In una nuvolosa e pigra domenica sera di marzo, Napoli ospita Giorgio Poi in chiusura del suo tour nei club italiani.
Chi fosse Giorgio Poti (non è un errore di battitura ma il suo vero cognome) non era un mistero, almeno per me. La sua musica abita da anni le mie cuffie, pur non avendo mai trovato modo di uscirne per risuonare da chitarre, tastiere e da voce amplificata da microfono, almeno fino a ieri. La domanda che tornava a riproporsi nella mia mente era se gli altri invece sapessero davvero chi fosse, Giorgio Poi. Lungo il tragitto che separa casa dal Duel, noto club di Pozzuoli, come ad ogni pre-concerto che si rispetti, ascolto come in un rituale qualche stralcio della setlist prevista, istruendo passivamente chi ieri sera si è ritrovato ad accompagnarmi. Il tour è chiaramente promozionale dell’ultimo album Schegge, a cui infatti lascerà ampio spazio in scaletta. Non mancheranno, però, alcune vecchie perle del repertorio, pescando a piene mani da Gommapiuma, Smog e Fa niente. Ed è soprattutto a quelle che è rivolta l’ansia da ascolto live.
Il parcheggio del club alle 20:30 brulica di auto. Nel vociare confuso di un locale pieno zeppo, come in uno di quei sold out veri come non se ne vedono più in giro, si sente nominare Giorgio come si parlasse di un amico. Con alta probabilità si distinguono le parole indie e cantautore citati nella stessa frase da più di una bocca.
Sempre bello vedere un palco a dimensione d’uomo, abituati come siamo a quelle città luminose e pacchiane che costruiscono ad hoc all’interno degli stadi. Sullo sfondo l’artwork che richiama la cover di Schegge e una tridimensionalità data da neon che, sincronizzati con i suoni, si illuminano degli stessi colori della copertina.
Con qualche minuto di ritardo, tra birre e cocktail, Giochi di Gambe apre il concerto. Il timbro inconfondibile di Giorgio Poi accompagnato da Matteo Domenichelli al basso, Francesco Aprili alla batteria e Benjamin Ventura alle tastiere, accende il Duel ed è sorprendente l’istantaneo coinvolgimento di chi è sottopalco o più su, ai lati. Le 24 canzoni della setlist racchiudono alla perfezione l’estetica sonora di Giorgio Poi, rapportando l’immediatezza semantica ad un significato profondo, condensando il tutto in una narrazione poetica, sognante e pregna di malinconie quotidiane. Da Acqua Minerale a Nelle tue piscine, da I pomeriggi a Supermercato. Tutte istantanee di pensieri su una stratificazione sonora che, con facilità, ha conquistato e superato i confini nazionali, arrivando diretto al pubblico francese.
Illuminati dai neon, a Pozzuoli i volti del pubblico sono incredibilmente ed anagraficamente variegati. Due genitori con il figlio cantano abbracciandosi, 40enni urlano le proprie consapevolezze, 20enni ascoltano riflessivi. O viceversa. Tutti prendendo in prestito all’unisono le parole di Giorgio, ognuno rinchiuso nella propria bolla di pensieri felici e allo stesso tempo malinconici in cui crogiolarsi.
Rococò, Stella, Musica italiana travolgono. E ancora Missili, Vinavil e Les jeux sont faits arrivano a chiudere due ore di live.
Giorgio Poi tra una ballad e una hit, mostra il talento multiforme, la sensibilità e delicatezza necessarie per ritagliarsi una nutrita nicchia raffinata, che viene voglia di preservare per non perderne in pregio. Dalla cuffia al live, Giorgio Poi ne guadagna in coinvolgimento, in immediatezza, senza strafare, senza discorsoni ed intermezzi superflui, lasciando parlare i suoi testi, la sua sperimentazione sonora ed il suo naturale talento, accompagnato da un altruismo raro nel condividere il palco con i suoi compagni, tutti perfettamente in vista ed allineati alla sua postazione.
Quanti conoscono Giorgio Poi? Ieri sera ne erano un migliaio a mani basse a conoscerlo davvero. Tutti, nessuno escluso, a condividerne pensieri, ad urlarli, cantarli, in un processo catartico di malinconie, al confine tra il reale e l’immaginario, tra il sogno e la semplice quotidianità.

Laureata in marketing e masterizzata in comunicazione e altro che ha a che fare con la musica. Fiera napoletana, per metà calabrese e arbëreshë, collezionista compulsiva di vinili, cd o qualsiasi altro supporto musicale. Vanto un ampio CV di concerti e festival.