Fonte immagine: fanpage.it

Era il 25 maggio del 2020, esattamente quando un anno fa, l’afroamericano George Floyd è morto a Minneapolis, a Minnesota, a causa della brutalità della polizia negli Stati Uniti, rivolta soprattutto, per l’appunto, ai cittadini afroamericani.

La vicenda fu coraggiosamente filmata da una ragazza afroamericana di 17 anni, Darnella Frazier, ed è proprio a lei che dobbiamo il risvegliarsi della coscienza di tutto il mondo per quanto riguarda il problema del razzismo negli Stati Uniti. Nello specifico, il filmato mostra un poliziotto, Derek Chauvin, trattenere il ginocchio sul collo di George Floyd per quasi dieci minuti, mentre quest’ultimo diceva continuamente “I can’t breathe”, “Non riesco a respirare”, frase che è poi diventata il motto delle manifestazioni che sono seguite a questa vicenda. Sempre nel filmato, è presente un altro poliziotto, Tou Thao, osservare la scena senza intervenire. Fra l’altro, quest’ultimo nel 2017 era stato imputato per abuso di potere. Dopo quasi dieci minuti, arrivarono i paramedici, chiamati solo quando Floyd era già incoscente, e lo portarono in ospedale, dove venne dichiarato morto.

Il tutto perché c’era il sospetto che George Floyd avesse pagato con una banconota falsa un pacco di sigarette.

Il giorno dopo, gli Stati Uniti hanno iniziato una vera e propria rivoluzione: numerosissime città, soprattutto la stessa Minneapolis, hanno visto migliaia di manifestanti scendere per le strade per protestare contro un problema di lunga data nel loro Paese, ovvero il razzismo dilagante soprattutto nelle forze dell’ordine, che sfocia spesso in brutalità e abuso di potere. I dati estrapolati da Mapping Police Violence sono infatti lampanti: la possibilità di essere uccisi dalle forze dell’ordine degli Stati Uniti sono superiori di tre volte se sei un cittadino afroamericano. Si tratta quindi di un problema vecchio, già noto, ma si può dire che la morte di George Floyd sia stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Il movimento Black Lives Matter dall’anno scorso è stato più attivo che mai e le proteste si sono allargate a tutto il mondo, per dire no al razzismo e alla brutalità della polizia. È nata quindi una consapevolezza mondiale più profonda riguardo questi temi.

Ma concretamente, cosa è cambiato? È stata fatta giustizia?

Il 20 aprile di quest’anno Derek Chauvin è stato ritenuto colpevole di tre capi di accusa, compreso il più grave, ovvero omicidio colposo pretereintenzionale. Il 16 giugno sia lui che Tou Thao avranno la sentenza definitiva e Chauvin rischia fino a 40 anni di carcere. Per il resto, il nuovo Presidente Biden ha promesso grandi cambiamenti per quanto riguarda i dipartimenti di polizia, con una maggiore attenzione all’uso della forza. Al momento, però, la situazione sembra non essere cambiata molto, visto che proprio nella stessa Minneapolis una poliziotta ha ucciso un ragazzo afroamericano, dichiarando che avrebbe voluto usare il taser ma ha preso la pistola per sbaglio.

C’è però da chiedersi, se quella ragazza non avesse filmato la scena della morte di Floyd per poi diffonderla su internet, quanto altro avrebbero dovuto aspettare i cittadini afroamericani affinché la loro situazione fosse così conosciuta dal mondo intero?

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