Dal 14 marzo fino al 23 agosto la città di Firenze ospiterà uno degli eventi artistici più attesi del 2026: una grande mostra a Palazzo Strozzi dedicata a Mark Rothko, maestro indiscusso dell’arte americana del Novecento.
La mostra è stata curata da Elena Geuna e Christopher Rothko, figlio dell’artista, e riunisce una selezione straordinaria di opere, molte delle quali non sono mai state esposte in Italia. I dipinti sono provenienti da alcuni dei musei più importanti al mondo: il MoMA e il Metropolitan Museum di New York, la Tate di Londra, il Centre Pompidou di Parigi e la National Gallery of Art di Washington.
L’obiettivo del percorso espositivo è accompagnare il visitatore attraverso l’intera evoluzione artistica di Rothko: dalle prime opere figurative, intrise di Espressionismo e Surrealismo, fino alle iconiche tele astratte degli anni Cinquanta e Sessanta, quelle immense campiture di colore vibrante che hanno reso il suo nome leggendario. Non una semplice retrospettiva, ma un vero viaggio nell’anima di un artista che ha fatto della pittura uno strumento di meditazione e introspezione.
La vita e l’arte di Rothko
Nato nel 1903 a Dvinsk, nell’odierna Lettonia, Rothko emigrò negli Stati Uniti da bambino e si formò tra la Yale University e l’Art Students League di New York. I suoi esordi furono figurativi, ritratti, scene urbane, interni, ma nel corso degli anni Quaranta la sua ricerca attraversò una fase surrealista e mitologica che lo portò progressivamente verso l’astrazione.
Solo tra la fine degli anni Quaranta e l’inizio degli anni Cinquanta Rothko sviluppò il linguaggio che lo rese celebre: grandi tele dominate da rettangoli sovrapposti dai contorni sfumati, immersi in campi cromatici che sembrano pulsare di luce propria.
Per lui il colore non era mai decorazione, ma uno strumento per evocare le emozioni umane più profonde, dalla tragedia all’estasi, dal silenzio alla trascendenza. Diceva: «Quando uno dipinge un quadro grande, c’è dentro» ed è questa la sensazione che traspare dai suoi quadri, di essere avvolti, quasi inghiottiti, da un’esperienza visiva totale.
Il legame con Firenze
Uno degli elementi più interessanti della mostra è il legame di Rothko con la tradizione artistica italiana. Infatti l’artista è stato profondamente influenzato dalla pittura del Quattrocento, in particolare da Beato Angelico e dalla qualità luminosa dei suoi dipinti e la stesura sottile e stratificata del colore.
La mostra si estende inoltre oltre le sale di Palazzo Strozzi coinvolgendo due luoghi carissimi a Rothko: il Museo San Marco dove sono conservate opere di Angelico, creando un confronto emozionante tra due mondi distanti nel tempo ma vicini nella ricerca della luce e della spiritualità. E il Vestibolo della Biblioteca Medicea Laurenziana, dall’architettura rinascimentale progettata da Michelangelo.
Questa scelta espositiva trasforma l’intera città in un percorso d’arte diffuso.
La straordinarietà dell’evento
Le mostre di Rothko in Italia sono pochissime: l’ultima risale al 2007-2008 al Palazzo delle Esposizioni di Roma, e ancor prima bisogna tornare al 1970, quando Ca’ Pesaro a Venezia lo omaggiò in occasione della Biennale, poco dopo la sua tragica scomparsa. Si tratta dunque di una occasione imperdibile.