Il Museo di Sant’Agostino di Genova è situato all’interno del complesso ex convento dei frati Ermelitani di Sant’Agostino, una delle più antiche costruzioni del centro storico della città, risalente al XIII secolo e in seguito ampliata nel 1600 con anche la realizzazione del secondo chiostro.
Sconsacrato in epoca napoleonica, a fine settecento, ha subito nel tempo varie destinazioni d’uso, sino, dal 1939, alla attuale assegnazione come sede museale e deposito a custodire la memoria storica delle testimonianze scultoree e pittoriche appartenenti in passato a edifici che per varie vicissitudine sia di ordine bellico che di nuova urbanizzazione, siano stati nel tempo demoliti. Inoltre il deposito è soprattutto un luogo ove le opere d’arte vengono restaurate e preservate per poter esser ammirate nel loro antico splendore.

Fonte foto: Depositi Museo Sant'Agostino
Fino alla fine di quest’anno il Museo organizza una serie di visite guidate nell’ambito dell’iniziativa: “ I depositi di Sant’Agostino. Le pietre parlano” per far conoscere al pubblico la bellezza la varietà stilistica e temporale nonché la ricchezza dei reperti di una Genova ormai perduta, serbati all’interno della struttura.
Migliaia di pezzi dei quali è stata ricostruita la provenienza e le vicende. Sculture, affreschi di epoca gotica recuperati a strappo, opere su tavola e ceramiche dal X al XVIII secolo, un excursus nella storia di edifici religiosi e civili che hanno visto la capacità espansiva e commerciale della città evolversi e consolidarsi.

Fonte foto: Depositi del Museo di Sant'Agostino
Di particolare interesse i frammenti del monumento funebre di Margherita di Lussemburgo, morta in Genova nel 1311, realizzato nel 1313 da Giovanni Pisano (1248-1315), o ancora il monumento sepolcrale del controverso primo Doge della Repubblica di Genova Simon Boccanegra (circa 1301-1363) di autore anonimo, proveniente da quella che era la chiesa di San Francesco, una delle molte strutture della città medioevale andate distrutte. I reperti più antichi, risalenti attorno all’anno mille, i capitelli del Convento di San Tommaso in capite Arenae, in stile bizantino. Esiste poi un rilievo una carta di Genova entro le mura datata 1785 e realizzata dal cartografo Giacomo Brusco (1739-1817) che ben documenta una città che oggi ha radicalmente cambiato il suo aspetto.

Dopo aver seguito studi artistici si interessa appassionatamente ad approfondire i meccanismi e l’evolversi della storia dell’arte contemporanea.
Proprio in qualità di critico d’arte e corrispondente, negli anni ’80 e ’90, ha firmato saggi e recensioni per alcuni dei maggiori periodici del settore, tra i quali: Terzoocchio delle edizioni Bora di Bologna, Flash Art di Milano Julier di Trieste ed il genovese ExArte .
Inoltre affiancherà attivamente come consulente la famosa galleria d’Arte avanguardistica Fluxia durante tutto il periodo della sua esistenza.
Ha partecipato all’organizzazione di numerosi eventi, tra i quali l’anniversario del centenario dell’Istituto d’Arte di Chiavari e la commemorazione del trentennale della morte del poeta Camillo Sbarbaro a S. Margherita L.
Nel 2010 pubblica il suo primo romanzo: “La strana faccenda di via Beatrice D’Este”, un giallo fantasioso e “intimista”.
Nel 2018 pubblica il fantasy storico “Tiwanaku La Leggenda” ispirato alla storia ed alle leggende delle Ande pre-incaiche.
Attualmente collabora con alcuni blog e riviste on-line come “Chili di libri, “Accademia della scrittura”,
“Emozioni imperfette”, “L’artefatto”,” Read il magazine” e “Hermes Magazine” occupandosi ancora di critica d’arte e di recensioni letterarie.