Il graphic journalism è una forma di giornalismo che utilizza il fumetto e gli elementi grafici come strumento narrativo per raccontare storie reali. Può quindi mescolare interviste, ricerca sul campo e osservazione diretta con disegni in grado di sintetizzare qualsiasi situazione, per trasmettere emozioni in maniera più efficace e diretta.
Si tratta di un genere che unisce il giornalismo investigativo, il fumetto d’autore e in alcuni casi il fotogioronalismo e il data journalism per una narrazione della realtà attraverso il disegno e le immagini. Questa ibridazione ha generato un linguaggio visivo immediato e più efficace nel comunicare informazioni, emozioni e atmosfere difficili da trasmettere con il solo testo scritto.
Grazie a questa sua peculiarità, il graphic journalism viene impiegato largamente da autori di tutto il mondo per raccontare conflitti, ingiustizie sociali, politica e crisi umanitarie, quindi può essere utilizzato anche come un potente strumento di sensibilizzazione.
Ecco tre fumetti che secondo Marco Rizzo, giornalista professionista e scrittore siciliano, sono centrali per la storia del graphic journalism e che chiunque dovrebbe leggere.
1. MAUS di Art Spiegelman
Si tratta di un capostipite del genere, un libro potente che è riuscito ad aprire la strada al riconoscimento del graphic journalism e del fumetto di realtà, tanto da vincere un Pulizer.
La storia di un figlio che intervista il padre, dove l’oggettività lascia spazio alle emozioni e i personaggi sono animali antropomorfi. Eppure si tratta di giornalismo, per la lunga intervista e le precise ricostruzioni storiche. Un testo in grado di emozionare ed informare.
2. IL FOTOGRAFO di Emmanuel Guibert, Didier Lefèvre e Frédéric Lemercier
Nel 1986 il grande fotoreporter Lefèvre è in Afghanistan al seguito di Medici Senza Frontiere per documentare la guerra. Anni dopo, il fumettista Guibert raccoglie le foto e le testimonianze dell’amico e le trasforma in un unico racconto, intervallando di tanto in tanto le vignette con le foto. Il fumetto racconta un giornalismo di attendibilità ed immedesimazione.
3. PALESTINA di Joe Sacco
Un altro capostipte del genere, per le tecniche utilizzate: il giornalista/fumettista si reca sul posto, raccoglie informazioni, poi il materiale viene messo in ordine e riportato come un unico grande racconto.
Non si tratta solo di un graphic novel, ma di un reportage in cui il narratore diventa protagonista solo quando necessario, ed è tutto raccontato con grande meticolosità.