Fonte foto della copertina (e dell'immagine di testa, dettaglio): scansione originale dell'autore dell'articolo.  ©2002 Paolo Villaggio - Mondadori

“Un pezzo di m…”

Vita, morte e miracoli di un pezzo di merda è l’autobiografia di Paolo Villaggio. Narrativamente parlando, un capolavoro. Noi tutti abbiamo un’idea molto precisa della narrativa di Villaggio, ma egli va ben oltre i diti intrecciati e la lingua felpata. “Ahhh, anche poeta…ptùh!”, avrebbe sottolineato la signorina Silvani.

E sì, è proprio così.

Ptuh!

“Sono le tre del mattino nella mia casa bianca sul mare, alle Bocche di Bonifacio, in Corsica. è una magnifica notte senza luna.”

Così inizia l’autobiografia dell’autocelebratosi pezzo di merda che in un momento di eccessiva follia arriva addirittura a predire la data della propria morte. Senza sbagliare di molto, peraltro: appena 15 anni.

La cosa buffa è che Villaggio prevedeva la propria fine entro la fine dell’anno. Nel libro successivo avrebbe spiegato che si era trattato di un malinteso. Cose normali per chi era abituato a bluffare anche sulla propria data di nascita.

Oltre Fantozzi

Il libro racconta di Paolo dal punto di vista di Paolo. Quindi c’è Fantozzi, perché Fantozzi è parte di sé (ma non scritto per sé), ma c’è anche molto altro. Lati di un carattere scontroso, critico e cinico, ma buono: l’amore sconfinato per la moglie ed i figli. Il rapporto con gli amici (Tognazzi, De André, Gassman, Pozzetto), la voglia di scherzare sopra le righe sempre e comunque.

E sincero: l’autore non ha nessuna pietà per nessuno, indubbiamente troppo colto e intelligente per nascondere i suoi difetti, che iniziavano da un giro vita di quasi due metri e una lingua tagliente come poche.

La ricerca della felicità

E un romanticismo incredibile, inaspettato, fanciullesco. E incredibilmente introspettivo. Sono sempre stato ossessionato dall’idea di capire se un momento che sto vivendo è un momento felice, dirà l’autore nelle poche parole che nel libro decide di usare per raccontarsi. È infatti una autobiografia che racconta molto del modo di vedere la vita dell’autore: pochi dettagli, molti aneddoti.

Un uomo che aveva capito che la vita era fatta di momenti, non di tempo.

I libri

Hermes Magazine ha una nutrita sezione dedicata alla letteratura, scritta e disegnata. Villaggio, da divoratore di libri quale era l’avrebbe apprezzata sicuramente. Pochi ricordano infatti che l’artista nasce scrittore e solo successivamente si dedica a televisione e cinema. Dopo la mania giovanile per Hemingway (che sceglie di ricalcare nella bellissima copertina), si nutre di Borges, Bulgakov, Musil, Kafka, dimostrando di possedere un gusto di una raffinatezza inarrivabile. Avete presente l’oppressione presente in Fantozzi? Ora sapete da dove viene.

 

pezzo di merdaFonte foto: ©2002 Paolo Villaggio - Mondadori
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