Il fascino della natura nelle sue espressioni e coloriture dissimili nel corso delle stagioni, hanno stupito ed entusiasmato tutta la ricerca della corrente Impressionista durante la seconda metà del diciannovesimo secolo.
Rendersi partecipi degli eventi naturali e dell’infinita varietà di sfumature e luminosità e i notevoli cambiamenti che il passare del tempo producono nel paesaggio, erano per i pittori “en plein air” fonte di meraviglia e nuovi soggetti dei quali rendere partecipe il pubblico abituato alle riproduzioni, di solito realizzati negli studi, di grandi avvenimenti storici, ritratti in posa o ricostruzioni mitologiche.
Con l’avvento del nuovo secolo e la diversa concezione artistica nel Liberty prima e nell’ Art Decò successivamente, la natura viene idealizzata e stilizzata in funzione non più della sua rappresentazione ma come elemento decorativo e accessorio dell’immagine e dell’oggettistica. Alcuni artisti traspongono graficamente le stagioni in elementi umani femminili, come il giapponese Airaki Jippo (1872-1944) o come il più noto pittore e grafico Alphons Mucha (1860-1939).

Nell’arte moderna il tema è progressivamente andato perdendosi. Con il disgregamento della forma nell’espressione astratta e il volgersi verso la componente interiore della comunicazione artistica, l’elemento naturale ricompare ma disgiunto dalla sua progressione temporale. Spesso, come è per “L’albero rosso” (1909) di Piet Mondrian (1872-1944), i dipinti riecheggiano le emozioni e la spinta spirituale dell’artista.

In altre occasioni è la specifica atmosfera di una stagione a ispirare la creazione artistica, così come per la “Primavera” di Leonard Dudreville (1885-1975) o per il “Paesaggio invernale“ del 1906 di Edward Munch (1863-1944), ma anche per “Il messaggero d’autunno” (1922) di Paul Klee (1879-1940), o, più recentemente il “Campo di grano” (1980) di Oscar Piaggerella realizzato in “Dripping “.

Anche nel contesto della contemporaneità le stagioni, in quanto tali, hanno figurativamente solo sporadici esempi. Tornano però nell’arte immersiva, dove, tramite le nuove tecnologie digitali, il pubblico è immerso in ambienti interattivi che mutano luci e suoni, producendo installazioni capaci di simulare il cambiamento di atmosfere.

Dopo aver seguito studi artistici si interessa appassionatamente ad approfondire i meccanismi e l’evolversi della storia dell’arte contemporanea.
Proprio in qualità di critico d’arte e corrispondente, negli anni ’80 e ’90, ha firmato saggi e recensioni per alcuni dei maggiori periodici del settore, tra i quali: Terzoocchio delle edizioni Bora di Bologna, Flash Art di Milano Julier di Trieste ed il genovese ExArte .
Inoltre affiancherà attivamente come consulente la famosa galleria d’Arte avanguardistica Fluxia durante tutto il periodo della sua esistenza.
Ha partecipato all’organizzazione di numerosi eventi, tra i quali l’anniversario del centenario dell’Istituto d’Arte di Chiavari e la commemorazione del trentennale della morte del poeta Camillo Sbarbaro a S. Margherita L.
Nel 2010 pubblica il suo primo romanzo: “La strana faccenda di via Beatrice D’Este”, un giallo fantasioso e “intimista”.
Nel 2018 pubblica il fantasy storico “Tiwanaku La Leggenda” ispirato alla storia ed alle leggende delle Ande pre-incaiche.
Attualmente collabora con alcuni blog e riviste on-line come “Chili di libri, “Accademia della scrittura”,
“Emozioni imperfette”, “L’artefatto”,” Read il magazine” e “Hermes Magazine” occupandosi ancora di critica d’arte e di recensioni letterarie.