Nell’ambito della pittura informale del novecento Gastone Novelli (1925-1968) occupa un posto particolare, sia per la sua inventiva, sia per la capacità di fondere linguaggi diversi.
Nel centenario della nascita la Galleria Internazionale d’Arte Moderna di Venezia con sede a Ca’ Pesaro, ha allestito, dal 14 novembre scorso, sino al primo marzo 2026, una grande mostra monografica delle sue opere, nell’ambito delle esposizioni che la Galleria ha dedicate in questi anni ai maestri del secondo dopoguerra.
L’artista

Fonte foto: Archivio Gastone Novelli
«Dipingere è scrivere con un alfabeto ancora da inventare.»
Gastone Novelli
Dopo la sua esperienza partigiana, la cattura nel 1943 e la liberazione l’anno seguente, Novelli nel 1950 si trasferisce in Brasile dove insegna e porta avanti il suo lavoro pittorico basato sulla ricerca nell’ambito dell’astrazione geometrica e ispirato dalle opere del pittore e scultore svizzero Max Bill (1908-1994). Partecipa alle Biennali di San Paolo nel 1951 e nel 1953, per poi viaggiare in Europa, dove espone in collettive, e negli Stati Uniti esponendo a New York.

Fonte foto: Archivio Gastone Novelli
Con il passare degli anni il suo linguaggio pittorico si evolve da un informale materico nel quale sono presenti anche indizi di scrittura, alla sperimentazione neo-dadaista con inserimenti di collage, per poi ritornare, negli anni sessanta, a tele che contengono segni e parole, riferimenti poetici e musicali in un codice personale che caratterizza la sua produzione di quegli anni. Partecipa alla XXXII Biennale di Venezia nel 1964 e già l’impegno politico si riflette nel suo lavoro, tanto che alla successiva presenza in Biennale (1968) compie un gesto eclatante e memorabile girando verso il muro i suoi quadri e esponendo la scritta: “ La Biennale è fascista”. Morirà lo stesso anno a Milano.
La mostra
A cura di Elisabetta Barisoni e Paola Bonani, con la collaborazione dell’Archivio Gastone Novelli, l’esposizione si dispiega nelle otto sale al secondo piano del museo, presentando circa sessanta opere che esplicano il lavoro creativo di Novelli tra il 1957 e l’anno della sua morte. Il periodo più significativo e maturo della sua produzione caratterizzato da superfici pittoriche stratificate, invenzione di tracce e di simboli, interventi cromatici e segnici che si fondono o appaiono in significante liriche e trascendenti.

Dopo aver seguito studi artistici si interessa appassionatamente ad approfondire i meccanismi e l’evolversi della storia dell’arte contemporanea.
Proprio in qualità di critico d’arte e corrispondente, negli anni ’80 e ’90, ha firmato saggi e recensioni per alcuni dei maggiori periodici del settore, tra i quali: Terzoocchio delle edizioni Bora di Bologna, Flash Art di Milano Julier di Trieste ed il genovese ExArte .
Inoltre affiancherà attivamente come consulente la famosa galleria d’Arte avanguardistica Fluxia durante tutto il periodo della sua esistenza.
Ha partecipato all’organizzazione di numerosi eventi, tra i quali l’anniversario del centenario dell’Istituto d’Arte di Chiavari e la commemorazione del trentennale della morte del poeta Camillo Sbarbaro a S. Margherita L.
Nel 2010 pubblica il suo primo romanzo: “La strana faccenda di via Beatrice D’Este”, un giallo fantasioso e “intimista”.
Nel 2018 pubblica il fantasy storico “Tiwanaku La Leggenda” ispirato alla storia ed alle leggende delle Ande pre-incaiche.
Attualmente collabora con alcuni blog e riviste on-line come “Chili di libri, “Accademia della scrittura”,
“Emozioni imperfette”, “L’artefatto”,” Read il magazine” e “Hermes Magazine” occupandosi ancora di critica d’arte e di recensioni letterarie.