Fonte foto: billboarditalia.it

Ogni anno il 9 maggio, tra le 23:55 e le 23:59, tra un tag e una storia Instagram, da una chat all’altra salta fuori il nome di Liberato. Non è dato sapere chi sia. Dietro l’ormai misterioso pseudonimo che annualmente dà appuntamento a curiosi, partenopei e wannabe tali, pseudo esperti e demolitori della prima ora, c’è un condensatore di culture, visioni ed arte sonora non definita. “Liberato canta ancora” è il rimbalzo social che ad un minuto dalla mezzanotte non ha lasciato scampo al 2022, per la gioia di chi ha l’orecchio ben aperto o la penna distruttrice.

 

 

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Liberato II

Il secondo atto di quel fenomeno da molti definito come una riuscitissima operazione di marketing, si presenta stavolta in 7 tracce dal nome Liberato II: una miscellanea ben studiata di ere, luoghi e generi, concentrata in poco più di una mezz’ora, dai tratti unici ed inspiegabilmente magnetici. Il tutto, corredato dalla preziosa sintesi visiva a cura di Francesco Lettieri, che abilmente torna a collaborare con Liberato per il pezzo di apertura “Partenope” fondendo la storia al mistero della leggenda.

Il Liberato del 2022 si palesa nelle vesti di un cantastorie del futuro che, come in una maliziosa filastrocca popolare di inizio ‘900, racconta l’amore della nostra generazione, scegliendo con cura le liriche più pop, montandole su cassa dritta e synth, sempre in bilico tra il napoletano e l’inglese. A fare da sfondo comune, i testi che prendono gentilmente in prestito fotografie neomelodiche, edulcorandone l’aspetto popolare, ora con distorsioni vocali, ora con un inaspettato french touch portandoci in giro per la città, nella notte partenopea.

E così, nelle cuffie,  scorrono le immagini di Napoli e di Anna (Nun te spusà cu chill, but i love u still) che tanto fanno pensare all’omonima Annarè D’alessiana, quelle di “Guagliuncella napulitana”, alla sposa ragazzina dello stesso autore, mentre Cicerenella, genera la stessa stucchevole reazione di un vecchio classico remixato a là “Pa pa l’americano”.

In ‘Na storia ‘e na sera il partenopeo dall’identità ignota mette su un pezzo da club ben riuscito. È qui che Liberato afferma “Tengo nu burdello inside” e l’ascoltatore si ritrova a condividere lo stesso pensiero. Ci chiediamo ancora se sia lo stesso dell’esordio e dove voglia andare a parare. Alle migliaia di domande “Chi è Liberato e che genere fa?” non esiste una risposta valida e condivisibile. Si tratta di un fenomeno comunicativo, visivo e sonoro mai visto prima d’ora, in perenne evoluzione, che non si ingabbia, si lascia comprendere da tutti e da nessuno, dalle casse più ignoranti sparate a tutto volume nelle auto e dai ragazzi che giocano a fare gli scugnizzi cresciuti, provocando i critici aggrappati ad un genere ormai obsoleto, ammaliando come Partenope chi accetta che tutto evolve, anche la musica.

 

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