttuanti ispirata al manoscritto cosmografico di al-Qazwīnī ʿAjāʾib al-Makhlūqāt (Le meraviglie della creazione). All’ingresso del chiostro dell’Abbazia, l’installazione immersiva di Nasser Al Salem Each Time a Star Goes Astray evoca le tradizioni di navigazione celeste radicate nel sapere del deserto, richiamando sistemi di orientamento anteriori alla rappresentazione cartografica standardizzata. Le opere di Reena Saini Kallat e Matilde Sambo, collocate nel porticato dell’edificio, ampliano questa riflessione sull’orientamento dal corpo, inteso come primo strumento di navigazione, ai sistemi contemporanei di confine e connessione che continuano a strutturare i modi in cui il mondo viene rappresentato oggi.

Le sezioni tematiche

Cinque sezioni tematiche scandiscono il percorso del pubblico attraverso la cartografia: The Precartographic, The Imaginary Ideology, The Ideological Imaginary, The Hypercartographic, e The Transformed. In The Imaginary Ideology, l’uso di creature mitiche nella rappresentazione cartografica è esplorato attraverso l’esposizione di Islandia, una mappa del geografo del XVI secolo Abraham Ortelius, insieme al manoscritto di Ibn al-Wardī Kharīdat al-‘Aja’ib wa-Farīdat al-Ġara’ib (The Pearl of Wonders and the Unique Marvels), che raffigura un oceano che circonda le terre conosciute. Opere contemporanee, tra cui The Gulf Project Camp di Wael Shawky e l’animazione Time and the Eternal Game of Myth di Abdulmohsen Albinali, estendono al presente la rappresentazione dell’alterità mitica.

A Necessary Fiction è uno degli eventi culturali organizzati a Venezia dal Ministero della Cultura saudita in concomitanza con la partecipazione dell’Arabia Saudita alla 61. Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia. La mostra riafferma l’impegno del Ministero nella tutela e nella valorizzazione della cultura, nonché nella promozione di connessioni tra culture diverse.

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