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Museo Egizio di Torino premiato agli Oscar del Bilancio

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Il Museo Egizio di Torino è tutt’oggi uno dei principali luoghi di cultura in Italia. Con sede nel Palazzo dell’Accademia delle Scienze, è il più antico museo a livello mondiale interamente dedicato alla civiltà nilotica ed è considerato il più importante al mondo dopo quello del Cairo. Dal 2014 è diretto dall’egittologo e accademico vicentino Christian Greco

Il Museo ospita più di 37000 pezzi, dal paleolitico all’epoca copta, tra cui la tomba intatta di Kha e Merit, il tempio rupestre di Ellesija, il “Papiro di Torino”, il Papiro delle miniere d’oro, e il sarcofago, il corredo e la pianta in scala della tomba della regina Nefertari. Dal 2019 è stato inoltre reso disponibile un tour virtuale delle sue collezioni.

Il Museo premiato agli Oscar del Bilancio

A fine novembre si è tenuta a Milano, nella sede di Borsa Italiana, la cerimonia di premiazione della 57ma edizione degli Oscar del Bilancio. Si tratta di un riconoscimento annuale che premia le aziende più virtuose nelle attività di reporting e cura dei rapporti con gli stakeholder, promosso da Ferpi insieme a Borsa Italiana e Università Bocconi.

Un premio nato con l’obiettivo di promuovere una comunicazione finanziaria coerente e una maggiore diffusione di una cultura della trasparenza, per stimolare le organizzazioni ad impegnarsi in una rendicontazione chiara e articolata.

E in occasione dell’evento è stata consegnata una targa di riconoscimento anche al Museo Egizio di Torino, per premiare la sua analisi di contesto e reti, l’approccio alla valutazione dell’impatto, e la rappresentazione dell’armonia tra i valori della Fondazione e la declinazione delle attività operative riportate. Un apprezzamento, dunque, del suo impegno nell’aver definito una rendicontazione sia quantitativa che qualitativa delle attività.

Un report che va ben oltre le rilevazioni economiche tradizionali e che offre un’analisi a 360 gradi dei rischi e delle opportunità, e delle attività di ricerca e di inclusione sociale. “Siamo orgogliosi del riconoscimento ricevuto”, dichiara Evelina Christillin, Presidente del Museo Egizio “perché il report integrato ha l’obiettivo ambizioso di raccontare ciò che è stato il 2020 per il Museo Egizio, quali cambiamenti abbia prodotto e come l’istituzione abbia cercato di adattarsi alle sollecitazioni di un contesto che è radicalmente cambiato. La realizzazione di questo documento è stata un’occasione preziosa per riflettere sul modello di gestione, che fino al 2019 ci aveva consentito di raggiungere gli obiettivi prefissati e di crescere in modo costante. È vero che nel 2020 è cambiato tutto, ma forse è più corretto dire che dal 2004 il Museo Egizio non ha mai smesso di evolvere e che ora ci attendono nuove sfide: dal digitale al ruolo che i musei devono rivestire nella contemporaneità”.

È possibile consultare a questo link il report integrato del Museo.

1824 – 2024: i 200 anni del Museo Egizio

Nel frattempo, il Museo Egizio si sta preparando anche ad un altro importantissimo momento: l’anniversario dei 200 anni dalla sua storica apertura avvenuta nel 1824, quando re Carlo Felice di Savoia acquistò una grande collezione egizia per 400.000 lire e, unendola ad altri reperti di proprietà, diede vita al primo Museo Egizio del mondo.

Un grande progetto che prevede il riallestimento di alcune sale storiche, per ampliare gli spazi e renderli maggiormente fruibili da parte dei visitatori, ma non solo. Nei piani della Direzione, difatti, c’è la realizzazione di nuovi spazi e di un tour sensoriale.

I nuovi ambienti ospiteranno gli spazi per l’accoglienza, la caffetteria e un giardino egizio“, annuncia Christillin, “Si creerà una seconda piazza, accanto alla vicina piazza Carignano, un luogo di ritrovo a cui potrà accedere anche chi non si reca al museo. Di lì si raggiungerà direttamente il Tempio di Ellesija, che diventerà visitabile senza biglietto: è un dono dell’Egitto che lo Stato italiano ha depositato presso di noi, dunque patrimonio di tutti“.

E anche il Direttore Christian Greco ha le idee chiare su come vorrebbe trasformare il Museo.

Se ci interroghiamo su che cosa sia il museo oggi, pure partendo dalla sua prima definizione presso il Liceo di Aristotele, c’è una parola che funge da trait d’union da allora a oggi ed è la ricerca, l’unico mezzo che ci permette di trovare narrazioni. Queste possono nascere sfruttando i nuovi mezzi tecnologici per creare strutture diverse, fatte di connessioni tra gli oggetti“, spiega.

Il mio sogno nel cassetto“, continua, “e che intendo concretizzare per il 2024, è di offrire al pubblico la possibilità di una visita spazio-temporale nell’antico Egitto. Nella grande sala ipogea che ora ospita le biglietterie, grazie a proiezioni con realtà virtuale e aumentata si potrà camminare attraverso i siti dell’Egitto in un paesaggio che cambia continuamente. La passeggiata non sarà inficiata dall’uso di device, non ci sarà bisogno di “oculus” o smartphone: è il museo stesso che diventa contenitore fisico del paesaggio in cui si trovano gli oggetti. Perché è il paesaggio che manca oggi al museo. Ne vogliamo creare uno virtuale, sul modello del Team Lab Borderless di Tokyo“.

Un progetto ambizioso, dunque, ma di cui il Museo sta già discutendo con il Ministero e i soci fondatori. E noi non possiamo che augurarci che diventi presto una meravigliosa realtà.

 


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