Secondo un’indiscrezione di qualche settimana fa di Dagospia rilanciata anche da altre testate, il Sanremo 2027 targato Stefano De Martino è pronto a mutare volto con un cambiamento epocale. Al centro dei rumors e dei pettegolezzi, ora confermato, c’è l’introduzione di una serata Eurovision il venerdì sera. Una competizione interna al festival principale che permetterebbe al vincitore di staccare prima della fine della kermesse sanremese un biglietto per l’Eurovision.
Da qualche ora, la trasformazione del Festival è ufficiale. Ecco le parole di Stefano De Martino:
Il martedì e mercoledì si esibiranno tutti i cantanti in gara con le loro canzoni. Il giovedì ci sarà la serata delle cover a cui siamo tutti affezionati e poi il venerdì invece ci sarà questa serata performance, che determinerà poi chi ci andrà a rappresentare all’Eurovision, dove gli artisti avranno l’opportunità di mettere in scena secondo la loro idea creativa. La loro performance riguarda la canzone in gara
Ancora non si conoscono le motivazioni e i criteri che dovrebbero portare una canzone a candidarsi per la competizione europea e non a vincere il festival. L’orecchiabilità? Un sound ‘europeo’ più ritmato e uptempo rispetto alla melodica canzone italiana?
Un vero stravolgimento del tradizionale Festival, che il direttore artistico motiva così:
Girando per palchi mi sono reso conto che ci sono degli artisti, tantissimi, sempre di più, che quando poi li vai a vedere nel live restituiscono molto al pubblico con la loro idea, col loro mondo di riferimento estetico e quindi era giusto secondo me portare parte di quel mondo”. Quella sera gli artisti “si metteranno proprio a nudo e avranno a disposizione tutta la squadra dell’Ariston per mettere in pratica le loro idee. Questo credo che sia già un piccolo slancio verso l’internazionalità del Festival
Effettivamente con la riscoperta mediatica dell’Eurovision, trainata ovviamente dall’onda di entusiasmo sanremese degli ultimi anni, la competizione canora europea è passata da essere un evento marginale a uno degli appuntamenti musicali più attesi dell’anno. Questo ha favorito, quasi inconsapevolmente, l’idea che Sanremo non sia più un festival compiuto in sé, ma soprattutto una selezione in funzione dell’Eurovision. Una situazione scomoda che porta, anche in minima parte, a pensare il festival non come giro di boa della stagione musicale italiana ma come un campionamento da lanciare nel mercato europeo.
La situazione attuale: come cambia il Festival
Il rito sanremese si articola, quindi, in cinque serate. Nelle prime due si esibiranno tutti gli artisti in gara; la terza è dedicata alla serata cover; la quarta, sarà la novità dell’anno, con la serata Eurovision. La finale incorona il vincitore del Festival.
L’idea – già secondo Dagospia- alletta molto le case discografiche, le quali potrebbero spingere a partecipare al festival i propri big interessati al panorama europeo. L’idea sarebbe quella di creare una serata eurovisiva ad hoc, collegata ma al tempo stesso slegata dalla realtà del festival ma la scelta fa discutere.
La serata cover e dei duetti rimane per l’autenticità con cui si incontrano modi di fare musica e generazioni totalmente diversi. Un momento di respiro dalla tensione della gara dove non viene premiata la canzone in gara ma la spontaneità del brano scelto, la complicità con i partner musicali e anche quella vena di geniale pazzia che talvolta porta con sé esibizioni di questo tipo.

I pro e i contro della serata Eurovision
La serata Eurovision potrebbe portare diversi scenari con i suoi pro e contro. Partendo dai positivi, la scelta di ‘splittare’ il festival in questo modo, potrebbe dare un’opportunità a quelle canzoni, le quali pur mostrando dell’ottimo potenziale europeo, sareebbero penalizzate dal contesto sanremese. Inoltre, una serata interamente dedicata all’Eurovision garantirebbe con ogni probabilità un ulteriore incremento degli ascolti, intercettando anche il pubblico europeo, naturalmente più attratto da un appuntamento interamente incentrato sul Song Contest.
Ora come ora, l’Italia è in top ten da oramai un decennio, portando casa ottimi piazzamenti e una vittoria. Un fattore da considerare è che, la creazione artificiale di una competizione interna al festival potrebbe cannibalizzare l’intera kermesse sminuendo la vittoria dell’intero festival qualora i partecipanti fossero più interessati all’Eurovision.
L’ipotesi non convince neppure gli esperti, secondo i quali l’integrazione tra le due competizioni rischierebbe di generare confusione, oltre a comportare un ulteriore sforzo organizzativo. A ciò si aggiunge il nodo del sistema di voto: come potrebbe essere adattato in una serata di questo tipo?
Non solo Eurovision! Le altre news
Per ora i rumors trovano solo una conferma parziale, ma le novità non si fermano qui. Sul fronte interno, da tempo una parte significativa della Sala Stampa propone la creazione di una “Academy” ristretta, composta da un numero ridotto di giornalisti ed esperti chiamati a partecipare alle votazioni.
Una soluzione già bocciata più volte dai precedenti direttori artistici, anche per le criticità legate ai conflitti di interesse: molti giornalisti musicali, infatti, risultano professionalmente connessi a società di comunicazione, gruppi radiofonici e televisioni.
Tra le possibili novità figura, inoltre, la volontà di ridurre il numero degli artisti in gara, che passerebbe dagli attuali circa 30 a una quota più contenuta, intorno ai 24, rendendo la competizione più snella.
“L’idea è quella di restringere il numero per dare respiro alle esibizioni e al racconto del Festival, soprattutto per focalizzarci di più sugli artisti” – ribadisce De Martino.
In attesa di ulteriori conferme ufficiali, il quadro che si delinea lascia aperti diversi interrogativi: cosa ne sarà della serata Eurovision? Quale sarà il reale assetto della giuria? E soprattutto, che forma assumerà il Sanremo 2027 sotto la direzione artistica di Stefano De Martino, tra possibili rivoluzioni e scelte ancora tutte da definire?