Napoli oggi si è svegliata con la perdita di una delle sue voci più vere. Si è spento James Senese, e con lui sembra tacere per un istante quel sax che sapeva raccontare la città meglio di mille parole, con la rabbia, la dolcezza e il ritmo del mare che lo ha visto nascere. Figlio di due mondi, anima di un suono unico, James aveva trasformato la sua musica in una preghiera laica, in un grido d’amore per una Napoli viva, dolente e indomita.
Il padre del neapolitan power è morto a Napoli a causa di gravi complicazioni dovute ad una polmonite che lo aveva colpito nelle scorse settimane. La notizia la si apprende dal suo amico Enzo Avitabile, che scrive:
“Non bastano parole per un dolore cosi’ grande ma solo un grazie! Grazie per il tuo talento, la dedizione, la passione, la ricerca. Sei stato un esempio di musica e di vita. Un amico per fratello, un fratello per amico. Per sempre”.
Biografia
Nato il 6 gennaio 1945 a Napoli, Gaetano Senese, viene definito “figlio della guerra”. Nato dall’amore tra Anna Senese e un soldato afroamericano, arrivato in città dopo lo sbarco a Salerno. Dopo due anni, il soldato abbandona la famiglia per tornare negli Stati Uniti e James cresce con il nonno nel quartiere Miano, quartiere che non ha mai abbandonato. Influenzato dalle sue origini americane, si appassiona sin da bambino al blues e al jazz, tant’è che la mamma gli regala il suo primo sax all’età di 12 anni. Con quella pelle scura, i capelli afro, in una città difficile come Napoli, impara presto a farsi rispettare. La voce del suo sax amara, dolce e poetica, aveva e ha qualcosa di profondo e spirituale.
Colonna portante, nonché fondatore del movimento del Neapolitan Power, attraverso gli Showmen prima e i Napoli Centrale dopo. Nel 1974, infatti, insieme a Franco Del Prete, fonda il gruppo entrato nella leggenda della musica partenopea per la capacità di fondere tradizione e modernità: il dialetto e il blues, il funk e la rabbia di una generazione. Nel corso degli anni, tra i musicisti che hanno attraversato la formazione figurano nomi di spicco come Mark Harris, Tony Walmsley, Savio Riccardi, Joe Amoruso, Ernesto Vitolo, Walter Martino, Agostino Marangolo e, naturalmente, Pino Daniele.
Il nome Napoli Centrale evocava la stazione ferroviaria simbolo della città e luogo di passaggio, incontri e contaminazioni, una specie di manifesto musicale e culturale: un punto d’arrivo e di partenza, proprio come la loro musica.
L’incontro con Pino Daniele
Ovviamente fu decisivo l’incontro con Pino Daniele, di cui Senese ne intuì subito il talento, comprandogli un basso e facendolo entrare nei Napoli Centrale. Da lì nacque un sodalizio profondo: più tardi James sarebbe diventato il sassofonista, il complice e la voce strumentale del “supergruppo” che conquistò piazza del Plebiscito nel 1981. Loro erano quell’anima rivoluzionaria sonora che negli anni ’80 e non solo ha dato dignità alla lingua napoletana, mescolando il jazz, il funk e il blues alla melodia partenopea. Le loro strade negli anni si divisero, ma non si allontanarono mai davvero: ogni ritorno sul palco insieme aveva il sapore di una fratellanza ritrovata. E probabilmente oggi lassù tra le nuvola e il mare si sono ritrovati di nuovo. Pino e James. Un sax, una chitarra, e un sorriso. E il cielo, per un attimo, ha suonato jazz.

Amante della scrittura e del cibo. Scrivo da quando ho memoria, mangio più o meno da sempre. Giornalista Pubblicista dal 2017, con la nascita di Hermes Magazine ho realizzato un mio piccolo, grande sogno. Oggi, oltre a dedicarmi a ciò che amo, lavoro in un’agenzia di comunicazione come Social Media Manager.