Napoli ospita uno dei più ricchi ecosistemi di street art in Europa, dove oltre 300 opere monumentali hanno trasformato quartieri segnati da degrado e criminalità in gallerie a cielo aperto. 

Oggi la street art napoletana è riconosciuta come strumento di rigenerazione urbana e sociale dalle istituzioni e attira flussi turistici crescenti nei quartieri storici e nelle periferie.

Ecco 7 opere da cercare, quartiere per quartiere.

1. San Gennaro di Jorit – Forcella

In Piazza Crocelle ai Mannesi, su una palazzina adiacente alla Chiesa di San Giorgio Maggiore, il volto del santo patrono di Napoli troneggia a 15 metri di altezza. Jorit Agoch lo ha dipinto nel settembre 2015, ritraendolo come un giovane operaio napoletano, il modello era un suo amico carrozziere, con lo sguardo rivolto al cielo e le due strisce rosse sulle guance, segno distintivo dell’artista ispirato ai rituali di scarificazione tribale africana. San Gennaro entra così nella “Human Tribe”, il progetto con cui Jorit ribadisce l’appartenenza di ogni essere umano a un’unica tribù.

L’inaugurazione coincise con la festa del santo il 19 settembre e fu la prima opera di street art italiana a ricevere una benedizione. Nel febbraio 2025 Jorit è tornato a Forcella su richiesta del Comune per restaurarla.

Dove: Piazza Crocelle ai Mannesi, Forcella – a pochi passi dal Duomo.

san gennaro di Jorit

Fonte foto: jorit.it

2. Madonna con la pistola di Banksy – Piazza dei Girolamini

Una figura femminile a braccia aperte, con in testa non un’aureola ma un revolver fumante. Banksy la realizzò in una sola notte dell’ottobre 2004 su una parete di Piazza dei Girolamini, lungo Via dei Tribunali. È la prima opera italiana dell’artista britannico e dialoga esplicitamente con le edicole votive che punteggiano i vicoli napoletani: la stessa convivenza tra fede e violenza, resa in stencil bianco su nero.

Nel 2016, dopo una petizione firmata da oltre 16.500 persone, l’opera è stata protetta da una teca in plexiglass installata da un privato cittadino. Accanto all’ingresso laterale della pizzeria Dal Presidente, è oggi una delle tappe più cercate del centro storico.

Dove: Piazza dei Girolamini, nei pressi di Via Duomo – cuore del Decumano Maggiore.

Banksy Napoli

Fonte foto: fondoambiente.it

3. Il murale di Blu sull’ex OPG – Materdei

Su tutta la facciata dell’ex Ospedale Psichiatrico Giudiziario di Via Matteo Renato Imbriani 218, Blu ha dipinto tra marzo e aprile 2016 quattro figure monumentali. La più potente è un umanoide verde a bocca spalancata – la bocca coincide con una finestra dell’edificio – con catene spezzate in una mano e l’altra intenta a strapparsi di dosso una divisa da carcerato. Accanto, una figura rossa si toglie con i denti una camicia di forza. L’opera è stata realizzata a mano, con vernici a tempera e rulli su bastoni telescopici, senza ponteggi.

Il contesto non è casuale. L’edificio, monastero seicentesco divenuto OPG nel 1925, fu occupato nel marzo 2015 e trasformato nel centro sociale “Je so’ pazzo” – dalla canzone di Pino Daniele. Oggi ospita un ambulatorio popolare, un doposcuola, una scuola di italiano per migranti e oltre 50 attività. Il murale di Blu è la sua insegna più eloquente.

Dove: Via Matteo Renato Imbriani 218, Materdei – visibile svoltando da Via Salvator Rosa.

Blu facciata ex OPG

Fonte foto: jesopazzo.org

4. “ResisTiAmo” di Bosoletti – Rione Sanità

Sulla parete laterale della Basilica di Santa Maria della Sanità, l’artista argentino Francisco Bosoletti ha dipinto nell’aprile 2016 due giovani del quartiere che si sostengono in un passo di danza. È una storia vera: amore e resistenza di fronte alla malattia. Il titolo gioca su tre livelli – resistiamo, ri-esistiamo, resti, ti amo – in un quartiere che da anni ha scelto di abitare le proprie contraddizioni invece di nasconderle.

L’opera è nata nell’ambito del progetto Luce promosso dall’Associazione Il Fazzoletto di Perle, con il supporto di Don Antonio Loffredo, il parroco che ha fatto della Sanità un laboratorio di rinascita civile. Bosoletti ha realizzato nel rione anche Speranza Nascosta, visibile solo filtrando la foto, e la monumentale Partenope a Materdei, finanziata in crowdfunding dagli abitanti.

Dove: Via Sanità, sulla parete laterale della Basilica di Santa Maria della Sanità.

Bosoletti Sanità

Fonte foto: wonders.it

5. I ritratti di Alice Pasquini – Via Mezzocannone

Alice Pasquini, romana, Cavaliere al Merito della Repubblica dal 2023, porta a Napoli il suo linguaggio fatto di figure femminili e infantili sospese in momenti di introspezione. Le sue opere nell’area di Via Mezzocannone – in particolare presso la Ciclofficina Massimo Troisi e l’ingresso della Mensa Occupata – sono esempi di quella che lei chiama arte contestuale, opere acquisiscono significato dal luogo in cui si trovano. 

Il tratto è netto, quasi illustrativo, lontano dall’iperrealismo di Jorit o dalla provocazione di Banksy. Eppure i suoi ritratti restano in mente, c’è qualcosa di preciso nel modo in cui coglie uno sguardo o una postura.

Dove: Area di Via Mezzocannone e dintorni, tra il centro storico e il waterfront universitario.

Alice Pasquini

Fonte foto: alicepasquini.com

6. Jorit al Centro Direzionale – il murale più alto del mondo

Al Centro Direzionale Jorit ha realizzato due opere di scala eccezionale. La prima, Dipinto (2019), sulla facciata del grattacielo delle Poste (Isola F8), supera i 100 metri di altezza e ritrae cinque campioni sportivi campani, commissionata dalla Regione per la XXX Universiade.

La seconda, completata tra il 2023 e il 2024 sulla ex Torre Enel, è con i suoi 122 metri il murale più alto del mondo. Raffigura la Trinità Partenopea: Diego Maradona in cima, Pino Daniele al centro, Massimo Troisi in basso. Prima di dipingere, Jorit ha trascritto sull’intera facciata il testo de ‘A Livella di Totò per definire le proporzioni. Visibile dalla tangenziale, da Castel Sant’Elmo e persino dagli aerei in avvicinamento.

Dove: Centro Direzionale, ex Torre Enel (Torre 1) e Isola F8.

Jorit al Centro Direzionale

Fonte foto: inward.it

7. L’arte sa nuotare di Blub – Centro storico

Nell’aprile 2019, in una sola notte, l’artista anonimo fiorentino Blub ha disseminato circa 40 paste-up sugli sportelli metallici dei contatori nel centro storico e lungo Via Chiaia. Il format è sempre lo stesso: capolavori dell’arte e personaggi celebri, Totò, Maradona, la Venere di Botticelli, Andy Warhol, ritratti sott’acqua con maschera da sub e bollicine su fondo blu.

Il nome del progetto nasce dal motto coniato dopo l’alluvione dell’Arno del 1966: l’arte non affoga. Non si tratta di un percorso strutturato, ma di un’installazione diffusa da cercare camminando. Vale la pena farlo: trovarli uno per uno, tra un portone e l’altro, è già un modo di guardare la città diversamente. L’iniziativa attirò l’attenzione dell’allora direttore del MANN Paolo Giulierini, portando alla mostra “Blub. L’arte sa nuotare” al Museo Archeologico Nazionale nell’estate del 2019.

Dove: Disseminati lungo il centro storico e Via Chiaia – sugli sportelli dei contatori, a livello strada.

Blub L'arte sa nuotare

Fonte foto: unisob.na.it

Come orientarsi nella street art a Napoli

La street art napoletana si distribuisce su una geografia sociale precisa: a Forcella e nel Decumano Maggiore sono concentrate le opere di Jorit e Banksy, nel Rione Sanità, invece, ha lavorato Bosoletti, grazie alla rinascita guidata da Don Loffredo. Ancora, Materdei e il lavoro di Blu sulla facciata dell’ex OPG e i Quartieri Spagnoli, con le 243 opere di Cyop & Kaf. Spostandoci in periferia, a Ponticelli troviamo il Parco dei Murales, mentre a Scampia i ritratti di Pasolini e Angela Davis, sempre ad opera di Jorit.

Il motore istituzionale di questa scena è INWARD – Osservatorio Nazionale sulla Creatività Urbana, fondato nel 2006, che ha coordinato decine di progetti, curato le prime opere napoletane su Google Arts & Culture e gestito per conto dell’ANCI il portale Italian Graffiti, monitorando oltre 200 comuni. 

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