Fino al 23 settembre nella Sala delle Cariatidi di Palazzo Reale a Milano è visitabile l’esposizione dell’artista tedesco Anselm Kiefer intitolata: “Le Alchimiste”.

Cieca quaranta ampie tele dette “teleri” (tele di grandi dimensioni montate su telai di legno) vogliono celebrare quell’universo femminile quasi dimenticato dalla storia ufficiale, che ha saputo occuparsi del sapere scientifico, riservato,  in un non lontanissimo passato, alla sola sfera maschile.

Donne che hanno creduto in loro stesse e nelle loro capacità, come, per citarne solo alcune. Maria la Giudea, filosofa e alchimista del III secolo; o Isabella Cortese, medica e scrittrice del XVI secolo, alla quale è stato anche dedicato un cratere sul pianeta Venere; o ancora: Caterina Sforza (1463-1509), politica e alchimista, signora di Imola e contesa di Forlì; Rebecca Vaughan, morta giovanissima nel 1658, che contribuì con il marito Thomas alla scoperta di alcuni distillati come l’acquavite.

Anselm Kiefer

                     fonte foto: Ela Bialkoska

L’autore

Artista molto discusso in patria per le sue idee e per le sue prime opere nelle quali “creò una sua revisione personale del periodo hitleriano” (Andrea Bonavoglia), è stato invece apprezzato all’estero, negli USA in particolare, per il suo stile materico che unisce varie tecniche  come la xilografia,il disegno, la pittura sempre su superfici di grandi dimensioni. Nel 1980 la Biennale di Venezia gli dedica una mostra personale e in seguito partecipa a molte manifestazioni di livello internazionale. Nel Pirelli Hangar Bicocca sempre a Milano  è presente una sua interessante installazione permanente a titolo:” I sette palazzi celesti

Anselm ùKiefer
 Fonte foto: Ela Bialkoska

Lo stile

Materiali diversi: colori a olio, fondi oro, piombo, combustione e ossidazione, sedimenti e processi chimici per dare vita a tele alte anche sei metri e che appunto richiamano i processi alchemici, del resto tanto cari all’autore. Il risultato è molto scenografico, viste anche le dimensioni dei lavori ( a grandezze più modeste forse non avrebbero lo stesso impatto) , che rievocano echi del romanticismo tedesco, del Simbolismo e anche, a mio avviso, tracce di una rivisitazione dell’Espressionismo.

La mostra

Curata da Gabriella Belli, l’esposizione si fonde nella visione d’insieme della sala, detta appunto “delle Cariatidi” per le statue in essa contenute, in parte rovinate e lasciate tali, dai bombardamenti subiti nell’ultima guerra. La mostra si colloca nel contesto delle manifestazioni in occasione dei giochi olimpici Milano-Cortina.

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