Ci sono luoghi a Napoli che non sono semplici ristoranti, ma presìdi di memoria. La Cantinella, guidata da Giorgio Rosolino e sua figlia Sandy, sul lungomare di Napoli, è uno di questi. Un luogo che ha attraversato decenni, mode e generazioni, restando fedele a sé stesso, alla sua cucina di mare e a un’idea di ospitalità che oggi sembra quasi d’altri tempi.

Negli anni Ottanta e Novanta, e fino ai primi Duemila, La Cantinella era molto più di un ristorante: era un club, si entrava con la tessera. Tra quei tavoli sono passati nomi che hanno fatto la storia della cultura e dello spettacolo italiano, premi Nobel, capi di Stato, calciatori del Napoli e una clientela internazionale legata agli alberghi storici del lungomare. Un via vai discreto, elegante, mai urlato.

Entrando oggi, il tempo sembra essersi fermato. Gli arredi sono quelli di sempre, volutamente intatti, con quel fascino e quell’eleganza un po’ retrò che non cerca di piacere a tutti, ma solo a chi sa riconoscerlo. È una scelta precisa, coerente, quasi identitaria.

La cucina de La Cantinella

La cucina resta il vero cuore pulsante. Pesce, solo pesce, trattato con rispetto, tecnica e una leggera voglia di rilettura. Materie prime selezionate e soprattutto locali. I prezzi sono importanti, è vero, ma la qualità è alta e costante. Tra gli antipasti spicca una parmigiana di pesce spada, sorprendente per equilibrio e delicatezza, seguita dalle polpettine di baccalà adagiate su scarola, olive, pinoli e uvetta passa, un piatto che profuma di tradizione napoletana, senza nostalgia forzata. Ottimi anche i gamberi in pastella, asciutti e fragranti, e la ranfa di polpo su crema di patate alla curcuma, dove il mare incontra una nota speziata misurata.

I primi piatti confermano la solidità della cucina: le linguine alla Santa Lucia, ricche di pesce e sapore, raccontano il golfo con sincerità. La cacio e pepe con tartare di gambero sorprende per equilibrio e precisione, con una mantecatura perfetta e una pasta rigorosamente al dente.

E poi c’è il dolce. Una vera e propria coccola finale. Il soufflé, dolce simbolo de La Cantinella, arriva caldo, leggero, pronto ad accogliere la colata di crema al cioccolato o alla vaniglia. Un gesto lento, quasi rituale, che chiude la cena con dolcezza e comfort.

La Cantinella oggi resiste. Resiste ai cantieri, al tempo che cambia, alla ristorazione veloce e all’estetica a tutti i costi. Resiste con la sua storia, con una cucina solida e con un’identità che non chiede di essere reinventata. E forse, proprio per questo, merita di essere raccontata. E scelta.

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