Poetessa e scrittrice, ma anche attrice di teatro, ballerina, attivista al fianco di Malcom X e Martin Luther King. Autrice di drammi teatrali, di programmi televisivi, cantante, giornalista, docente universitaria e regista cinematografica. Ragazza madre a soli 17 anni, da giovane fece anche la cameriera, la spogliarellista e la prostituta. “Sono umana e nulla di umano mi è estraneo”, affermava spesso. La vita, infatti, le aveva insegnato a non giudicare mai, ma a capire e perdonare.
La vita
Maya Angelou nasce Marguerite Annie Johnson a Saint Louis, in Missouri, nel 1928. In seguito al divorzio dei suoi genitori si trasferì con il fratello in Arkansas dalla nonna materna, che li accudì amorevolmente finché il padre non tornò improvvisamente e li riaffidò alla madre, con la quale tornarono a vivere a Saint Louis. Qui, una sera, il fidanzato della madre violentò Maya, che all’epoca aveva solo 8 anni. Maya raccontò tutto al fratello e la madre fece immediatamente incarcerare l’uomo che subito dopo la scarcerazione fu assassinato dallo zio di Maya, Willie. Nel 2005, scrivendo su The Guardian, la Angelou dichiarò: “All’epoca pensai, ‘la mia voce l’ha ucciso’; ho ucciso io quell’uomo, perché ho pronunciato il suo nome. E poi pensai che non ne avrei mai più parlato, perché la mia voce avrebbe ucciso chiunque.”
Le autobiografie
Ma quella di Maya era una voce troppo potente e, dopo anni di traumatico silenzio, cominciò a farsi sentire, sia come poetessa e scrittrice, che come saggista e attivista. E divenne una delle più autorevoli voci della cultura afroamericana.
L’opera che le ha dato la grande notorietà è una delle sue autobiografie, I Know Why the Caged Bird Sings (So perché canta l’uccello in gabbia), in cui narra anche dello stupro subito da bambina e della durezza della sua infanzia e adolescenza in un’America vittima dei pregiudizi razziali. La sua voce si esprime con grande efficacia e per questo è ritenuta una portavoce e un baluardo della cultura afroamericana e femminista. E nonostante i tentativi di bandire i suoi libri in alcune biblioteche statunitensi, le sue opere, incentrate su temi come il razzismo, l’identità, la famiglia e i viaggi, sono ampiamente studiate nelle scuole e negli atenei anche fuori degli Stati Uniti.
La poesia
Nota soprattutto per le sue autobiografie, Angelou ha pubblicato anche varie raccolte poetiche. Molto del fascino della sua poesia è nella potenza e nella suggestione della recitazione, un aspetto che riceve grandissima attenzione all’estero, soprattutto fra i poeti americani. Il suo linguaggio è diretto, talvolta colloquiale, semplice solo in apparenza e si riallaccia in modo originale alla tradizione orale afroamericana. È del 1978 la sua terza e più famosa raccolta di poesie, intitolata And I still rise. Il volume raccoglie 32 poesie, incentrate sulla determinazione, sulla fiducia nel superare le avversità senza sprofondare né scoraggiarsi. Testi in cui l’autrice ribadisce l’orgoglio di essere sé stessi, afferma con fierezza la propria identità di donna e di afroamericana, facendosi voce e ispirazione collettiva.
Il successo e i riconoscimenti
Finalista al Pulitzer per la poesia, ha vinto i premi letterari più importanti. È stata nominata più volte membro di commissioni della Presidenza degli Stati Uniti ed insignita di Medaglia nazionale delle Arti dal Congresso e di una Medaglia presidenziale per la Libertà dal presidente Obama. Il Presidente Clinton la volle al proprio fianco durante la cerimonia del suo insediamento e in quell’occasione Angelou compose e lesse la poesia Still I Rise (Ancora io mi solleverò), in cui trasforma il suo dolore personale in una celebrazione della forza e della resilienza.