Sala piena il 31 marzo alla libreria Mondadori Bookshop di Giugliano in Campania. Non era scontato, le presentazioni letterarie in periferia spesso si chiudono con poche sedie occupate e un pubblico di addetti ai lavori. Quella sera, invece, la sala era al completo per Erica Cassano, giovane scrittrice e relativamente nuova nel panorama editoriale italiano, arrivata a Giugliano per presentare il suo secondo romanzo, Duramadre, pubblicato da Garzanti a marzo 2026. A moderare l’incontro è stata Maria Pia Sgariglia.

Il dato della partecipazione non è marginale: Giugliano in Campania è la terza città della Campania per popolazione, spesso liquidata come periferia dell’area metropolitana napoletana. Eppure ha dimostrato che la sete di cultura esiste anche dove non ci si aspetta di trovarla e che i confini geografici non definiscono i confini culturali.

Duramadre: la trama

Duramadre è ambientato in un piccolo paese della Calabria rurale degli anni Sessanta, durante il boom economico. Il paese non esiste, l’autrice lo ha inventato, ma non per astrarsi dalla realtà. Al contrario, la finzione geografica serve a costruire un luogo che possa contenere storie universali, riconoscibili da chi viene da qualsiasi angolo del Sud Italia. La protagonista è Celeste, professoressa napoletana quasi quarantenne, trasferitasi in questo borgo per seguire Tonio, l’uomo che ama. Il primo giorno di scuola nessun bambino si presenta in classe, le famiglie non si fidano di affidare i propri figli a una donna sola, che viene da fuori e non ha marito. Da quel momento in poi la donna dovrà guadagnarsi ogni centimetro di spazio.

Il titolo è una sineddoche che lavora su più livelli. Duramadre è, in medicina, la membrana più esterna che avvolge e protegge il cervello: qualcosa di duro per definizione, che tiene insieme ciò che altrimenti si sfascerebbe. Il titolo parla anche della maternità come condizione difficile, piena di contraddizioni, di aspettative sociali che schiacciano le donne. E parla della terra stessa, il Sud, la Calabria di pietra e silenzio, aspra come una madre che non cede.

libro Duramadre

La doppia voce temporale e il matriarcato apparente

Durante la serata, Erica Cassano ha parlato della struttura narrativa del romanzo con precisione. Duramadre si muove su due piani temporali, il presente degli anni Sessanta e i flashback sull’infanzia dei personaggi. Questo sdoppiamento non è un artificio stilistico, ma una necessità narrativa. I segreti che attraversano il romanzo non possono essere compresi senza tornare indietro, senza capire da dove vengono le persone prima di essere quello che sono adesso.

Un altro elemento su cui l’autrice si è soffermata è il cosiddetto matriarcato apparente. Il Sud, nell’immaginario collettivo, viene spesso descritto come una società in cui le donne hanno in realtà molto potere, esercitato attraverso canali informali. Il potere che certe figure femminili esercitano in Duramadre non è emancipazione, è adattamento, è il risultato di decenni di esclusione dai canali formali del potere, le donne imparano a muoversi nell’unico spazio che viene loro concesso. Non è la stessa cosa.

Altrettanto netta la posizione sul tema dei margini. Duramadre non è un romanzo sulla rassegnazione, chi abita la periferia, chi vive ai margini, non lo fa necessariamente perché ha scelto di stare lì o perché si è convinto che quello sia il suo posto. Molti resistono, cercano strade, costruiscono qualcosa. Erica Cassano parla di quella resistenza senza romanticizzarla, senza trasformarla in eroismo cinematografico, ma anche senza ridurla a sconfitta.

L’elemento biografico come materia prima

Sia in Duramadre che in La grande sete è presente un elemento autobiografico, non nel senso che le storie siano accadute a lei, ma nel senso che le radici emotive di quelle storie vengono da un’esperienza familiare. Il materiale di partenza è stato poi ordinato, lavorato, trasformato, fino a diventare una storia verosimile, che ha la consistenza e la coerenza della realtà pur essendo, in tutto o in parte, invenzione.

Proprio su La grande sete Erica Cassano è tornata più volte, uscito nel marzo 2025 e diventato rapidamente un caso editoriale. Il romanzo è liberamente ispirato alla storia della nonna dell’autrice, Anna, napoletana che aveva vissuto le Quattro Giornate di Napoli nel 1943. Da una scatola di fotografie e ritagli conservata in casa, l’autrice ha costruito un romanzo storico che mescola vicenda privata e affresco collettivo. 

Chi è Erica Cassano

Erica Cassano è nata nel 1998 a Maratea, in Basilicata, ed è cresciuta tra Tortora Marina e Praia a Mare, al confine tra Calabria e Campania. La madre è napoletana, il legame con il Sud è biografico prima ancora che letterario. Dopo il liceo classico si iscrive a Lettere Moderne alla Federico II di Napoli, poi trascorre un periodo alla Sorbona di Parigi grazie al Progetto Erasmus. Completa la magistrale in Filologia Moderna e frequenta il master in Scrittura e Storytelling alla Scuola Holden di Torino.

Nel giugno 2024 presenta il manoscritto di La grande sete all’evento Open Doors, dove i diplomandi hanno cinque minuti per presentare il loro lavoro a editor e agenti. Il giorno dopo riceve contatti da tutte le agenzie e sceglie The Italian Literary Agency. Garzanti le propone il contratto in estate e a novembre il libro viene presentato alla Fiera di Francoforte, prima ancora di uscire. 

Oggi vive a Genova, ma il Sud resta il territorio narrativo in cui si muove con più sicurezza, non per nostalgia o per necessità di un’identità di ritorno, ma perché è il materiale che conosce dall’interno, quello che le permette di raccontare senza dover costruire una distanza di sicurezza tra sé e la storia.

La presentazione di Duramadre alla libreria Mondadori Bookshop di Giugliano in Campania ha confermato qualcosa che La grande sete aveva già suggerito: Erica Cassano sa parlare al Sud senza adottare né il tono del rimpianto né quello della denuncia. I suoi romanzi raccontano persone in situazioni difficili che cercano di uscirne, o almeno di non soccombere, con i mezzi che hanno a disposizione.

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