“L’anniversario” di Andrea Bajani è il romanzo che ha vinto il Premio Strega 2025. Si tratta di un romanzo insieme di denuncia lucidissima delle famiglie patriarcali e “totalitarie” degli Anni Settanta-Ottanta, ma anche degli episodi frequenti di violenza domestica che si consumavano tra i silenzi e le parvenze di normalità in realtà genitoriali avulse anche dal semplice  pensiero del divorzio. Lì la normalità della gestione familiare consisteva nel ruolo del “padre-padrone”, dedito alla violenza domestica contro sua moglie  e i suoi figli, e in quello della moglie come prima vittima predestinata, ma anche sottomessa,  gregaria, “timida e timorosa” che nel suo silenzio e nella sua impotenza di reagire cercava di fingere un’aria di normalità per tutto ciò che avveniva.

Gli altri personaggi

Ma è proprio dalla madre che parte Andrea Bajani per cercare di capirne l’ineffabile e spesso incomprensibile ruolo che ha interpretato in quella sfera ovattata che era diventata l’inferno della sua infanzia. Per farlo, afferma, è come se dovesse scomporre una fotografia dei due genitori sempre insieme, scollarli da un unicum inscindibile, di cui la madre era sempre “una donna a perdere”, pur di essere qualcosa agli occhi del marito. Donna colta, ma senza lavoro, abituata agli ambienti della Roma “bene” dell’epoca, ma trasferita di punto in bianco  a Torino, nell’isolamento più totale, dove aveva rinunciato al più semplice barlume di affermazione di sé per polverizzarsi nei ruoli in cui era relegata come madre e donna che governa la casa. L’amica che le fa scoprire “la scappatella” del marito -del tutto normale per un uomo, altrimenti “si annoiava“!- poi bandita come sobillatrice  e che morirà presto,  e la nonna materna, che cerca di fare leva sull’aspirazione ad occupare un ruolo più importante nella società,  magari a studiare a laurearsi- sono le uniche due attrici che cercano di ridestare un vago senso di dignità e di reazione in lei – oltre alla sorella, ma senza ottenere quasi nulla- ad eccezione del suo breve lavoro al supermarket- restando nella sua solitudine e nel suo silenzio come “un guscio vuoto”.

Altro personaggio importante è la sorella, che sprona la madre alla ribellione senza freni e soprattutto il fratello – che è il protagonista del libro- ad unirsi a lei  come complice contro il padre, ma senza risultati: ben presto lei si sposerà e se ne andrà via di casa, interponendo definitivamente una distanza sempre più incolmabile tra lei e la sua famiglia d’origine.

Il ruolo del telefono fisso

Infine è importante il ruolo del telefono, quello fisso posto nel centro della casa: il padre ne proibirà le telefonate ma, attraverso un gioco di squilli che fungono da segnali per i parenti e gli amici- il cosiddetto “bosco di trilli telefonici”!-, diventerà invece l’unico mezzo per mantenere aperti i contatti con il mondo esterno.

Tematiche centrali

Poi hanno inizio gli episodi di violenza domestica e da qui viene descritto  un vicinato, anonimo ma unito, che cerca di proteggere madre e figlio, comparendo qua e là per cercare di salvare la famiglia. Nel meccanismo malato del padre, la violenza “allucinatoria” sembra essere l’unico mezzo per ottenere amore dalla moglie e dai figli. “Era necessario spaventare per sentirsi amato”: ma lo spavento può generare solo “paura, insincerità e disamore”. Segue poi la riconciliazione, che appare come  il momento del “perdono” del padre ai loro gesti sbagliati a cui però la madre impara ad opporre nel tempo silenzio e assoluta indifferenza: in tal modo vanifica l’autorità del padre in una vera e propria “rinuncia alla vita” in cui lei per prima si rende invisibile, ma al contempo si degrada, considerando ogni cosa una normalità in cui non c’è più niente che conti davvero. E in questa zona di “infelicità imperturbabile” la madre diventerà più forte del padre e quest’ultimo sarà condannato  per sempre al “non amore”.

La fuga liberatoria

La tematica consequenziale a questi meccanismi resta però, evidentemente, il momento di fuga in cui il figlio riesce a liberarsi non solo della famiglia, ma a vivere a distanze sempre maggiori dai suoi genitori. Persistono allora le sue telefonate alla madre, in cui si recupera un po’ di quel legame madre-figlio violato dal padre: ma anche quelle avranno vita breve, perché ben presto vorrà parteciparvi anche il padre-tiranno e quindi si diraderanno sempre di più. Nella sua nuova vita familiare- ottenuta con il matrimonio e dopo lunghi anni di analisi- è proprio la figlioletta a ricordare al protagonista nel viso  e nelle sembianze la sua madre ormai scomparsa: sono istanti in cui si incontrano di nuovo, ma poi sparisce senza lasciargli alcuna impressione, né positiva né negativa.

Un libro che le nuove generazioni dovrebbero leggere per comprendere meglio i propri genitori e la rapidissima trasformazione affettiva che c’è stata nel nucleo familiare.  Ma senz’altro dovrebbero leggerlo anche i genitori di oggi, affinché le ferite aperte quando erano adolescenti possano trovare nella solidarietà generazionale una modalità per essere comprese e, se non è possibile giustificarle, almeno storicizzarle guarendo i traumi che ne sono inevitabilmente conseguiti.

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