Come già la copertina dà l’imboccata, “Post” è una deflagrazione di colori e forme e forse, insieme ad Homogenic, l’opera più creativa e coraggiosa di Björk. Un album che non cerca coerenza né linearità, ma solennizza la propria “stranezza” ad ogni salto sonoro, tra elettronica urbana e orchestrazioni jazzate.

Suoni in continua evoluzione

Prima di “Post”, Björk aveva già dato prova del suo poliedrico talento con l’album “Debut” nel 1993, – che segnava il suo esordio come solista dopo lo scioglimento dei The Sugarcubes – ricevendo ampi consensi dalla critica con  brani come “Human Behaviour” e “Venus as a Boy”.

Con il suo secondogenito Björk porta al limite la sua ispirazione: “Post” spazia tra trip‑hop, IDM, techno, house, ma non teme di mescolare elementi classici come fiati, archi e percussioni tribali. Ogni traccia è un mondo a sé, eppure insieme formano un mosaico organico e vibrante.

La voce dell’interprete qui è una forza della natura libera, imprevedibile, talvolta “sconnessa”, ma sempre carica di suggestione. È un delicato equilibrio tra istinto puro e precisione interpretativa, tra voce punk e anima poetica: una convivenza di stati che in pochi sanno incarnare alla perfezione come fa lei.

Un viaggio dai club a…Broadway

“Army of Me” apre l’album con un colpo industrial duro e deciso. Un invito provocatorio a risvegliarsi, sospinto da un fraseggio ritmico che spinge come un pugno nello stomaco. “Hyperballad”, invece, è pura magia elettronica. Acid house che si mescola agli archi e alla testimonianza di un rituale personale: lanciare oggetti da un precipizio per ritrovare sé stessi. È poesia sincera, una delle vette assolute di Björk.

Con “It’s Oh So Quiet”, Björk porta in scena un brano swing e teatrale, registrato con 20 elementi orchestrali. Uno dei singoli più famosi in assoluto che mostra la sua adorazione per i musical hollywoodiani e che funziona alla perfezione, regalando uno dei momenti più memorabili e imprevedibili del disco.

Gemme nascoste: i brani meno noti

Pezzi come “Enjoy”, con il suo ritmo ossessivo e sensualmente disturbante, oppure “You’ve Been Flirting Again”, un racconto orchestrale, dimostrano l’audacia sonora dell’album.

“Isobel” e “Possibly Maybe”sono eleganza tribale e profonda malinconia: la prima che narra in chiave magico-realistica la storia di una donna nata nella foresta e che si trasferisce in città, sperimentando un contrasto tra istinto e logica; la seconda, con il suo lento mood trip-hop, è una confessione notturna, un viaggio nell’intimità del cuore in frattura.

Il disco si chiude con due momenti delicati e intensi. “Cover Me”, registrato in ambientazioni naturali (si dice con la voce catturata in caverne o in riva al mare), è un sussurro spirituale che ci invita ad ascoltare il mistero della vita. “Headphones”, accompagnato da un arrangiamento dub del musicista britannico Tricky, è un’ode all’ascolto, un viaggio interiore guidato dai suoni.

Björk  e l’eredità di “Post”

Il secondo lavoro di Bjork è una rivoluzione sonora, un album che, pur uscito nel 1995, suona ancora moderno e influente, capace di incidere trasversalmente tra i generi . Un esempio di poliedricità che non perde mai il filo: nonostante le continue variazioni di stile tra le tracce eterogenee, “Post” non perde mai di vista la propria identità. In più, è l’album che per primo incarna la crescita e la libertà d’artista di Björk tra Londra e le sue radici islandesi.

All’epoca dell’uscita dell’album, Rolling Stone elogiò la capacità di Björk di combinare stili disparati, definendo Post una “vacanza sonora da cui è difficile tornare”. Qualche voce più critica — come Robert Christgau — gli rimproverò qualche eccesso sonoro e testi in inglese non proprio perfetti, ma nel complesso l’album fu una pietra miliare.

“Post” ha avuto un impatto duraturo. Da un lato ha spalancato le porte della sperimentazione pop, contaminando generi come trip-hop, dance e orchestrazione moderna; dall’altro ha ispirato tanti artisti sperimentatori contemporanei come Rosalía, Arca, Aurora (per citarne alcuni) L’artista visivo Jacolby Satterwhite l’ha definita fonte centrale per l’immaginario visivo dell’arte sonora e visiva del XXI secolo .

Per non parlare poi dei videoclip dei brani: non erano semplici corollari ma narrazioni visive profondamente integrate con la musica — grazie anche a registi del calibro di Spike Jonze, Michel Gondry e Stéphane Sednaoui. Una fusione tra avanguardia, suoni e immagini.

30 anni dopo, Post rimane un ponte tra passato e futuro, tra cuore e corpo, tra coraggio e vulnerabilità. Per chi cerca una Björk audace, coraggiosa e profondamente emotiva, questo è il disco da ascoltare. È un carnevale sonoro, un inno personale, un capolavoro che non ha paura di spiazzare — e lo fa con una grazia unica.

 

You May Also Like

“Hotel Supramonte”: la canzone capace di elevare il particolare a universale

Il testo ed il significato del brano di Fabrizio De Andrè, tra i più influenti e dotati cantautori italiani.

Le “Million reasons” di Lady Gaga

Conosciamo meglio l’intensa ed emozionante “Million reasons”, una delle canzoni più famose di Lady Gaga.

Chi è Anna Pepe, la ragazza che domina gli streaming

Anna Pepe, in arte Anna, è l’artista donna più ascoltata nel 2024 sulle piattaforme streaming, grazie al successo strepitoso delle sue canzoni rap/trap.

Rewind di Vasco – L’amore senza ipocrisie

Rewind di Vasco Rossi è un inno tutt’altro che maschilista. È l’elogio universale alla libertà dell’amore. Scopriamo insieme il significato di questa canzone.