Il Museo egizio di Torino propone un virtual tour per scoprire l’Archeologia Invisibile

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Archeologia invisibile” è una nuova ed affascinante idea  proposta dal Museo Egizio di Torino,  per tutti gli amanti della storia e dei luoghi in cui viene resa viva. Parliamo, diciamolo chiaramente, di una mostra, che possiamo definire  insolita, coraggiosa e visionaria e vi spieghiamo perchè.

 

Siamo sicuramente in tanti ad essere affascinati  dal “misterioso” Egitto, dalle tombe dei suoi faraoni, dalle leggende come quella di Tutankhamon e forse molti di noi coltivano il desiderio di poter, un giorno,  scendere i gradini delle Piramidi. 

 

Per immergerci nei suoi più reconditi segreti, oggi però, non serve andare troppo lontano. Torino ospita uno dei musei più importanti al mondo tra quelli dedicati alla millenaria civiltà del Nilo. Talmente rilevante da risultare nel 2019 il sesto museo italiano più visitato, secondo i dati del Ministero per i Beni e le Attività culturali e per il Turismo.

 

Il Museo Egizio di Torino è uno dei tesori più preziosi dell’archeologia in Italia, che vi consigliamo di visitare, non appena sarà possibile farlo. Nel corso degli anni la sua fama è cresciuta a tal punto all’estero, che il Times lo ha incluso tra i 50 migliori musei al mondo. Ma in questo momento in cui viaggi e visite ci sono preclusi, è il Museo Egizio ad arrivare nelle nostre case.

 

Sì, certo. Avete letto bene. Attraverso  la mostra “Archeologia invisibile” ci è data la possibilità di girare virtualmente per le sue sale alla scoperta, attraverso strumenti tecnologici di ultima generazione, di ricostruire le vicende di alcuni dei reperti più celebri del museo, andando oltre la semplice apparenza, per svelare ciò che altrimenti rimarrebbe nascosto e ignoto.

 

Si tratta di un progetto che abbraccia archeologia e tecnologia e restituisce il senso profondo di quanto rappresenti la ricerca, e di quanto il futuro e il passato siano in costante dialogo tra loro attraverso gli oggetti umani.

 

Ogni oggetto, dal più umile al più prezioso, ha una storia. Se un giorno degli ipotetici archeologi del futuro dovessero trovare un orologio, un pennello o un disco in vinile dei giorni nostri, cercherebbero di ricostruirne la funzione, l’utilizzo e, appunto, la storia.

 

Allo stesso modo gli archeologi e i conservatori del Museo Egizio di Torino hanno fatto nella mostra oggetto di questo articolo. La prima parte di “Archeologia Invisibile” è dedicata allo scavo archeologico, dove la scoperta ha inizio. Tutto ciò che troviamo di solito in un museo è  stato prelevato dal sito del ritrovamento e trasportato in esposizione. Per questo motivo è fondamentale l’attività di documentazione dello scavo, che deve essere il più precisa possibile.

 

Quando, agli inizi del Novecento, l’egittologo Ernesto Schiaparelli scoprì la tomba intatta dell’architetto reale Kha e di sua moglie Merit nei pressi del villaggio di Deir el-Medina a Tebe, aveva a disposizione una macchina fotografica che allora era l’ultimo ritrovato tecnologico. Oggi invece, grazie all’uso della fotogrammetria, è possibile ottenere un modello tridimensionale del sito e presentarlo al pubblico, altrimenti impossibilitato a raggiungerlo ed esplorarlo.

 

La seconda fase del processo di ricostruzione  è l’analisi approfondita dei reperti trovati nello scavo. Saggiamente Schiaparelli aveva deciso di non sbendare le mummie di Kha e Merit, conscio che in un futuro non troppo lontano la tecnologia avrebbe saputo indagare all’interno dei bendaggi. E così è stato, infatti. Grazie a TAC e radiografie, oggi conosciamo l’aspetto dei due coniugi, sorprendendoci di quanto sia ricco il loro corredo di gioielli celati dalle bende.

 

Anche gli animali venivano mummificati per accompagnare il defunto nell’Aldilà. Non è tutto oro ciò che luccica, però: le radiografie svelano anche mummie non proprio ‘sincere’, che contengono solo piccole porzioni del corpo dell’animale e ne simulano il resto con argilla e paglia.

 

L’ultima sezione della mostra è dedicata al restauro, procedimento altrettanto importante per rendere leggibile il reperto archeologico. Anche in questo caso la tecnologia offre un grande aiuto. Per esempio, l’analisi dell’inchiostro utilizzato nella scrittura dei papiri consente di comprenderne la provenienza e il materiale di cui è composto, e agire in maniera mirata per la sua conservazione.

 

Sono numerosissime le collaborazioni che il Museo Egizio può vantare nell’ambito della ricerca scientifica e del restauro, formando così una formidabile rete di esperti all’avanguardia. Ma il pregio maggiore della mostra è l’aver perfettamente integrato i reperti archeologici con un impianto multimediale degno dei migliori effetti speciali di Hollywood. Il responsabile del progetto video, Riccardo Antonino,  ha raccontato il grande lavoro del suo team: Volevamo evitare il classico approccio “a slide” dove ogni concetto e immagine viene rappresentato con una sola inquadratura, come ad esempio un piccolo dettaglio accompagnato dalla sua didascalia. Volevamo trovare un modo per passare dal grande scavo al piccolo reperto, dalla rappresentazione di un sarcofago nello spettro visibile, alla sua radiografia, tutto in un unico flusso narrativo continuo sin dal momento in cui lo spettatore fa il suo ingresso in sala.

 

La mostra è dunque riuscita a dimostrare l’estrema attualità e spettacolarità dell’archeologia.  Oggi stiamo vivendo – come afferma lo stesso direttore del museo Christian Greco un umanesimo digitale capace di ridare nuova vita a oggetti antichi, sepolti, dimenticati e poi riportati alla luce. Questa riscoperta, però, non è fine a se stessa, e il profondo lavoro di ricerca scientifica sull’invisibile, magistralmente documentato dalla mostra, rende visibile il filo al quale ogni essere umano di ogni tempo è appeso.”

 

Siamo felici di poter offrire al pubblico nazionale e internazionale un linguaggio nuovo in una narrazione che accompagna un percorso innovativo perché non mette in vetrina pezzi meravigliosi ma ne racconta la storia: prima, durante e dopo, attraverso la tecnologia.”

 


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